L’ungherese István Zsabór, ceco dalla nascita, è il testimonial di questo mese della campagna #Equalgame della UEFA e dimostra che le disabilità non sono un ostacolo al calcio.

“Ho dovuto affrontare tante sfide: non perché dovevo, ma perché volevo”. Questa frase riassume perfettamente la vita di István Zsabór, 36 anni. Nonostante la cecità dalla nascita, questo ragazzo ungherese ha già raggiunto diversi traguardi, rifiutando addirittura di nuotare alle Paralimpiadi per abbracciare il suo primo amore, il calcio (o il calcio per non vedenti per essere più precisi).

“Che sia calcio per diversamente abili, calcio femminile o altro, il calcio evoca le stesse esperienze dappertutto – commenta István -. Chi gioca o lo guarda può vivere le stesse esperienze, a prescindere dal suo grado di abilità o dal background”.

Impegnandosi a dimostrare che questo sport è per tutti, István è il testimonial perfetto per la nuova iniziativa RESPECT della UEFA, #EqualGame, che promuove l’inclusione, la diversità e l’accessibilità nel calcio.

István è stato introdotto al calcio per non vedenti nel 2011, anche se si limitava a giocare per mancanza di interesse. Poi, però, ha deciso di creare la sua squadra, il Lass Budapest. È l’unica di calcio per non vedenti in Ungheria, anche se ultimamente ne sta nascendo un’altra. Per questo, István e i suoi compagni affrontano spesso squadre della Repubblica Ceca e della Polonia.

“Il calcio ti dà una libertà che ti permette di non portare il bastone bianco né di chiedere aiuto – spiega István -. Contano solo le tue prestazioni”.

Il calcio per non vedenti utilizza le stesse regole del futsal, con quattro giocatori di movimento e un portiere. I quattro giocatori sono completamente ciechi e, affinché il gioco sia paritario per tutti, bendati, mentre il portiere è vedente.

“Quando gioco, la mente si libera e non penso a nient’altro – prosegue István -. Esiste solo il calcio e provo una sensazione di felicità e gioia”.

Lo sport ha sempre fatto parte della vita di István, che da ragazzo è stato un ottimo nuotatore e ha partecipato ai campionati europei e mondiali. Tuttavia, nel 2000 non ha voluto partecipare alle Paralimpiadi di Sydney per concentrarsi sugli studi.

“Fare esercizio è fondamentale per la salute, anche se sei cieco. Devi solo trovare lo sport che ti piace, che ti facccia venire voglia di muoverti e che ti renda felice – commenta István -. Io ho trovato il calcio per non vedenti e sapevo che mi avrebbe dato qualcosa in più, perché altrimenti non avrei mai corso”.

Ogni mese, la UEFA incontra un giocatore a livello di base in una delle 55 federazioni affiliate per dimostrare che la disabilità, la religione, il sesso e l’etnia non sono barriere.

#EqualGame, campagna digitale e sui social media che coinvolge campioni di fama mondiale, giocatori a livello base e tifosi, illustra al pubblico tutti i modi in cui giocare e divertirsi, come il calcio camminato per giocatori più anziani, il calcio femminile e il calcio per persone con disabilità fisiche.

Fonte: uefa.com