La Salute a Torino

Tempi di Coronavirus

L’importanza di prendersi una pausa. Alcune semplici regole per non cedere a sentimenti come smarrimento, rabbia, confusione o frustrazion.

In questi tempi incerti, di clausura, limitazione, restrizione, è normale provare smarrimento, rabbia, confusione, irritazione, frustrazione, ansia, panico, paura, sentimenti che possono anche assumere le tonalità della fragilità e dell’impotenza.

Cosa si può fare? Per contenere il sentimento di ansia, panico, paura, possiamo seguire semplici regole: per prima cosa, osservare le Ordinanze Ministeriali, attenendoci e adeguandoci alle nuove condotte di comportamento.

Dopodiché magari selezionare solo due momenti della giornata da dedicare all’informazione, per aggiornarsi consultando fonti ufficiali: tenersi continuamente informati sulla situazione può, infatti accrescere, lo stato d’ansia.

Una frase di Jonathan Adler “un appartamento può essere come una buona dose di antidepressivi“, significa rendersi conto, ad esempio,dell’importanza che può la cura del proprio spazio vitale (per l’appunto del proprio appartamento), per vivere meglio adattandolo alle proprie esigenze, poiché la casa deve essere uno spazio confortevole, un rifugio rassicurante, dove prendere fiato e rigenerarci.

E diventa ancora più importante davanti ad una situazione che suscita sentimenti di paura, che non riusciamo a controllare, partire da qualcosa di concreto, su cui possiamo avere un maggiore controllo facendo attenzione a non far diventare una fissazione l’adozione di una piccola strategia per uscire da un temporaneo momento di crisi e a non diventare schiavi di un’abitudine. Utilizzare una strategia anche se utile e buona, senza aver compreso cosa vi è dietro, può essere come mettere un cerotto per tamponare un taglio senza aver prima accuratamente disinfettato la ferita!In caso di necessità meglio consultare uno specialista che potrà aiutare a trovare una soluzione adatta a ciascuna esigenza.

Perché ci fanno così paura la solitudine e la noia? Molti artisti hanno sviluppato le loro migliori opere mentre erano costretti a casa, magari per ragioni di salute, inchiodati al letto, approfittando di questo tempo per approfondire gli studi ed accrescere il proprio genio.

Ad esempio S.S.Van Dine, il noto scrittore di gialli (da riscoprire in questo periodo di pausa forzata), ammalatosi di tubercolosi all’età di 35 anni e costretto a letto, scoprì la scrittura dopo che i medici gli ebbero consigliato, durante il riposo forzato della convalescenza, letture piacevoli come i romanzi polizieschi: un genere che lo appassionò così tanto da decidere di mettersi a scrivere!

Ed allora usiamo questo spazio per lavorare da casa ( rimediando all’arretratezza sull’uso dello smartworking, da tempo utilizzato di default in altri paesi, da noi solo come misura straordinaria), e magari, dopo aver visto un episodio della nostra serie tv preferita, spegniamo la televisione e leggiamo un libro, prendiamoci del tempo per riassettare, per cucinare un buon piatto, per dedicare maggior cura alla nostra alimentazione, senza la fretta che ci costringe a ripiegare su pasti preparati velocemente e consumati altrettanto di corsa…

Ascoltiamo della buona musica e stiamo seduti in poltrona, sul divano con gli occhi chiusi o a guardare anche solo per poco il soffitto, per staccare la spina, respirando con calma, giusto un attimo, a pieni polmoni.

Qualcuno chiama questo meditare: concentriamoci su qualcosa per svuotare la mente e rigenerarci.

(…)

Si potrebbe imparare molto da questo periodo di pausa-non pausa: ad esempio potremmo imparare ad avere pazienza (e giocoforza lo stiamo facendo)e coltivare l’arte dell’attesa, abbandonando (o sarebbe meglio dire accantonando, solo per ora) frenesia e ritmi sostenuti. Potremmo imparare a ragionare sulle nostre azioni e sulle loro conseguenze, toccando con mano l’importanza della prevenzione che comincia proprio dai nostri comportamenti!

Il limitare il contatto fisico nel salutarci ci insegnerà un nuovo modo per dimostrare la nostra vicinanza, spronandoci ad abbracciare con le parole e non con il corpo, a sorridere con gli occhi quando la bocca è nascosta..

Questo periodo non buio, ma “solamente” difficile ci sta insegnando tante cose:potremmo uscirne più forti.

fonte: Notiziario del CIPES , articolo di Valentina Basiglio

  • martedì, 14 Aprile 2020