La Salute a Torino

La Nuova Dieta: se ho fame mangio, se sono sazio smetto di mangiare

Le stagioni della psicosi da dieta: appena superate le feste, poco prima degli avvenimenti importanti ed infine l’arrivo del grande caldo. In ognuna di queste occasioni, e molte atre, l’attenzione sembra completamente assorbita dalla necessità di stravolgere l’apparenza del corpo. Infatti, sembra come se si uscisse dal letargo e si andasse a recuperare in soffitta quel corpo che di inverno copriamo sotto multipli strati di vestiario. Nello specifico, questo corpo, che tanto demonizziamo e che vorremmo controllare a tutti i costi, ci serve, ma soprattutto, ci vuole bene. E si il nostro copro, escluso e spesso maltrattato, è ancora li e ci vuole bene!

Tuttavia, il nostro corpo è con noi tutto l’anno e con esso i nostri atteggiamenti e la nostra intelligenza. Invece, pratica, comune e barbarica, è quella, appunto, di decidere in base alla stagione che: forma, peso, colore (abbronzatura), debba avere il nostro corpo. Questa percezione deriva dal meccanismo scorretto insegnato da anni di ripetizione della dieta last-minute. Infatti, esso consistente nell’affidarsi all’ultima elisir miracolosa, fai la nuova dieta stellare, segui i consigli dei vicini, digiuna e disperati. Per quanto? Il più breve tempo possibile e con effetti che siano da capogiro.

Appare come se più la proposta sia eccentrica più sia efficace nell’attirare il favore del pubblico. Questo a sua volta sembra disposto a spendere fortune pur di veder avverarsi delle allucinazioni. Tutto ciò è particolarmente deleterio per l’equilibrio psico-fisico del corpo. Infatti in primis, la scelta di intraprendere cambi drastici o di assumere sostanze è assolutamente inutile anche quando associato ad un reale cambiamento di stile di vita. In secondo luogo, viene rafforzata la teoria secondo cui la dieta sia necessariamente collegata a fame e privazione. Ed infine, il fallimento o l’incapacità di arrivare all’obbiettivo prefissato fomenta un senso di incapacità, di scoramento e insoddisfazione. A questi sentimenti immancabilmente si associano fenomeni compensatori, spesso proprio di abuso di cibo.

Ad oggi, le avanzate ricerche sul comportamento alimentare hanno permesso di comprendere meglio quali pratiche psico-comportamentali siano efficaci per un cambio reale nello stile di vita. Essenziale è partire da sè stessi: un esempio, dare voce al possibile senso di disagio collegato al proprio corpo o alla propria persona. Successivamente, si dovrebbero comprendere, per poi eventualmente mutare, quei comportamenti che non funzionano nella nostra quotidianità e che hanno determinato in parte all’accumulo di peso in eccesso. Le ragioni che ci inducono a voler intraprendere una dieta, il nostro stato di benessere e quale sia l’obbiettivo finale sono la cornice che contestualizza la situazione da cui si parte.

Altro fattore riscontrato è la visione della dieta come una privazione forzata: i percorsi dietetici efficaci sono quelli intrapresi con l’idea di un cambiamento a lungo termine nelle abitudini alimentari. Perciò imparare a nutrirsi, consumando un ventaglio di cibi è essenziale al mantenimento oltre che alla perdita di peso. L’obbiettivo crea il presupposto per il successo. Come accennato, se davanti a noi la sfida è quella di raggiungere uno stato di salute totale, e non di raggiungere il corpo da sfilata per il mese estivo, allora le chance di mantenere a lungo termine il cambiamento, anche di peso, sono molto più alte.

Le conseguenze di una dieta fai da te: numerosi dati disponibili sottolineano come l’idea di dieta susciti automaticamente una reazione di voracità. Ciò che avviene, conseguentemente, è un’attiva ricerca di quei cibi di cui si pensa ci si debba o si verrà privati. Con la alta possibilità di suscitare, nell’eventualità in cui si ecceda nel consumo di cibi proibiti, di innescare il “senso di colpa”. Inoltre, il recupero di peso dopo una dieta molto restrittiva peggiora la composizione corporea. Cioè il peso ripreso non sarà muscolo ma grasso, spesso addominale, con il conseguente aumento dei rischi per la salute.

