Disabilità sensoriali

Ipovedente minacciata sul bus perchè sale con il cane-guida

TORINO. «Fai scendere subito quel cane o lo butto giù dal bus». Loretta Rossi non credeva alle sue orecchie: un uomo – stando al suo racconto – non accettava che sul bus salisse anche Quicky, il suo cane-guida per ciechi che da due anni la accompagna dovunque.

Ne è nato un diverbio e sono dovuti intervenire i carabinieri, l’altro giorno, sulla linea Giaveno-Torino, all’altezza di Rivalta, per riportare la calma. Il bus è rimasto fermo circa 40 minuti, prima di ripartire scortato dai carabinieri. Nessuno ha sporto querela, ma chiamato dalla donna è intervenuto anche il «disability manager» di Gtt, che ha parlato con gli uomini dell’Arma e con l’autista. Il quale, di fronte a quanto stava accadendo, ha fatto quello che Gtt consiglia nei casi di problemi a bordo: fermare il bus e chiamare le forze dell’ordine. L’uomo le avrebbe detto: «Stai attenta perché ho il sangue rosso arabo».

«Per la cultura musulmana i cani sono impuri», dice la donna. Ma ai carabinieri di Orbassano l’uomo si è giustificato senza tirare in ballo la religione, sostenendo invece che il cane leccava il viso della figlia e la infastidiva.

– Ora ho paura a prendere il bus, anche perché i mezzi extraurbani sono stretti e il cane necessariamente viene in contatto con altre persone», racconta tra le lacrime Rossi. Pensionata, fino al 2000 gestiva un bar a Torino in via Nizza, prima del peggioramento della malattia che l’ha colpita alla vista dalla nascita. È delegata di Orbassano dell’Apri onlus, associazione pro-retinopatici e ipovedenti.

Il trauma dopo l’accaduto è ancora forte, nonostante sia la prima volta che le accade una cosa del genere con il cane, un flat coated retriever. «Con Quicky sono andata dappertutto, sul treno e in aereo, mai avuto problemi». Secondo la signora, gli altri passeggeri non sarebbero stati solidali, se non dopo che l’uomo è sceso. Anzi, qualcuno si sarebbe spazientito durante l’attesa dei carabinieri. «Protestavano perché il pullman era fermo – dice – ma all’inizio nessuno ha alzato la voce per difendermi».

Sempre secondo la signora, in un primo momento l’autista avrebbe dato l’indicazione ai carabinieri di far scendere sia lei che l’uomo, per proseguire la corsa. «Ci hanno separati, io all’inizio del mezzo, lui in fondo. Ma così quelli che entravano erano costretti a scavalcare il cane per passare». A Gtt questo particolare non risulta: «In ogni caso grazie all’intervento del nostro disability manager, tutto si è risolto». Quest’ultimo, Guido Bordone, spiega: «È la prima volta che ci viene segnalato un caso di intolleranza di questo genere. La legge parla chiaro: i cani guida possono stare a bordo. Sui bus è spiegato nei volantini che riportano il regolamento di trasporto, abbiamo fornito un vademecum sulla disabilità ai conducenti e fatto campagne informative».

Marco Bongi, dell’Apri di Torino, segnala che «l’intolleranza verso i cani guida è un fenomeno, sia pur limitato, però che esiste. Episodi del genere ci preoccupano, spingono i ciechi a stare chiusi in casa».

Fonte: lastampa.it

  • lunedì, 11 Marzo 2019