Sentenza storica del Consiglio di Stato, che conferma le due precedenti sentenze del Tar di Catanzaro, chiamando il Miur ad assegnare un docente specializzato a una studentessa cieca. 

Rigettato il ricorso in appello del ministero, che denunciava l’impossibilità di reperire docenti che conoscano il Braille.

L’insegnante di sostegno deve essere in grado di comunicare con l’alunno: per affermare questo principio è dovuto intervenire addirittura il Consiglio di Stato, a contraddire il ministero dell’Istruzione, che provava ad affermare il contrario. Sembra un paradosso, ma è la realtà messa in luce dalla vicenda di un’alunna cieca, che oggi frequenta un istituto superiore a Vibo Valentia, ma da oltre 10 anni si vede assegnare insegnanti di sostegno che non conoscono il Braille. Ricorsi al Tar, appello del Miur e ora la sentenza “storica” del Consiglio di Stato, che riconosce definitivamente questo diritto.

La storia. Il “lieto fine” arriva dopo anni di mancanze e di battaglie della famiglia, intraprese fin da quando la figlia frequentava la prima media, quando dovette intervenire il Tar per obbligare la Regione a trascrivere i libri di testo in Braille. Sempre il Tar stabilì, con due sentenze nel 2014, l’assegnazione di un docente di sostegno esperto in Braille, che però non era mai arrivato: al suo posto, sempre insegnanti “polivalenti”, che non sono tenuti ad avere questa competenza. “Mia figlia ama la matematica, le lingue e la letteratura – raccontava nel 2015 il padre -. Nonostante le difficoltà che deve affrontare ogni giorno per sopperire alla cecità, il suo rendimento scolastico è eccellente, anche se non le sono mai stati fatti sconti. Ma questa situazione non può più andare avanti. Mia figlia – ha aggiunto il genitore – ha bisogno dell’aiuto di un insegnante di sostegno che conosca il Braille. Ne ha pieno diritto e a sancirlo è la legge”. Raccontava all’Agi la mamma, alla fine dello scorso anno scolastico: “Mia figlia si sente umiliata e presa in giro, lei va a scuola con un entusiasmo incredibile, le piace studiare e imparare. Non ha bisogno di una baby-sitter ma di un supporto specifico a livello didattico. Un’insegnante che non ha le competenze non solo non è utile ma è di impedimento per tutta la classe e mi stupisco che la accettino gli altri docenti, che sanno benissimo di che cosa avrebbe bisogno mia figlia. Chiedo solo che venga applicata la legge”.

La sentenza del Consiglio di Stato. Ora, dopo il ricorso in appello del ministero dell’Istruzione, arriva la sentenza del Consiglio di Stato, a porre definitivamente fine alla questione, stabilendo che “il docente di sostegno deve possedere le conoscenze specifiche che consentano l’efficace ed ottimale espletamento della sua funzione, proprio con riferimento all’handicap di fronte al quale egli si trova ad operare. Dovendosi costantemente relazionare con l’alunno, risulta evidente – per il Consiglio di Stato – che lo stesso insegnante deve avere conoscenza dei mezzi espressivi di cui questi si serve a cagione della sua disabilità”.

Il commento di Uici. Plaude alla sentenza Luisa Bartolucci, della direzione centrale di Uici, per la quale dirige l’emittente online “Slash radio web” e coordina la Commissione nazionale pari opportunità. “Finalmente siamo di fronte a un pronunciamento che riconosce l’importanza del Braille che, lo voglio ricordare, è un metodo di scrittura e lettura, non lingua né un linguaggio! – precisa – Soprattutto gli alunni delle scuole elementari devono poter avere un docente di sostegno che conosca e sappia insegnare loro questo metodo di lettura e scrittura, che resta fondamentale, sebbene oggi ci si serva massivamente delle nuove tecnologie – continua – Il Braille viene utilizzato anche da chi adopera i pc, mediante il display Braille, che riproduce riga per riga quanto appare sullo schermo. Il Braille è fondamentale per apprendere nel modo corretto la grafia delle parole, sia italiane che straniere – aggiunge – E ha la sua importanza anche per lo studio della matematica, della chimica, del Greco e del Latino. Il Braille è il solo strumento che ci consente di leggere un libro in modo diretto – conclude – dettando pause, prosodia, insomma facendolo nostro”.

Fonte: redattoresociale.it