«Con Bmw ho portato sulle piste tantissimi disabili E tra loro c’è qualcuno che punta alla Paralimpiade»A Monfol, 1.666 metri di altitudine, il cielo è spazzato da un vento gelato, la neve è già caduta e a fatica si cammina sulla stradina che divide il piccolo borgo fatto di baite e case in pietra. Monfol in dialetto locale significa «il mio matto». E matti sono i ragazzi che lavorano cento metri appena sotto, a Sauze d’Oulx nel team del progetto SciAbile. «Dici di noi? Beh, dieci anni fa lo eravamo sicuramente, ora invece siamo l’avanguardia». Claudia Gambarino si presenta in «abiti civili» mentre mostra le montagne su cui è cresciuta: il comprensorio sciistico piemontese della via Lattea («il più bello che esista»), circondato dalle cime dei monti Triplex, Bourget e Genevris, da una vista chiamata il «balcone delle Alpi».

 

Claudia è psicologa ma anche, e prima di tutto, maestra di sci da 23 anni. Le due grandi passioni della sua vita si sono incrociate 10 anni fa quando nella scuola in cui insegnava ai turisti a sciare è partito il progetto SciAbile che aiuta i ragazzi con ogni tipo di disabilità ad affrontare lo sport alpino. Un’avventura nata dalla collaborazione con Bmw Italia che, una volta messo il budget iniziale, garantisce ancora oggi, dopo 10 anni, le prime 4 lezioni gratuite oltre che tutta la costosissima attrezzatura necessaria.

 

Una vita dedicata alla velocità (sulle piste), all’ascolto (dei pazienti) e al raggiungimento di piccole e grandi sfide quotidiane. Claudia è come la montagna, dove il tempo cambia in fretta e non ti accorgi che la foschia arriva e la neve inizia a venir giù. Lei in un attimo è in luoghi diversi: insegna in università a Torino, dove ha anche il suo studio di psicoterapeuta, ma in un attimo prende l’auto (in questa occasione una Bmw X1) e sale a Salice per le lezioni di sci e le riunioni settimanali con i colleghi di squadra per imparare a gestire i ragazzi che fanno ormai la fila al corso.

 

Mentre racconta tutto questo abbandona piumino e pantaloni per indossare la tuta d’ordinanza, gli scarponi e imbraccia un paio di sci. «Non facciamo altro che tirare fuori la parte inespressa di persone con disabilità, si pensa sempre prima al disabile e poi all’atleta – racconta Claudia -. Fortunatamente alcuni personaggi coraggiosi come Alex Zanardi e Pistorius hanno aiutato a rompere lo stereotipo e il pregiudizio che vede la persona disabile come debole e incapace di fare qualsiasi cosa». Oltre 7.000 ore di lezione, 130 allievi, dai 5 ai 65 anni, ogni anno da tutta Italia, ma anche dalla Francia e dall’Inghilterra vogliono provare l’ebbrezza dello sci. «Una cosa impensabile per molti: insegniamo a persone con diversi tipi di disabilità motoria, intellettuale-relazionale e sensoriale». Per ognuno di loro c’è un attrezzo differente. Mono-sci, bi-sci, stabilizzatori, slitte speciali o ferma punte, megafono per non vedenti. «L’attrezzatura è fondamentale ma la nota dolente è che i prezzi non sono accessibili a tutti, si va dai 4.000 euro in su».

 

La cosa che non fa paura ai ragazzi del corso «speciale» è la velocità. Più vai veloce e più il sogno di «riuscirci» si avvera e ogni sforzo, alla fine della discesa, è ripagato da grandi sorrisi, perché chi avrebbe mai pensato di fare qualcosa del genere, accanto ad amici e compagni di classe. La velocità dà anche la forza per «acquisire maggior consapevolezza e coraggio, e poi c’è la prestanza fisica che nei disabili è importante».

 

Nelle montagne di fronte al confine italiano si intravede la Francia e il tempo inizia a cambiare, la temperatura si abbassa e il cielo azzurro viene nascosto da una foschia mista a nevischio. Dalle piste di sci ci spostiamo verso la scuola Sauze d’Oulx Project, la vera sede di questo piccolo (ma nemmeno troppo) miracolo. Le attrezzature per lo sci dei disabili sono ingombranti, grossi gusci montati su lamine che si muovono come saette. La Bmw X1 ha le giuste dimensioni: «Se non avessi spazio a sufficienza non potrei muovermi: nella mia vita la tecnologia ha una importanza vitale, sia nei mezzi di trasporto, che devono essere manovrabili e affidabili anche sulla neve, sia nei miei strumenti di lavoro con i ragazzi disabili».

 

I maestri, a differenza dei ragazzi, non giocano con la velocità («che a volte fa paura») ma sulla fiducia. E la montagna educa anche a questo: lo spazio è grande, i cambiamenti sono improvvisi e bisogna adattarsi a tutto, «per questo lo sci per i disabili, rispetto ad altri sport, ha un valore aggiunto».

 

La vita di Claudia gira intorno alle sue cime, «sulle piste non sono psicologa», ma una sensibilità attenta è necessaria e soprattutto la voglia «di superare sempre nuove sfide». Conosce a memoria le discese del comprensorio, scivola giù a valle da quando il padre a 4 anni le ha messo gli scarponi ai piedi. Poi le gare, la carriera da insegnante di sci e la psicologia. «Mi sento completa, la cattedra in università è un’altra gratificazione, ma mi danno tutto i ragazzi che incontro a Salice».

 

E visto che si parla di sfide ecco l’ultima, l’ambizione più grande: obiettivo Paralimpiade. «Da quest’anno cominciamo un corso agonistico, qualche ragazzo ha davvero delle possibilità, ma… un passo alla volta».

Ilaria Morani

Fonte: motori.corriere.it