La Salute a Torino

Aria malsana sempre più letale

La montagna è ormai lontana, così come per molti lo è il mare.

Settembre è, per antonomasia, il mese in cui si «riparte». Il ritorno alla vita negli spazi urbani riporta l’attenzione sul tema dell’inquinamento, che ormai soffoca tutte le grandi città italiane.

L’emergenza è ubiquitaria, se l’Agenzia europea dell’ambiente stima che l’inquinamento dell’aria provoca ogni anno circa 84mila morti nel nostro Paese . Ma sebbene l’aspetto più rilevante del problema chiami in causa le scelte politiche, «qualche rimedio lo si può porre anche a livello individuale», per dirla con la pediatra Vitalia Murgia, membro dell’Associazione Medici per l’Ambiente (Isde) e tra le curatrici del volume «Inquinamento ambientale e salute – per una medicina responsabile» (Aboca, 256 pagine, 20 euro).

Polveri «invisibili», ma letali

I numeri dei decessi provocati ogni anno dall’inquinamento atmosferico hanno proporzioni ben più ampie di un bollettino di guerra. Stando alla stima elaborata da un gruppo di ricercatori dell’Università di Magonza (Germania) e diffusa attraverso le colonne dell’«European Heart Journal», 790mila persone avrebbero perso la vita in Europa nel 2015 per aver respirato per anni un’aria malsana. Tra le cause di morte, al primo posto ci sono le malattie cardiovascolari e gli ictus: pari a una quota compresa tra il 40 e l’80 per cento del totale, più del doppio di quella rilevata per le malattie respiratorie. A seguire: le trombosi venose, le aritmie cardiache, le polmoniti, i tumori del polmone e la Bpco. Il rapporto azzarda come l’inquinamento atmosferico possa provocare più decessi rispetto al fumo di sigaretta.

Un aspetto preoccupante, «perché per il fumo ognuno di noi può fare qualcosa, mentre chi vive in un luogo inquinato non può evitare di respirare», sostiene Thomas Munzel, direttore del dipartimento di cardiologia dell’Università di Magonza e coordinatore della ricerca. Rispetto alla «miscela» di sostanze inquinanti presenti nell’atmosfera, secondo i ricercatori le maggiori responsabilità sono da ascrivere alle particelle ultrafini: il cosiddetto PM 2,5, in grado di penetrare negli alveoli polmonari (ultima porzione dell’albero respiratorio). In questa categoria rientrano sia molecole di origine naturale (erosione del suolo, incendi, dispersioni di pollini) sia composti che originano dai processi di combustione e dal traffico veicolare.

Contromisure per la città

Il rientro in città riporta alla mente queste preoccupazioni. Al tema dell’inquinamento urbano, gli autori dell’ultimo volume dedicano un intero capitolo. Senza tralasciare le possibili soluzioni per conviverci nel modo meno dannoso possibile. «La prima cosa da fare al mattino è aprire le finestre: indipendentemente dal contesto in cui si vive e dalla temperatura – prosegue Murgia -. Altra indicazione valida per tutti è quella di frequentare nel tempo libero i parchi, la campagna o le spiagge: per una passeggiata o anche per fare sport. Le altre regole, invece, devono tenere conto degli impegni e delle abitudini individuali. Andare al lavoro a piedi, in bicicletta o con un mezzo pubblico è un’ipotesi da caldeggiare. Ma se il luogo di lavoro è troppo lontano, va bene pure condividere un’automobile con più colleghi».

Quanto alle scelte di comunità, aumentare gli spazi verdi nelle città sarebbe uno dei primi passi da compiere per contenere le conseguenze dell’inquinamento atmosferico: prima fra tutte, l’aumento diffuso delle temperature. I bambini e gli anziani, assieme alle donne incinte, sarebbero i primi a beneficiarne, considerando che rappresentano le fasce della popolazione che più risentono dell’inquinamento.

La necessità di farvi fronte determina anche qualche accortezza in più nell’ambiente domestico, che non sempre è più salubre rispetto a quello esterno e dove si rischia di trascorrere più ore del previsto. In questo caso le principali fonti di inquinamento sono rappresentate da polvere (ricettacolo per i microrganismi), arredi, impianti (condizionatori, umidificatori, impianti idraulici), prodotti per l’igiene e fumo passivo. «Quest’ultimo rappresenta la minaccia più incombente per la nostra salute», afferma Murgia, che invita i genitori a dare seguito anche ad altre due indicazioni per proteggere la salute dei più piccoli: ridurre l’uso di insetticidi e detersivi (meglio eventualmente prediligere quelli biologici) e riempire le case di piante (Coldiretti ha redatto un elenco di dieci specie «salva-aria»).

Sempre in casa, gli effetti dell’inquinamento possono essere contenuti a partire dalla tavola.  «Scegliere una dieta ricca di antiossidanti aiuta la prevenzione, combatte i danni dei radicali liberi e contrasta l’invecchiamento precoce», precisa Marcellino Monda, direttore del reparto di dietetica e medicina dello sport all’Università della Campania Luigi Vanvitelli.

Nella pratica, si tratta di consumare almeno cinque porzioni al giorno di frutta e verdura, dando spazio a tutti i colori: in modo da assumere ogni giorno una quantità sufficiente di composti con proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. In vista dell’autunno, via libera dunque alle mele, alle crucifere (broccoli, cavoli, cavolfiore, verza), alle carote, ai peperoni. Con un solo condimento: l’olio extravergine di oliva.

  • venerdì, 6 Settembre 2019