Disabilità sensoriali

Dall’arte ai PC, così «vedono» i ciechi: capire i disagi aiuta ad includere

In via Vivaio si racconta l’evoluzione nell’arco di un secolo delle tecnologie utilizzate dai non vedenti per emanciparsi. Dal Comune 400 mila euro all’Istituto.

7141592_ori_crop_master__0x0-593x443Fierezza, sfida, riscatto: «Per gli ipovedenti la vita inizia in salita. Ci vogliono costanza, passione e orgoglio per riuscire ad aggiungere ogni giorno un piccolo tassello di autonomia in più». Così Rodolfo Masto, commissario straordinario dell’Istituto dei ciechi, presenta la mostra «Facciamoci vedere: dall’intuizione all’inclusione» ospitata fino a domani nel palazzo di via Vivaio. È un viaggio lungo un secolo, spiega le tecnologie utilizzate dai ciechi per minimizzare i loro disagi. E parte dal sogno del fondatore dell’Unione italiana Uici Aurelio Nicolodi, che nel 1920 diceva: «Emancipiamo tutti i ciechi d’Italia». Così, pian piano, si è fatto e si continua a fare.

Diritto all’istruzione, al lavoro, alla socialità, all’orientamento e alla mobilità autonoma. Una serie di conquiste, sempre faticose e mai definitive: «Prendiamo il computer, certi nuovi elementi di grafica adesso rendono tutto più complicato per noi, eppure vogliamo essere all’altezza, puntiamo a vivere alla pari degli altri», spiega Masto. A quindici anni sognava di andare in bicicletta, a diciotto voleva a tutti i costi una Mini: «La guidavo di notte, nel sonno», racconta. Non è facile calarsi nei panni dell’altro ma la mostra, in questo senso, aiuta: «Capire fa parte dell’includere — rimarca Marco Barbuto, presidente nazionale dell’Unione nazionale italiana Uici, che si è fatta promotrice per il secondo anno (la prima edizione era stata a Chianciano Terme) —. I visitatori vengono guidati attraverso i risultati raggiunti, le battaglie attuali, le speranze per i prossimi anni». Sottolinea l’assessore comunale alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino: «Quello che rivendichiamo è il diritto al benessere, alla dignità e alla valorizzazione delle potenzialità di ognuno. L’autonomia è una conquista. Che va aiutata».

Le idee in campo sono molte. «Pensiamo ai percorsi museali. Per un non vedente, emozionarsi ammirando un’opera d’arte non è banale. Se non può usare gli occhi deve ricevere altri stimoli sensoriali, molto si può ancora fare», sprona Masto. Così i libri per la primissima infanzia: «Il materiale tiflodidattico, veicolo di integrazione per i bambini molto piccoli, utilizza il Braille ma ormai anche altre tecniche innovative». Sull’istruzione bisogna puntare. Dal 1978 fino ad un paio di anni fa la scuola degli studenti ciechi era finanziata con fondi provinciali, fino a 800 mila euro all’anno. La Città metropolitana di Milano non ha risorse sufficienti per rimpiazzarli. Proprio ieri il Comune ha annunciato altri 400 mila euro, oltre ai 447 mila già stanziati ad ottobre, per contribuire ad assicurare agli studenti con ogni tipo di disabilità il diritto allo studio. «Eppure, non basta».

Fonte: milano.corriere.it

  • giovedì, 15 Dicembre 2016