Da studi sulla popolazione si è evinto che le persone sovrappeso abbiano la tendenza a mangiare più velocemente e facendo bocconi più abbondanti rispetto ad individui normo peso. Le conseguenza: la velocità nel mangiare, tendenza statisticamente più presente negli individui sovrappeso, ha un associazione diretta e logica con il consumo di pasti più abbondanti. Infatti, mangiando in fretta non si da il tempo al corpo di ricevere i segnali di sazietà, per cui spesso i partecipanti agli studi suggerivano di provare un senso di eccessiva pienezza alla fine dei pasti. Quindi, rallentare il ritmo dei pasti, masticando e appoggiando la forchetta ad ogni boccone aumenta il senso di appagamento legato al gusto del cibo, il senso di pienezza e riconnette con le sensazioni di fame e sazietà.

Le porzioni e il volume degli alimenti: spesso ci convinciamo che alcuni cibi siano buoni e altri cattivi. Quest’idea non tiene conto della quantità e frequenza di consumo degli alimenti. Frutta e verdura e carboidrati ad ogni pasto, latticini due volte al giorno, proteine nella quantità corretta ad ogni individuo (senza eccedere), insomma la dieta mediterranea. Olio EVO fantastico e insostituibile, ma misuriamolo con il cucchiaino prima di condire le pietanze o iniziare una preparazione. Ogni alimento se consumato in eccesso è deleterio per il nostro organismo.

Seguire i propri gusti senza imporsi restrizioni totali è il principio su cui si basa una dieta efficace a lungo termine. Infatti, consumare quando si ha voglia (non come abitudine e nemmeno come frequenza giornaliera) un pezzetto dell’alimento preferito, ma non salutare, appaga il gusto e libera dal senso di prigionia legato alla privazione imposta. Spesso i pasti o i cibi compatti ma ad altissime calorie appagano la gola ma non nutrono e non saziano, specialmente a lungo termine. Ricordo la dieta del gelato: bomba calorica zuccherina con un potere saziante minimo. Ma il vero svantaggio di questa dieta, una delle tante, era che dopo poche ore la fame tornava (o dieta delle zuppe and co). Quindi magiare pasti completi è consigliabile.

Per deviazione professionale, e contrariamente a quanto appena affermato, io suggerirei una certa intransigenza sulle bevande zuccherate, sono inutili, e sono state correlate a molti rischi per la salute, fra cui fruttosio e ipertensione. Inoltre essendo in forma liquida non danno sazietà e se ne consuma, con facilità, in eccesso.

Il volume dei pasti: su questo ci aiutano moltissimo le verdure. Spesso pensiamo che poco ma con molte calorie sia vincente (vedi pasti sostitutivi). Questo pensiero diffuso è ciò di più errato che si possa pensare:

  1. Il nostro senso di sazietà deriva da una stimolazione ormone-mediata indotta anche dalla pienezza del nostro stomaco. Per cui il volume dei pasti ha un impatto essenziale sulla sensazione di sazietà. Utilizzare le verdure come condimento della pasta o come contorno non solo è salutare ma utile e pratico.

La frenesia della vita. Un pezzo alla volta instaurare una routine efficace e volta al benessere è possibile. Vale la pena impegnarsi su questo piuttosto che sullo spendere cifre esorbitante per bibitoni e cibi già pronti.

Questo argomento potrebbe essere trattato da migliaia di punti di vista e ancora essere inesorabilmente vasto. Tuttavia, è di fondamentale importanza riportarsi alle sensazioni naturali di fame e sazietà. E’ importantissimo smetterla di separare il corpo dalla mente e la mente dal copro: abitiamo la nostra pelle e diamo spazio al nostro pensiero.

Articoli citati:

1)Pharmacological management of appetite expression in obesity

2) The weight-loss experience: a qualitative exploration

Ludovica De Pieri

ludovica.depieri@collaboratori.comune.torino.it

  • martedì, 8 Maggio 2018