Milano  25 ottobre 2016- «Per mettere in scena questa piece ho studiato per un anno e mezzo il linguaggio dei segni». A parlare è Giorgio Lupano, protagonista di “Figli di un dio minore” che debutta domani al Parenti, tratto dalla piece teatrale a cui si ispirò il film omonimo con William Hurt. «Interpreto il suo stesso ruolo, quello del logopedista che cerca di insegnare a Sarah a parlare con la voce. Per farci capire dal pubblico udente, quando lei (interpretata da Rita Mazza, attrice sorda) parla coi segni, io traduco con le parole».Tra il pubblico ci sono molti non udenti?

«Loro preferiscono essere chiamati sordi, altrimenti noi dovremmo essere “non sordi”.È un’occasione unica per loro, che naturalmente non frequentano i teatri perché non capirebbero nulla. Invece qui apprezzano molto lo sforzo di usare la loro lingua madre su un palcoscenico ufficiale, per loro è una grossa conquista. Ma anche il pubblico udente è molto soddisfatto, prima di tutto perché si avvicina a un mondo che non conosceva, e poi perché magari scopre che il vicino di sedia è sordo, per esempio perché batte le mani in modo diverso. I sordi, per farlo, agitano le mani in aria vicino alle orecchie».

Lei ha detto che il linguaggio dei sordi è «affascinante». Perché?

«È completamente visuale, tridimensionale. Ti apre nuovi punti di vista. Noi per esempio diciamo “un uomo sopra il ponte”, ma, se dovessimo disegnarlo, prima disegneremmo il ponte e poi l’uomo. E i sordi fanno proprio così: prima fanno il segno del ponte e poi dell’uomo. Noi per esprimere un concetto possiamo usare 50 parole, a loro basta un segno che possono amplificare, ridurre, e quindi usare tante sfumature. La lingua italiana ha più di 200mila parole, i segni sono soltanto 4mila eppure possono esprimere qualsiasi concetto».

Come fa il pubblico dei sordi a seguire le scene in cui parlano attori udenti?

«Il regista proietta sui fondali delle immagini che li aiutano a capire il significato di ciò a cui stanno assistendo».

Quanti segni padroneggia?

«Io ho studiato le battute del copione, credo di conoscere circa 400 parole. La mia lingua è molto basica. Ma dopo la tournée dell’anno scorso, sono tornato a studiare perché quella dei segni è una lingua come le altre: se non la eserciti, la perdi.»

Fonte: ilgiorno.it