La Salute a Torino

In spiaggia con la mente attiva

Chi durante l’estate, ma più in generale quando ha un attimo libero, si dedica a sudoku e parole crociate sottopone il proprio cervello a un vero e proprio allenamento. Lo ribadisce uno studio recente pubblicato sulla rivista International Journal of Geriatric Psychiatry, secondo il quale svolgere regolarmente cruciverba, puzzle e sudoku aiuta a migliorare il livello di attenzione, il ragionamento e la capacità di memoria nelle persone con più di 50 anni.

In definitiva chi allena il proprio cervello con questi passatempi  riduce l’età anagrafica della propria materia grigia. D’altra parte lo stesso team di ricercatori un paio d’anni fa, in un altro studio aveva concluso che le persone dedite all’enigmistica potevano contare su un cervello in media di 10 anni più giovane, rispetto all’età anagrafica.

L’enigmistica non previene la demenza

Non si può certo affermare che i giochi di parole o numeri aiutino a prevenire lo sviluppo di demenza, ma poiché sappiamo che nello sviluppo più o meno grave del decadimento cognitivo vi sono molti fattori che si possono prevenire, è importante tenere da conto e svolgere, tutte le attività che servono ad allenare la mente.

Un tema molto sentito

Quello del del mantenimento e\o del miglioramento delle prestazioni cognitive è un tema molto sentito in età senile, perché tutti vorremmo mantenerci lucidi nella vita che si prospetta sempre più lunga, ma anche in età giovanile, per riuscire a fare tante cose e tutte bene in una società sempre più competitiva. Come coltivare al meglio e mantenere le proprie capacità cognitive è il tema  portante di «Cervello senza limiti»(Codice edizioni), un libro recentemente scritto da Johann Rossi Mason, giornalista medico scientifico.

Il volume costituisce, a tutti gli effetti la prima inchiesta giornalistica italiana sulle potenzialità del cervello umano e su come, lecitamente, potenziarne le prestazioni o prolungarne la lucidità ed efficienza.

Per vivere una quarta e una quinta età in salute è necessario fare una serie di investimenti sin dalla giovane età, concentrandosi sui fattori che costituiscono i tasselli della salute cerebrale in età avanzata. Ci sono persone, infatti, che possono contare su una vera e propria riserva cognitiva, temine con il quale si indica una forma di resilienza del cervello ai danni normalmente provocati da età, traumi, eventi acuti come ictus e invecchiamento.

«Esistono delle persone in pratica, con segni clinici di malattie degenerative quali Alzheimer e Parkinson, ma con sintomi ed effetti della malattia che si manifestano in maniera più sfumata, spesso non in grado di impattare sulla vita quotidiana.  Già uno studio del 1988  ha dimostrato  che il cervello di queste persone è più pesante e può contare su un maggior numero di neuroni – Spiega l’autrice del libro  – Il che ha rafforzato l’idea che un maggior numero di cellule nervose costituiscano una sorta di buffer da mettere in campo per compensare almeno temporaneamente i danni neurologici. Allora per poter contare su una maggiore riserva cognitiva è fondamentale coltivare quei fattori positivi che agiscono sulla bontà delle capacità cerebrali quindi un buon quoziente intellettivo in età infantile e scolare, un elevato grado di istruzione, tanti anni   trascorsi  a studiare in maniera soddisfacente e proficua, la bontà dello status socio economico e lavorativo,  la qualità delle esperienze extra lavorative sono i fattori principali che agiscono anche in maniera cumulativa, aiutando il cervello a mantenere e coltivare proprio la riserva cognitiva».

The human brain seen from multiple perspectives 

Il cervello è una macchina meravigliosa con tanti segreti ancora da scoprire. Non a caso a settembre a Torino si svolgerà l’ottavo convegno organizzato dell’Istituto di ricerca «Quantitative and Quantum Dynamics of Living Organisms – Center for Medicine, Mathematics and Philosophy Studies», con il patrocinio della Società Italiana di Biologia sperimentale e del Politecnico di Torino.  Esperti internazionali si confronteranno sul rapporto intestino-cervello, sull’influenza del microbiota su ansia e depressione, ma si discuterà anche di coscienza e comportamento,  e anche di come i farmaci psicotropi e lo stress possano influenzare il cervello e le reti neurali. 

fonte: La Stampa Salute di Angela Nanni

  • mercoledì, 31 Luglio 2019