La Salute a Torino

In dieci anni raddoppiati i ragazzi con disturbi psichici

Allarme al convegno sulla salute mentale in Piemonte: troppo uso di farmaci e personale insufficiente nelle strutture

 

Ci sono 411 posti letto, 1.843 dipendenti operativi sparsi sul territorio e un 3,1% della spesa complessiva della Sanità destinato solo per questo tipo di cure. Sono soltanto alcuni dei numeri che riguardano la salute mentale in Piemonte, dati emersi durante il convengo «La salute mentale: attualità e prospettive» organizzato dalla Regione e da Città della Salute. Sono numeri che in gran parte si vedono per la prima volta: ad analizzarli, partendo dai dati del 2015 forniti dal ministero della Salute, ci ha pensato la Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica, che a breve presenterà l’intera ricerca in cui i sistemi sanitari regionali vengono messi a confronto tra loro. A un primo sguardo è già possibile tracciare un quadro di quali siano i punti di debolezza (e quelli di forza) del Piemonte quando si parla di psichiatria e salute mentale: tra le note dolenti ci sono il numero di accessi al pronto soccorso per disturbi psichici, la durata dei trattamenti in residenze e l’uso di farmaci antipsicotici.

 

In Piemonte ci sono 74 strutture territoriali. La media è di 2 ogni 100 mila abitanti. Un dato inferiore, anche se di poco, rispetto alla media nazionale che è di 2,2, e lontano rispetto a quello della Toscana, regione con più strutture disponibili (5,4). Se si passa poi ad analizzare il dato relativo al personale dipendente (1.843 addetti), si vede che anche in questo caso il Piemonte si attesta leggermente sotto alla media italiana: sul nostro territorio la «dotazione complessiva del personale dipendente – si legge nella ricerca – è di 49,3 persone ogni 100 mila abitanti». La media nazionale, invece, è di 52,7 (mentre la Valle D’Aosta, prima in classifica, ne conta 109,3). Quando si va ad affrontare il tema del trattamento sanitario obbligatorio (Tso), gli studiosi del Siep notano anche una precisa correlazione tra il numero di operatori in servizio e il numero di Tso: «Il vero antidoto all’uso di pratiche coercitive sembra essere la presenza di personale adeguato», spiega Fabrizio Starace, presidente del Siep. Sul carico di pazienti per medico, invece, il Piemonte si attesta leggermente sopra alla media italiana.

 

A portare all’attenzione del pubblico alcuni dati sui minori, invece, ci pensa Renato Botti, dirigente alla Sanità piemontese: negli ultimi dieci anni è raddoppiato il numero di minori presi in carico dal sistema sanitario. Si è passati da 900 a 1.800 giovani e giovanissimi affetti da disturbi del comportamento e da 200 a 600 affetti da autismo. Accanto a questo, poi, c’è un altissimo tasso di suicidi e un uso considerevole di psicofarmaci. «Un consumo che è spesso determinato da un’aggressività delle aziende farmaceutiche – ha affermato l’assessore regionale alla Sanità, Saitta -. Siamo attrezzati per resistere a un’offerta così aggressiva? O il modello culturale delle nostre società tende a far prevalere la scelta farmacologica?».

 

Fonte: La Stampa online

Redazione: Polo cittadino della salute

  • venerdì, 28 Aprile 2017