Disabilità sensoriali

Scherma: per chi non sente ci vuole polso

polsieraper  fioretto scherma sordiIdeato un dispositivo che, applicato sulla mano, rilascia segnali vibrotattili. Così, chi è sordo non deve fissare il tabellone segnapunti. Un progetto utile per avvicinarsi allo sport fin da piccoli. Ha la forma di una polsiera, ma è qualcosa di più: è come una stoccata che segna un ulteriore punto nell’integrazione dei disabili attraverso lo sport

Un dispositivo che permette a chi è sordo di praticare la scherma, traducendo in vibrazioni i messaggi dell’arbitro. Un progetto che nasce dalla collaborazione tra università e atleti. Lo studio, chiamato “Scherma senza barriere”, coinvolge, da una parte, l’ateneo di Padova, con un gruppo di lavoro delDipartimento di Ingegneria dell’Informazione, specializzato nell’applicazione dell’informatica al suono e alla musica, e coordinato da Federico Avanzini. Dall’altra, c’è il contributo di esperienza e consigli tecnici dell’associazione sportiva padovana Comini, da oltre un secolo fucina di successi nella scherma. Proprio la presenza, tra i suoi allievi, anche di studenti di un vicino istituto tecnico per sordi, la scuola Magarotto, ha stimolato lo sviluppo del progetto.

Prima una fase di analisi, con la raccolta di informazioni sulle esigenze degli schermidori, e il lavoro in palestra a contatto con i giovani atleti. Poi, la realizzazione del prototipo, via via più affinato. Attraverso un collegamento wireless, la polsiera si interfaccia con il tradizionale tabellone segnapunti sonoro usato nei combattimenti, e gestito dall’arbitro attraverso un telecomando. Indossato sul braccio che non tiene l’arma, grazie a diverse vibrazioni il dispositivo permette all’atleta sordo di recepire le indicazioni dell’arbitro come il “via” al combattimento, l’alt, e il punto segnato.

“Parte della ricerca si è concentrata sull’urgenza della percezione dei segnali tattici – rivela Stefano Delle Monache, sviluppatore della polsiera –  La stoccata prevede infatti un’urgenza massima, ma non invasiva. Lo stesso è per il segnale di inizio combattimento. Lo stop, invece, consente un’urgenza più moderata”.

In questa maniera, lo schermidore non si distrae osservando il tabellone. Situazione che capita invece di frequente soprattutto tra i principianti. La polsiera, d’altronde, è concepita per servire “finché lo schermidore acquista sicurezza – sottolinea Delle Monache – In questo modo, l’apprendimento dovrebbe essere più facile e rapido”.

“Per noi la sfida è stata lavorare in maniera complementare – commenta Federico Avanzini – Noi di solito usiamo il suono per compensare o migliorare la percezione in diverse applicazioni. Questa volta, invece, abbiamo dovuto sostituire il suono con qualcos’altro”.

Il segnale vibrotattile viene incontro anche a chi non è sordo: “Per lo schermidore udente – segnala Avanzini -può servire infatti a rafforzare l’informazione acustica, rendendola più comprensibile. È dunque utile quando si gareggia in ambienti rumorosi o con tanti tabelloni che suonano”.

Il progetto, però, sembra aver già individuato un destinatario in particolare: i più piccoli. L’intento infatti, è “dare un’opportunità alle famiglie con bambini sordi – racconta  Andrea Borella, campione olimpionico e insegnante della scuola di scherma Comini –  Questi bambini, infatti, spesso non vengono mandati a praticare sport per il timore che non si sentano a proprio agio o che non abbiano un supporto adeguato per allenarsi.Vogliamo invece che i bambini di sette, otto anni si avvicinino alla scherma, e che siano in grado di affrontare questa disciplina grazie alla polsiera. Abbiamo conosciuto ragazzi dal talento eccezionale, e con una facilità nell’interazione”.

Piccoli astri nascenti, magari dei futuri Frank Bartolillo, schermidore australiano sordo che, nel 2004, ha partecipato alle Olimpiadi di Atene confrontandosi con atleti non disabili.

In effetti, tra gli obiettivi di “Scherma senza barriere” c’è quello di “Permettere a chi non sente di confrontarsi alla pari con i normodotati in qualunque manifestazione, a livello nazionale e mondiale”, aggiunge Andrea Borella.

Per raggiungere questo traguardo serviranno ulteriori studi e ricerche sull’omologazione della polsiera. Intanto si prevede di miniaturizzare ulteriormente il prototipo e di trovare un produttore della versione definitiva. Attenzione, a questo proposito, anche al prezzo finale, possibilmente alla portata di tutti.

Le aspirazioni vanno al di là della scherma, e mirano ad avvicinare il maggior numero possibile di persone allo sport in generale. Del resto, come prospetta Borella, la polsiera può essere utile anche in altre discipline con ordini sonori, come ad esempio nei 100 metri dell’atletica o nelle gare di nuoto, in particolare alla partenza.

Lo spazio per compiere le prossime mosse, dunque, non manca.

 

Fonte: disabili.com

(c.p.)

  • martedì, 10 Giugno 2014