Disabilità sensoriali

Fido… d’aiuto anche per i sordi

L’importanza dei cani guida è una certezza: a seconda del tipo di disabilità, l’animale da sempre dimostra un’efficienza senza pari. Del resto è risaputo come Fido riesca a svolgere diversi compiti, sopperendo a problematiche fisiche o psicologiche oltre a svolgere un supporto di tipo empatico. Dal diabete all’Alzheimer, dal Parkinson alla cecità fino alla pet therapy, il compagno di sempre è un’appendice fondamentale della vita di molti

Per questo è risultato palese che potesse intervenire anche in caso di sordità.

Lo dimostra la quotidianità di George Street, 62 anni, condivisa con Jake, il suo cane guida. L’uomo è vittima dell’acufene e il cane è il suo intermediario sonoro con il resto del mondo: “Soffro di acufene e sono costretto a indossare due apparecchi acustici, senza i quali sono tagliato fuori dal mondo. Jake mi aiuta tantissimo sostituendosi alle mie orecchie. È lui che mi avvisa dei suoni che mi circondano, è il mio compagno di quotidianità e insieme andiamo ovunque. La sua fedeltà mi ripaga profondamente”.

Jake avvisa George se il telefono squilla, se c’è qualcuno al campanello della porta, oppure se il rilevatore di fumo è in funzione. Lui, come tutti i cani guida. Solo nel Berkshire, in Inghilterra, sono 17 le persone che possono avvalersi di questo tipo di supporto mentre altre 5 sono in attesa che gli venga affidato il cane guida. In tutto ilRegno Unito sono state contate ben 1.830 coppie tra cani e proprietari, con 800 strutture di supporto.

Il training canino dura circa 18 mesi, alla fine dei quali l’animale viene affidato al suo compagno umano. Per favorire questo progetto, è possibile fare una piccola donazione, come sponsor. In questo modo sempre più cani potranno seguire questo tipo di percorso, trasformandosi in cani guida per un maggior numero di persone. Con circa 3 sterline il mese, sarà possibile ricevere una certificazione, foto e aggiornamenti costanti, oltre a piccoli e simpatici gadget.

Dalla sordità all’Alzheimer: uno studio riportato dal quotidiano “The Independent”, e ideato dagli studenti della scuola d’arte di Glasgow, è diventato un vero progetto di ricerca che l’Alzheimer’s Scotland and Dogs for the Disabled ha portato avanti nel tempo. L’obiettivo primario è quello di impiegare cani debitamente addestrati per il supporto nei confronti dei malati.

Le razze selezionate per questo progetto sono Labrador, e Golden Retriever che, grazie alla loro straordinaria capacità di apprendimento e docilità, si sono guadagnate nel tempo un ruolo primario nell’assistenza dei malati. Il loro compito delicato serve a coadiuvare persone colpite da un’infermità degenerativa e debilitante. Il progetto è partito nel settembre del 2012, con i primi cani affidati a quattro coppie di cittadini scozzesi, con uno dei due coniugi con i sintomi della malattia. L’amico a quattro zampe è stato l’ideale per creare una routine quotidiana per il malato, per esempio consegnando la borsa contenente le medicine, dentro cui il paziente trovava una nota con orari e quantitativi da assumere, oppure svegliarlo la mattina e invogliarlo a cibarsi.

Il tipo di traning cui sono stati sottoposti i cani guida comprendeva il riconoscimento di suoni e segnali, in modo da condurre i pazienti in bagno, oppure verso l’armadietto dei medicinali oppure accompagnarli durante una passeggiata. La ritualità della doccia, del cibo per se stessi e per il proprio cane, ha dato modo di creare un’importante continuità con il passato che tende a sfuggire. Un progetto interessante perché una presenza silenziosa, ma empatica come il cane, non confonde i malati ma crea sicurezza. Inoltre l’assenza di conversazioni non irrita i pazienti. Infine, fattore da non sottovalutare assolutamente, se la malattia tende a confondere i volti, aiuta a mantenere impressi i musi dei cani, come ha spiegato Joyce Gray, responsabile del progetto: “Prove aneddotiche dicono che le persone possono dimenticare i visi dei loro familiari, ma non i loro animali. Si crea un legame forte che ricordano molto a lungo e si illuminano quando li vedono. Non hanno bisogno di comunicare verbalmente, ma possono ancora interagire. Il legame con i cani non si basa sulle parole”.

 

Fonte: www.fblife.it

(s.f./c.p.)

  • giovedì, 27 Marzo 2014