La Salute a Torino

Un rifugio sulle Dolomiti per i ragazzi autistici: “Qui imparano a crescere da soli”. “Casa Sebastiano” apre le porte domenica

Sebastiano aveva 11 anni. La sua passione era l’acqua. Un pomeriggio caldo, all’improvviso, è scomparso nel torrente che taglia i boschi della Val di Sole. Era uno tra gli oltre 100 mila bambini autistici italiani. Voleva giocare, non sapeva come. “Quel giorno – dice l’imprenditore trentino Giovanni Coletti – abbiamo capito che questa emergenza non poteva restare sepolta nelle case, ignorata dallo Stato”. Sei famiglie, una sera, si sono così sedute a mangiare su un prato e hanno deciso di cambiare il mondo di chi non riesce e mettere in ordine le emozioni, a parlare la lingua comune degli umani. La rivoluzione dell’autismo, in Italia, è cominciata così. L’idea era di spalancare finalmente le porte alle persone nascoste, dimostrando che valgono. Non si vedono, ma sono tante. Nel nostro Paese almeno un bambino ogni 150, gli adulti sono oltre 400 mila. Sul pianeta si arriva a 10 milioni.

 

Era il 2009, non è stato facile. Alcuni genitori di ragazzi autistici decisero di aprire una casa per curare insieme i loro figli. Acquistarono il terreno. Il sindaco non fece giri di parole: “Nel mio paese – disse – non voglio bambini matti”. Aveva sottovalutato il cavalier Coletti, 58 anni, padre di Martina e di Roberta, gemelle colpite dai disturbi dello spettro autistico. Figlio di contadini, orfano, ex venditore di padelle, ha costruito un colosso internazionale per depurare l’aria. Il posto per restituire la dignità e un ruolo sociale alle persone nascoste è stato trovato. È a Coredo, nel prato vicino a quello della prima cena. Qui, in occasione della giornata mondiale Onu dell’autismo, domenica la senatrice a vita Elena Cattaneo inaugurerà il più avanzato centro d’Europa. Si chiama Casa Sebastiano, come il bambino che ha guidato tutti.

 

Per buttare giù il muro dell’indifferenza ci sono voluti cento soci, una fondazione, 1.500 volontari, quattro cooperative, la generosità dei massimi scienziati di questa patologia. Anche l’ente pubblico ha capito. Restava il problema dei soldi. Nella tempesta della crisi, per una volta, il cuore ha risposto. Giovanni Coletti si è perfino inventato scrittore, pubblicando Sfigatamente fortunato, libro straordinario che racconta il prodigio della sua storia. “Un giorno – dice – decisi che era ora di provarci. Se ce l’ho fatta io, ce la fai anche tu”. Amici e volontari si sono reinventati cuochi, artigiani, fotografi e contadini. Grazie al progetto “Bambini delle fate” i soldi sono saltati fuori. Cinquanta medici, psicologi, fisioterapisti e psichiatri possono così accogliere i primi 75 ospiti. Nessuna spesa: per l’autismo, che spesso costringe le famiglie a vendere tutto per pagare l’assistenza, inizia davvero una rivoluzione. Nello stesso spazio, per la prima volta, si offrono riabilitazione intensiva, accoglienza diurna, residenzialità e formazione di personale specializzato. Una persona può essere curata, fino a rientrare attivamente nella vita sociale. Ci sono le stanze che offrono alle famiglie l’opportunità di non consegnarsi all’emarginazione. La prima sala multisensoriale interattiva operante in Italia semplifica la realtà grazie a colori, suoni, immagini e profumi.

 

Un gioiello, ma finisse qui sarebbe quasi normale. Invece la Fondazione trentina per l’autismo ha voluto esagerare, puntando a creare un nuovo modello globale. La scommessa è il reinserimento sociale, a partire dal lavoro. “Ci siamo accorti – dice Coletti – che dopo i 18 anni i ragazzi autistici spariscono. Per l’istruzione e per la sanità, smettono di esistere. Qualcuno finisce nei centri psichiatrici, qualcuno nelle strutture di contenimento, qualcuno viene chiuso in casa. Parliamo di persone che hanno risorse immense, un patrimonio collettivo, non un debito sociale”. Il primo passo l’ha fatto lui. Tre ragazzi sono stati assunti nella sua azienda e sono bravissimi. L’autismo spesso dona alla mente precisione, memoria, il talento per la ripetizione.

 

Così a Casa Sebastiano da domenica si comincia aprendo le porte e facendo. Sono gli ospiti, assistiti dallo staff, a cucinare, a servire a tavola, a gestire la lavanderia e a mantenere pulito l’edificio, certificato Platinum della sostenibilità. Grazie al Politecnico di Milano si apre un laboratorio di arredo e design. La cooperativa Social.Nos avvia l’azienda agricola biologica: tocca ai ragazzi coltivare in proprio verdura e frutta. Il prossimo sogno è la stalla, il pollaio, un caseificio. Le ruspe però sono ancora qui. Entro l’anno nel giardino saranno pronte dieci piccole case-clima, destinate ai ragazzi che raggiungono una certa autonomia. Verranno ad abitarci da soli, per costruirsi una vita piena.

 

L’obbiettivo è sottrarli al limbo e alla vergogna, aiutarli a reggersi finanziariamente sulle loro gambe: il palazzo vicino, trasformato in b&b, sarà la loro sfida. “Sono un egoista – dice Giovanni Colletti – Pensavo solo ai soldi. La mia ossessione era una Ferrari. Due figlie autistiche mi hanno fatto scoprire la vita bella. I miei sogni sono la felicità e la libertà per migliaia di persone condannate a non esistere. Ricevo molto più di ciò che do”. Davanti a Casa Sebastiano il pittore Albino Rossi ha creato gli Occhi del cielo.
Da diciannove canne di notte uscirà la luce blu che guida lo sguardo sopra le nuvole, oltre le montagne. Qui non sarà più buio. Un grazie va detto al bambino che ha scelto di toccare l’acqua del torrente per dirci molte cose.

 

Fonte: La Repubblica online

Redazione: Polo cittadino della salute

  • venerdì, 31 Marzo 2017