Trentunenne del Tonale, grande talento per gli sci e un’incoscienza innata con cui si precipita giù da pendii ripidissimi senza vedere quasi nulla, ha un’ambizione per nulla celata. I prossimi Giochi Invernali potrebbero avere un nuovo protagonista, che negli slalom del debutto internazionale ha vinto tre ori, un argento e un bronzo, facendo saltare tutti i programmi degli avversari

 

ROMA – Da un occhio vede sfocato, dall’altro poco o niente. Tutta colpa di un aneurisma che a 25 anni, improvvisamente, gli ha stravolto la vita e quasi azzerato la vista. “Ma non mi arrendo, spero con tutto me stesso nella ricerca sulle cellule staminali”, dice da vero combattente, quale si è dimostrato pochi giorni fa in Olanda, dove è avvenuto il suo battesimo internazionale ed ha calcato i podi di sci alpino nella categoria paralimpica degli ipo-vedenti. “Ma già prima sciavo. Sono nato al Tonale, un posto dove è normale mettersi sugli sci a 4 anni e non toglierli più”, racconta Alessandro Daldoss, oggi 31enne, un ammasso di energia e muscoli che ha fatto parlare di sé alle ultime gare IPCAS di alpino, a Landgraaf (NED) e a Pitzal (AUT). In Olanda, si è portato a casa un oro ed un bronzo nello slalom, che – giura-, non sono specialità proprio nelle corde.

 

“Io sono uno scavezzacollo, mi piacciono le discipline veloci, più che quelle tecniche. Se devo dirla, preferisco il super G – dice Alessandro-, dove le porte sono più lontane e posso gestirle meglio visivamente e nel movimento, mentre con lo slalom sono più svantaggiato”. E infatti a Pitzal, subito dopo, ha avuto due super G dove esibirsi, con il risultato di un argento e un oro, sommati ad un oro nello slalom gigante. Letteralmente da lasciare senza fiato, e scompaginare tutti i programmi dei colleghi con disabilità visiva. In barba ai postumi dell’aneurisma, Alessandro ha voluto sfidarsi quasi subito. Non ha fatto passare molto tempo, prima di riprendere in spalla sci e racchette. “Subito dopo l’incidente, ho provato a tornare in pista con mio padre. Non è andata affatto male, sentivo sicurezza nelle gambe. Lui, è un buon sciatore. Era il 2007, e due anni dopo ho incontrato sulla neve un amico di vecchissima data, con il quale ho fatto asilo e scuole elementari. All’epoca, era allenatore della nazionale paralimpica di sci alpino. E mi ha consigliato di provare”.

A differenza di prima, ora Alessandro deve scendere seguendo un atleta guida, che gli apra la pista e gli dia sicurezza. “A dire il vero, è stato difficilissimo trovare una guida -racconta-. Non credevo così tanto, trovandomi in Trentino. Insomma, ho chiamato mezzo mondo, alla fine sciando con mio padre ho conosciuto un maestro di sci di Pontedilegno il cui figlio, anche lui istruttore, sarebbe stato entusiasta di farmi da guida”.

 

Così è venuto fuori Davide Riva, il giovanissimo compagno di scorribande di Alessandro e compagno sul podio della fortunata esperienza olandese. “La fortuna è stata trovarsi subito caratterialmente, con il vantaggio che papà si è messo un po’ a riposo”. Tornando alla discesa del debutto internazionale, Alessandro racconta: “Nello slalom ho impiegato 1:27.36, ma non posso fare paragoni con i tempi segnati in allenamento, cambia tutto in gara: tempo, pista, neve. Nella prima manche della gara, ero terzo, a pochi centesimi dal secondo, ma a molto dal primo. Poi, alla seconda discesa, sono usciti tutti e due, io sono stato bravo ad arrivare fino in fondo anche la seconda volta, così ho vinto” .

 

Semplice e disarmante, Alessandro, che già si prefigge obiettivi proibitivi per qualunque atleta pur di esperienza, ma a maggior ragione per un novello delle competizioni sulle nevi che non vede un granché. “La Coppa Europa? Se non sbaglio, già a Landgraaf ho accumulato punti sufficienti per entrare in Coppa del Mondo”. Ma il sogno è un altro, ed a breve scadenza: “E’ il primo pensiero fatto appena ho deciso di rimettere gli sci: sì, sono le Paralimpiadi Invernali. Spero anche stavolta, come è successo per fortuna in gara, di arrivare fino in fondo”.

Fonte: superabile.it