Disabilità sensoriali

Lo sciatore sordo piu’ forte del mondo

Ha ricevuto le congratulazioni del presidente del comitato paralimpico ma il suo sogno sarebbe stato quello di confrontarsi con i campioni normodotati.

scisordoÈ di Schio lo sciatore sordo più forte del mondo e la sua storia di sacrificio e passione riporta ai valori semplici, ma grandi, che lo sport incarna quando non viene distorto da elementi estranei alla sua essenza. Quell´essenza che anche in questi giorni viene avvilita da scandali piccoli e grandi. Giacomo Pierbon, 27 anni, ha recentemente conquistato tre medaglie d´oro e due d’argento in tutte le specialità dello sci alpino (slalom speciale, supercombinata, super-G, slalom gigante e discesa libera) alle Deaflympics, le olimpiadi per i non udenti,disputata in Russia.

Pierbon è salito per la prima volta sugli sci a due anni, cominciando a gareggiare a sei. Da allora non ha più smesso: una discesa dopo l´altra è arrivato a vincere i campionati europei e iridati e di lì fino al tetto del mondo. La sua disabilità lo ha escluso dal circuito professionistico. «Ho dovuto arrangiarmi. Ora il mio sogno -racconta – è quello di allenare un campione. Magari proprio un ragazzo con di sabilità».La sua impresa sugli Urali gli è valsa i complimenti di Luca Pancalli, presidente del Comitato paralimpico italiano e il plauso dell´assessore allo sport Aldo Mnarini che lo ha definito: «un esempio di dedizione». Per le sue medaglie d´oro il comitato paralimpico gli corrisponderà 3 mila euro l´una. In tutto meno di un decimo di quanto un suo coetaneo normodotato avrebbe guadagnato per un solo primo posto.«Quando mi hanno chiesto di partecipare alle olimpiadi ho detto no. Non potevo prepararmi: dovevo lavorare».

Pierbon fa il maestro di sci a Folgaria e allena a sua volta lo Sky team Altipiani. Alla fine però ha ceduto alle insistenze. Una fortuna, visto che è stato l´unico atleta della delegazione azzurra a vincere medaglie. E che grazie al suo full il nostro Paese si è classificato quarto.«Grazie a un accordo con i miei datori di lavoro, ho potuto prendermi del tempo libero in cui allenarmi». Da solo ha trovato uno sponsor per aiutarlo nell´acquisto del materiale. «A livello psicofisico è stato molto duro. Poco prima della partenza mi sono anche infortunato e i miei genitori hanno dovuto portarmi a Verona tutti i giorni per farmi fare le terapie».Cose impensabili per un olimpionico normodotato. La maggior parte degli azzurri, infatti, fa parte infatti di corpi sportivi statali (come Carabinieri o Fiamme gialle) dai quali ricevono stipendio e attrezzature.

«Io non sono potuto entrarci perché la legge impediva di ammettere disabili». Anche se i meriti sportivi non gli mancavano. «Nei campionati del 2008, per esempio, ero 28 assoluto: il primo dopo gli atleti dei corpi sportivi». E davanti a tanti normodotati.«Non mi è stato possibile gareggiare ad armi pari coi grandi campioni, ma posso fare molto come allenatore». Ha insegnato anche a un ragazzo paraplegico e a un sordo come lui. «Ora le regole sono cambiate e anche loro potrebbero entrare in un corpo sportivo. La più grande soddisfazione – conclude – sarebbe aiutare u n ragazzo o una ragazza ad andare ancora più forte di me».

Fonte: ilgiornaledivicenza.it

  • giovedì, 4 Giugno 2015