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Nevralgia del trigemino, come nasce quel dolore invalidante

Il nervo trigemino decorre all’interno del cranio ed è responsabile della trasmissione della sensazione dolorosa verso il viso, i denti, la bocca fino al cervello.

Se questo nervo viene compresso, di solito a causa di un vaso all’interno del cranio o più raramente se viene danneggiato da un tumore o da malattie come la sclerosi multipla, si manifesta una malattia rara, la nevralgia del trigemino.

Tale condizione si stima interessi circa 5 persone su 100.000; ogni anno mediamente vengono diagnosticati 3000 nuovi casi. Le donne tendono a esserne colpite più degli uomini nella fascia di età 50-60 anni; il problema generalmente è molto raro prima dei 40 anni.

Sintomi
Il disturbo si caratterizza per il dolore intenso e improvviso al viso, spesso descritto come lancinante e simile a una scossa elettrica, può durare da pochi secondi a diversi minuti, di solito è localizzato a un solo lato del viso ed è talmente intenso da impedire lo svolgimento di qualunque azione.

Gli episodi dolorosi possono verificarsi regolarmente per giorni, settimane o mesi per poi scomparire completamente e non presentarsi più per diversi mesi o anni, anche se nei casi più gravi, gli attacchi possono verificarsi centinaia di volte al giorno senza periodi di remissione. Talvolta il dolore si scatena in seguito al fatto che chi ne soffre sta parlando, masticando o sta svolgendo azioni quotidiane come il lavaggio del viso o la spazzolatura dei denti, ma il più delle volte compare senza che niente lo abbia scatenato.

Chi ne soffre, però, può essere tentato dal non fare più nulla e in definitiva si rifiuta di vivere pur di non sperimentare un dolore tanto lancinante e invalidante; la condizione può inficiare significativamente la qualità di vita di chi ne soffre. «È opportuno distinguere fra nevralgie essenziali del trigemino ovvero senza causa organica dalle nevralgie secondarie a tumori o traumi o altre condizioni – Precisa Giuseppe Spinelli Direttore Chirurgia Maxillo Facciale presso l’Azienda Universitaria-Ospedaliera Careggi di Firenze che aggiunge-. Le prime sono più frequenti e spesso sono diagnosticate in ritardo perché possono essere ‘confuse’ con altre patologie quali malattie articolazione temporo mandibolari , sinusiti e altre patologie del cavo orale. La diagnosi corretta necessita di un approccio multidisciplinare che prevede la collaborazione di più specialisti quali chirurgo maxillo facciale, neurochirurgo, neurologo e odontostomatologo».

Trattamento Farmacologico

Per quanto riguarda i trattamenti per questa condizione è bene sottolineare che nei casi nei quali il dolore è scatenato da fattori ben precisi come le intemperie, può essere utile uscire di casa protetti da una bella sciarpa, oppure evitare di entrare in diretto contatto con bevande troppo calde o troppo fredde sorbendole da una cannuccia. Il dolore prodotto da questa condizione è sensibile agli anticonvulsivanti e in particolare alla carbamazepina. Questo farmaco placa il dolore perché è in grado di rallentare gli impulsi elettrici del nervo e di ridurre la sua capacità di trasmettere la sensazione dolorosa. Gli anticonvulsivanti per la gestione della nevralgia del trigemino vanno assunti regolarmente, non solo quando si manifestano gli attacchi e vanno sospesi solo in fase di remissione, secondo uno schema di riduzione ben preciso.

Nuovi approcci

«Oggi una nuova strategia terapeutica che non si basa né sull’uso dei farmaci né sulle procedure chirurgiche demolitive è rappresentata dalle tecniche di neuromodulazione elettrica – chiarisce Giuliano De Carolis, Presidente Federdolore-SICD (Società Italiana dei Clinici del Dolore) e anestesista dell’Azienda Ospedaliera Università di Pisa che aggiunge- . Si tratta di procedure minimamente invasive che vengono effettuate grazie a moderni generatori dotati di software elettromedicali dedicati a produrre particolari campi elettromagnetici e che applicati nell’immediata vicinanza di un nervo leso tramite sottili elettrodi possono migliorare decisamente il sintomo del dolore cronico.

Il grosso vantaggio delle tecniche di neuromodulazione elettrica è rappresentato dal fatto che non hanno effetti collaterali e che possono essere applicate su tutti i nervi del corpo umano senza arrecare nessun tipo di danno. Anche la nevralgia del trigemino si può giovare di questi trattamenti con buoni successi terapeutici anche se non certamente definitivi. Per questo motivo i pazienti possono essere sottoposti a queste procedure anche più volte nel corso dell’anno».

Quando sussiste indicazione al trattamento chirurgico

«In caso di trattamento farmacologico inefficace, è indicato l’intervento chirurgico. Il trattamento di prima scelta è in genere la decompressione microvascolare (MVD), in quanto ha il più alto tasso di successo sia a breve sia a lungo termine. Per i pazienti che non sono candidabili all’intervento chirurgico a causa dell’età avanzata o di altre comorbidità si possono prendere in considerazione diverse opzioni meno invasive. – Spiega ancora il dottor Spinelli che conclude- La rizotomia trigeminale percutanea con radiofrequenze, la rizotomia con glicerolo, la compressione con palloncino e la radiochirurgia stereotassica mediante Gamma Knife sono tutte buone opzioni. Le tecniche di neurostimolazione, come la stimolazione delle branche trigeminali, la stimolazione del midollo cervicale alto e la stimolazione della corteccia motoria, possono essere utilizzate quando gli altri trattamenti si sono rivelati inefficaci».

 

Fonte : Lastampa.it di Angela Nanni

  • giovedì, 21 Febbraio 2019