La Salute a Torino

E’ italiano il nuovo approccio terapeutico alle malattie autoimmuni e infiammatorie

Le singole malattie autoimmuni, causate probabilmente da una predisposizione genetica, sono rare, ma affliggono un numero considerevole di persone, così come le patologie infiammatorie i cui casi cono in aumento, soprattutto tra i giovani.

Per la cura di queste patologie arriva ora dalla ricerca italiana un nuovo approccio curativo. Si tratta di una terapia basata sull’utilizzo di nanovescicole, derivate da cellule staminali mesenchimali, in grado di trasportare e rilasciare molecole terapeutiche capaci di bloccare i processi infiammatori in malattie come, ad esempio, la Sclerosi multipla.

Lo studio è stato condotto da Ricercatori dell’Unità Operativa Complessa Neurologia A, dell’Azienda Ospedaliera Integrata di Verona, con la collaborazione di Specialisti del Dipartimento di Medicina e del Dipartimento di Scienze Neurologiche, Biomediche e del Movimento della stessa Azienda Ospedaliera.

Le patologie autoimmuni, la cui causa sembra essere di origine genetica, pur essendo rare, coinvolgono un numero importante di persone (il 5% della popolazione in Europa e negli Stati Uniti), così come le malattie infiammatorie i cui casi sono in aumento, soprattutto tra i giovani.

La Società Italiana di Gatroenterologia e Nutrizione Pediatrica (SIGENP) ha, infatti, segnalato un netto aumento dei casi di MICI, le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, nella popolazione italiana della fascia di età fino ai 14 anni. Inoltre, il Congresso Nazionale dei Collegi Reumatologi Italiani (CReI), svoltosi nel Giugno scorso a Roma, ha evidenziato come esista una relazione tra le malattie autoimmuni e la comparsa di varie forme tumorali. 

Nel corso degli ultimi dieci anni i progressi fatti nell’ambito della ricerca e dello studio delle cause delle malattie multifattoriali, come sono quelle autoimmuni, hanno portato a mettere in discussione la visione tradizionale, suggerendo – sulla base di numerose affinità tra i disturbi immunitari e quelli metabolici, come le patologie cardiovascolari, l’ictus o il diabete mellito – un approccio clinico comune e l’osservazione delle due patologie attraverso un’unica lente. 

In questo ambito, ulteriori progressi della ricerca, che hanno interessato l’aspetto terapeutico, parlano la nostra lingua, nel senso che sono frutto di studi made in Italy, come, ad esempio, quello condotto, di recente, dai Ricercatori dell’Unità Operativa Complessa Neurologia A, dell’Azienda Ospedaliera Integrata di Verona, con la collaborazione di Specialisti del Dipartimento di Medicina e del Dipartimento di Scienze Neurologiche, Biomediche e del Movimento della stessa Azienda Ospedaliera.

Lo studio
Il lavoro, intitolato “Nanovescicole derivate da cellule staminali mesenchimali adipose bloccano il traffico dei linfociti T e inibiscono l’encefalomielite sperimentale autoimmune”, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista specialistica “Scientific Reports”, del gruppo Nature, punto di riferimento internazionale sia per i ricercatori di base che per i Medici Specialisti. Lo studio, tutto veronese, è stato curato dal team coordinato da Bruno Bonetti, Direttore dell’Unità Operativa Complessa Neurologia A, dell’Azienda Ospedaliera Integrata di Verona, docente di Neurologia del Dipartimento di Scienze Neurologiche, Biomediche e del Movimento, diretto da Andrea Sbarbati. Alessia Farinazzo dello stesso Dipartimento e Stefano Angiari del Dipartimento di Medicina condividono la posizione di primo autore dello Studio. Hanno, inoltre, collaborato alla Ricerca Gabriela Constantin, Silvia Dusi e Serena Ruggeri, del Dipartimento di Medicina, e Raffaella Mariotti, Ermanna Turano, Eduardo Bistaffa e Roberta Bonafede, del Dipartimento di Scienze Neurologiche, Biomediche e del Movimento.

Nella maggior parte dei casi, le terapie a disposizione per malati con malattie autoimmuni riescono solo a rallentare l’evoluzione della malattia, senza ottenere una guarigione. La scoperta scientifica dell’Ateneo scaligero – per la quale l’impiego di nanovescicole derivate da cellule staminali mesenchimali potrebbe migliorare il trattamento delle malattie autoimmuni e infiammatori – apporta un contributo importante nell’identificazione di approcci terapeutici innovativi e ha il potenziale di essere applicata a malattie autoimmuni come la sclerosi multipla, il Lupus eritematoso sistemico, l’Artrite reumatoide, la Psoriasi e il Diabete mellito insulino-dipendente.

Nel corso della sperimentazione, i ricercatori hanno verificato gli effetti della terapia basata su nanovescicole, derivate da cellule staminali, che si fonda sulla capacità di queste strutture di trasportare e rilasciare molecole terapeutiche.

Hanno così potuto verificare che il nuovo approccio risulta in grado d’impedire la formazione di focolai infiammatorie il conseguente danno tessutale nel sistema nervoso centrale, nei casi di encefalomielite sperimentale autoimmune, che rappresenta il modello più utilizzato di sclerosi multipla.

Gli scienziati hanno poi scoperto, grazie all’impiego di tecniche avanzate di microscopia intravitale, che le nanovescicole sono capaci di arrestare la migrazione dei linfociti circolanti all’interno del cervello, un processo fondamentale per lo sviluppo di questa grave patologia neurodegenerativa. Lo studio italiano rappresenta dunque un’importante passo in avanti nella lotta contro patologie la cui gravità pregiudica gravemente la vita di chi le soffre e potrebbe rappresentare la chiave di volta per una loro cura realmente efficace e, forse, definitiva.

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte  dal sito web Humanitas Salute (www.humanitasalute.it).

  • lunedì, 23 Luglio 2018