La Salute a Torino

Medici senza Frontiere al lavoro tra le palazzine del Moi: “Qui come in missione”

Medici senza Frontiere al lavoro tra le palazzine del Moi: “Qui come in missione”

 

Gli «open day», le giornate a porte aperte a cui ci hanno abituati le scuole per presentare i programmi alle famiglie, si possono fare anche per proporre un impegno di servizio. Un Open Day lo ha organizzato per domani Medici senza Frontiere: per la prima volta adotta questo metodo per cercare volontari destinati a un progetto avviato nell’ex Moi, un programma di informazione socio-sanitaria per aiutare le persone che vivono nelle palazzine a conoscere e ad usare i servizi sanitari territoriali. L’appuntamento, rivolto a persone che hanno voglia di dedicare tempo ad «insegnare cittadinanza», è per le 19,30 presso la sede del Gruppo di Torino di MSF, in via Cernaia 30. Alle persone interessate – e non è necessario essere medici, basta essere muniti di spirito di partecipazione e condivisione – saranno presentate le attività e si raccoglieranno le adesioni.

 

UN OPEN DAY
«Per Medici Senza Frontiere gran parte del problema dell’ex Moi – spiega la dottoressa Elena Mazzola, volontaria del gruppo di Torino -, come di altri insediamenti informali in Italia, risiede nell’isolamento e nella marginalizzazione di cui i suoi abitanti sono vittime». Nelle palazzine dell’Ex Villaggio Olimpico vivono circa 1.300 migranti in condizione di precarietà, tra cui una quarantina di famiglie e numerose donne e minori di circa trenta nazionalità. «Come tutte le persone presenti sul territorio italiano – spiegano i responsabili dell’organizzazione – avrebbero diritto all’assistenza medica, ma per barriere burocratiche o linguistiche una parte rilevante di loro non è iscritta al Servizio Sanitario Nazionale, non ha un medico di famiglia e non ha facile accesso alle cure. MSF all’interno dell’ex-Moi fornisce informazioni e indirizza le persone ai servizi sanitari pubblici». I volontari si occupano inoltre della formazione di alcuni abitanti delle palazzine, affinché possano a loro volta informare le loro comunità, e organizzano eventi di sensibilizzazione. I volontari contano sulla collaborazione dell’Asl, del Comitato di solidarietà e di associazioni.

 

LA NUOVA FRONTIERA
«Nell’ex-Moi abitano uomini, donne e bambini che sono fuggiti da conflitti e violenze indicibili, in gran parte titolari di protezione internazionale e umanitaria, che adesso vivono nella nostra città. Non potevamo ignorarli, fare finta che non esistessero. I nostri sforzi vanno nella direzione della loro inclusione sociale, a partire da un contatto diretto con loro e dalla promozione di un corretto utilizzo dei servizi sanitari del territorio», sottolinea la dottoressa Mazzola. Un intervento significativo quello di MSF, nel momento in cui agli abitanti delle palazzine si guarda non solo in termini di sgombero, ma di inserimento nel tessuto sociale della città.

Il progetto viene definito «pilota» dall’organizzazione – la più grande medico-umanitaria indipendente al mondo – perché per la prima volta i volontari locali prestano un servizio diretto ai beneficiari. Informazioni sull’Open Day al 342.6721045 e su www.facebook.com/msf.torino.

 

Fonte: La Stampa online

Redazione: Polo cittadino della salute

  • martedì, 28 Febbraio 2017