La Salute a Torino

Acido folico, aiuto indispensabile per allontanare rischio malformazioni nel nascituro

Sette casi di malformazioni neonatali su dieci potrebbero essere evitate con l’assunzione quotidiana di acido folico durante la gravidanza e nei mesi che immediatamente la precedono. 

 Il dato, che emerge da uno studio pubblicato sulla rivista «Birth Defects Research», conferma l’importanza della fortificazione della dieta nel corso della gestazione. E rafforza quelle che sono già le Raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui le donne che intendono avere figli dovrebbero assumere ogni giorno 400 microgrammi di acido folico dal mese precedente l’inizio della gravidanza e fino ai tre successivi, per ridurre il rischio di malformazioni neonatali. Da qui l’importanza della programmazione della gestazione.  

Fortificare gli alimenti fa bene a tutti  

«Oggi la prevenzione migliore e più efficace della spina bifida e degli altri gravi difetti del tubo neurale risulta essere la fortificazione con acido folico di alcuni alimenti di largo consumo, come le farine o alcuni prodotti da forno – afferma Mauro Stronati, direttore della struttura di neonatologia e patologia neonatale del policlinico San Matteo di Pavia e presidente della Società Italiana di Neonatologia -. Ma soltanto il trenta per cento delle donne attua la profilassi volontaria con acido folico, che comunque non permette di escludere tutti i casi di malattia. Con l’introduzione di alimenti fortificati, invece, come avvenuto in altri Paesi del mondo, si potrebbero prevenire fino al settanta per cento delle malformazioni». Così facendo negli Stati Uniti, dove dal 1998 alle industrie alimentari si è imposta per legge una fortificazione con acido folico di alcuni alimenti molto diffusi, in particolare quelli a base di cereali, i difetti del tubo neurale (spina bifida e anencefalia) si sono ridotti del 35 per cento: ovvero di 1300 casi all’anno in meno. Tutto ciò senza alcun rilievo di effetti indesiderati riferibili a questa strategia profilattica e un risparmio stimato intorno ai 508 milioni di dollari.

L’importanza dell’acido folico  

In Italia, invece, la pratica della fortificazione non è obbligatoria e risulta ancora poco diffusa: cereali da colazione, biscotti, fette biscottate, succhi di frutta sono gli alimenti che si possono trovare tra gli scaffali con una dose suppletiva di acido folico. Ma in cosa consistono le problematiche derivanti da una sua carenza? Si tratta di anomalie congenite consistenti nell’incompleta chiusura di una o più vertebre risultante in una malformazione del midollo spinale (spina bifida) e nell’assenza di gran parte dell’encefalo e del cranio (anencefalia) che si manifestano entro il ventottesimo giorno di gestazione. Entrambe – per quanto non ancora del tutto note sul piano genetico – sono in larga parte prevenibili assumendo quattrocento microgrammi al giorno della molecola, fondamentale nella biosintesi di Dna ed essenziale per lo sviluppo dell’embrione. «Si tratta di condizioni che possono essere incompatibili con la vita già in epoca neonatale o estremamente invalidanti, con esiti cognitivi e neuro-motori: alterazioni del controllo degli sfinteri, manifestazioni epilettiche, difetti del tono muscolare e neurosensoriali e paralisi cerebrale – prosegue Stronati -. Il percorso di cura è estremamente lungo e complesso e ha un prezzo elevato soprattutto per le famiglie, in chiave sociale ed emotiva».

Quello contenuto nella dieta non basta  

Quantità maggiori di acido folico – fino a cinque milligrammi al giorno – sono richieste alle donne con precedenti di spina bifida o cardiopatie congenite in famiglia, affette da diabete, celiachia, malattie infiammatorie croniche intestinali o in terapia con farmaci antiepilettici (acido valproico e carbamazepina). L’acido folico si può assumere in quantità variabili con una dieta equilibrata. La vitamina si trova infatti nelle verdure a foglia verde (carciofi, broccoli, asparagi, spinaci, lattuga), nei legumi (fagioli, ceci) e in alcuni frutti (arance, fragole e frutta secca). Ma la capacità di essere trasferita dagli alimenti all’organismo è variabile e si riduce soprattutto con i processi di cottura.

Fonte: Lastampa.it di FABIO DI TODARO

  • martedì, 12 Giugno 2018