Da udenti è molto difficile immedesimarsi nell’esperienza di sordità, completa o parziale.  Diamo per scontato che tutto ciò che possiamo udire sia percepibile anche agli altri, e facciamo fatica a immaginare il silenzio assoluto in cui vivono le persone completamente sorde, o le interferenze causate da pochi rumori di sottofondo per coloro che soffrono una sordità parziale.

Basta un parlante in più o il gorgogliare di un torrente per rendere l’ascolto estremamente difficile. Al mondo, circa il 5% della popolazione soffre di problemi di sordità, oltre 360 milioni di persone. La maggior parte diventa sorda per il progredire dell’età.

Altre persone sviluppano la so rdità alla nascita o nei primi anni di vita. La sordità in età adulta o senile (sordità tardiva) comporta maggiori sforzi cognitivi e può essere alla base di un progressivo allontanarsi dalle relazioni sociali. La sordità dalla nascita o nei primi anni di vita (sordità precoce) può essere di ostacolo allo sviluppo del linguaggio, mettendo a rischio altre capacità della mente, ad esempio le capacità di lettura e scrittura.

Per le persone sorde ci sono oggi opportunità di recupero dell’esperienza uditiva senza precedenti. Non solo le tradizionali protesi acustiche, notevolmente migliorate, ma anche dispositivi biomedici detti impianti cocleari. Le protesi acustiche funzionano come un amplificatore dei suoni che l’orecchio riesce ancora a udire.

Gli impianti cocleari catturano invece i suoni dall’ambiente e li trasformano in impulsi elettrici per cervello, senza alcun contributo dell’orecchio naturale. Per questa ragione gli impianti cocleari possono restituire un’ esperienza acustica parziale anche a coloro che non hanno più un orecchio naturale funzionante. Queste innovazioni della tecnologia biomedica, per quanto raffinate e sorprendenti, non trasformano però la persona sorda in udente.

Gli impianti cocleari e le protesi acustiche sono un mezzo per aiutare lo sviluppo o il mantenimento delle abilità delle mente che permettono la piena interazione con l’ambiente e il mondo lavorativo e sociale. Un mezzo, non la soluzione alle difficoltà legate alla sordità.

La soluzione deve realizzarsi attraverso strumenti riabilitativi, educativi e sociali che promuovano la crescita della persona e lo sviluppo del più raffinato sistema di interfaccia col mondo in possesso di ognuno di noi: la mente umana. Per questo la ricerca sulla sordità, le protesi e gli impianti sta beneficiando da decenni del contributo delle neuroscienze cognitive. Le ricerche del Centro Interdipartimentale Mente/Cervello (CIMeC) dell’Università di Trento stanno contribu endo ad approfondire la comprensione dei processi cerebrali e mentali legati all’esperienza di sordità completa o parziale.

Queste nuove ricerche possono aiutare a definire come l’impianto cocleare possa favorire l’apprendimento del linguaggio orale e scritto. Inoltre, stanno aiutando a comprendere le interazioni possibili fra le lingue parlate e le lingue dei segni. Queste ricerche possono aiutare a superare le contrapposizioni tradizionali, spesso sterili, fra approcci educativi centrati sul solo apprendimento della lingua orale e approcci eccessivamente sbilanciati verso la lingua dei segni. L’obiettivo è promuovere conoscenza e formazione, affinché i dati delle ricerche possano essere utili alle persone sorde e a chi si occupa di sordità.

Fonte: Alto Adige