Disabilità sensoriali

Noi che il gol lo “sentiamo” con gli occhi

MILANO. «Pugni chiusi dottor Galliani, vuol dire forza. I due cornetti sono il simbolo del nostro club, il “diavolo milanista”, quindi tradotto nel linguaggio dei segni: “Forza Milan!”»

Breve, ma intensa lezione di “Lis”, la lingua dei segni italiana («ogni Paese ha la sua»), tenuta nella Sala delle Coppe della sede del Milan – in via Turati – , da due tifosi speciali dei rossoneri: il 41enne Massimiliano Giovannardi e il 38enne Daniele Manzoni. Due bolognesi, due quotidiani passati a lavorare in officina: Daniele fresatore, Massimiliano meccanico nella fabbrica della Ferrari, a Maranello («mio zio, Stefano Cavani è stato il primo meccanico non udente assunto dal “Drake”, Enzo Ferrari»). Ma, soprattutto, due vite legate dal silenzio che non è un gioco: Max e Daniele sono non udenti dalla nascita.

«Ma potete chiamarci anche sordi, non ci offendiamo mica, l’importante è non dire “sordomuti” è un termine vecchio, superato», dice Max che due mesi fa scrisse una lettera «toccante» all’ad del Milan Adriano Galliani, chiedendo se fosse stato possibile visitare la sede del Milan, per ammirare da vicino i trofei conquistati dalla «nostra squadra del cuore, il club più titolato al mondo». Un sogno, che ieri si è avverato. E, all’ingresso della Sala delle Coppe, ad attenderli hanno trovato Galliani e il suo fido ds Ariedo Braida, nelle vesti inusuali di “ciceroni”. Una giornata particolare, per tutti. All’estasi dei volti dei due tifosi riflessi sui prestigiosi trofei conquistati dal Milan dell’era Berlusconi («È con l’arrivo del Presidente che siamo diventati veri tifosi rossoneri», “accennano”) elencati con dovizia di aneddoti da Galliani e Braida, ha corrisposto lo stupore dei due dirigenti dinanzi a un universo inedito, quello dei non udenti. «S ono circa 60mila i sordi certificati in Italia e tantissimi quelli che seguono il calcio che è un mezzo straordinario per comunicare con il mondo». Ad ogni vigilia e dopo ogni post partita del Milan, Max gira degli sketch comici e poi li mette in Rete. «Spesso azzecca anche il risultato finale, come il polpo Paul ai Mondiali di Germania 2006», dice divertito Daniele, che per farsi capire si aiuta con i segni e con frammenti di discorsi, frutto dei tanti anni di esercizi dal logopedista. Per la magnifica storia del Milan e delle sue imprese gloriose narrate da Galliani, entrambi però si affidano all’interpretazione del labiale. «Io riesco anche a parlare, ma se sento qualcosa è solo per via dell’apparecchio acustico – spiega Max –. Lo stesso vale per mia moglie Barbara che fa la psicologa. Abbiamo due bambini, Alessandro e Valentina, e anche loro sono non udenti, così come i nonni». Annuisce Daniele che racconta, sempre con i segni: «Ho sposato Ambra che è una ragazza udente, così come parla e ci sente benissimo anche mia figlia Rebecca. La maggior parte di noi, è figlio di sordi o è nato così per problemi sopravvenuti durante la gravidanza». Galliani e Braida ascoltano emozionati le loro storie personali. «Siamo stati anche calciatori e con l’Ens (Ente nazionale sordi) di Bologna abbiamo anche vinto 6 scudetti nel campionato italiano per non udenti. Diventare calciatori professionisti? Un sogno impossibile, l’arbitro nelle nostre partite alza la bandierina gialla, altrimenti quando fischia chi lo sente?». Annuisce Max che confessa: «Guardare, è musica per le nostre orecchie.

Le sinfonie di Beethoven, un genio e sordo anche lui, per me sono stati i gol di Van Basten o le sgroppate di Kakà». L’idolo insuperato per Daniele rimane Paolo Maldini, del quale rivede le prodezze nella memoria, ma soprattutto nei filmati che scova in Rete. «Internet è fondamentale per noi sordi. A tanti ragazzi – dice Daniele rivolgendosi ai dirigenti del Milan – ha permesso di aprirsi e di non rimanere più isolati nelle proprie camerette…». Attraverso Internet e il “Club Deaf Calcio”, la piazza virtuale su Facebook, Max si collega «persino con tifosi juventini e interisti non udenti. Ci sfottiamo, ma sempre pacificamente». E grazie al social network, hanno organizzato il primo meeting di tifosi sordi allo stadio in occasione dell’ultima sfida di Champions, Milan-Barcellona. «A San Siro ci siamo ritrovati in una quarantina e 7-8 rossoneri sono venuti dal Belgio, Paese in cui a 20 anni sono andato a lavorare in fabbrica (a Gent) e dove, oltre ad apprendere il linguaggio dei segni in fiammingo, riuscivo ad andare ancora al cinema, perché lì i film erano già tutti sottotitolati». Il cinema, «ho realizzato 5 cortometraggi», è con il calcio l’altra passione di Max. «Le immagini e lo sport, per coloro che hanno delle disabilità servono ad abbattere le barriere che, purtroppo, ancora esistono nella nostra società…». Prossima tappa di Max e Daniele, Milanello, prima della fine del campionato: «Quel giorno ci piacerebbe insegnare la lingua dei segni anche a Mario Balotelli, magari gli potrà tornare utile per non farsi più espellere…».

Risate, stretta di mano con Galliani e Braida, un saluto alle Coppe e fine di una giornata davvero particolare.

 

Fonte: avvenire.it

(c.p.)

  • giovedì, 18 Aprile 2013