La Salute a Torino

Meningite, in arrivo le linee guida per la vaccinazione. Il 10% della popolazione è ‘portatore sano’

Dalla diagnosi alla profilassi, dai vaccini alla cura. Per dare informazioni sicure e sfatare ‘falsi miti’ sono in arrivo nuove linee guida sulla meningite. Un documento che punta a porre chiarezza e a dare indicazioni a famiglie e operatori sanitari, dopo l’allarme degli scorsi mesi. A confrontarsi sul tema, oggi a Roma, sono stati primari, docenti ed esperti in occasione degli “Stati generali sulla meningite”, organizzati dalla Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), l’Istituto superiore di sanità e il ministero della Salute.

 

I dati. I casi di meningite meningococcica invasiva che vengono ogni anno segnalati in Italia sono circa 200, senza significative variazioni negli ultimi anni. Fra le priorità c’è quella di proteggere i bambini e gli adolescenti, che rappresentano la fascia d’età più a rischio. L’incidenza è maggiore, ricordano gli esperti, al di sotto dell’anno di vita (oltre 4 casi per 100,000 in questa fascia d’età). Più del 50% dei casi sono causati, soprattutto nei bambini piccoli, dal siero gruppo B.

 

Il piano punta a eliminare completamente i casi di meningite. “Un appello per tranquillizzare la popolazione? Dobbiamo pensare che statisticamente nel nostro Paese abbiamo 3 casi di meningite al giorno, nelle loro diverse forme, quindi si parla di circa 1.000 casi l’anno – ha detto il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, presentando le linee guida – . Noi vogliamo che questa cifra si inabissi e l’unico modo per farlo è fare la prevenzione e le vaccinazioni seguendo il calendario, oltre che ovviamente vaccinare i bambini che sono i più esposti e che sono poi quelli che garantiscono la copertura vaccinale dell’intero territorio”. E’ necessario – ha ricordato il ministro – “combattere la cultura New Age in medicina. Ci sono intere Regioni che non ci si vaccina più. Dobbiamo intervenire”.

 

Le famiglie e la scuola. Per coinvolgere sempre di più le famiglie, il ministero sta pensando anche a un maggior coinvolgimento degli insegnanti nelle scuole. “Ad aprile è stato firmato un protocollo di accordo tra il ministero della Salute e dell’Istruzione per inserire nel curriculum scolastico attività specifiche che riguardano la sfera sanitaria, sia per quanto riguarda l’autismo che la salute riproduttiva e le vaccinazioni – spiega
Ranieri Guerra, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute – . Una delle attività che verrà discussa proprio oggi pomeriggio è una collaborazione dal punto di vista normativo tra i due ministeri. La novità potrebbe anche riguardare i nidi, che rientrano nella competenza dei Comuni ma che, a loro volta, “chiedono con insistenza una linea guida nazionale che possa essere adattata ai vari contesti”.

 

I fattori genetici. Il 10% della popolazione può essere in ogni momento portatore di meningococco, ed è probabile che ciascuno di noi ‘ospiti’ il batterio almeno per un periodo della vita. “La grande paura delle scorse settimane – sottolinea Massimo Galli, vicepresidente Simit e professore ordinario di Malattie infettive all’Università di Milano – è ingiustificata perché il 10-20% della popolazione ‘porta’ il meningococco in gola. La maggior parte delle persone lo ha avuto almeno una volta nella vita. Non sono batteri cattivi diventano tali sono in una persona su mille di quelle che lo portano. Probabilmente la causa sono fattori genetici”.

 

Le stime. La stima è che si possa verificare un caso di malattia meningococcica invasiva ogni mille portatori. I tassi di trasmissione, spiegano gli esperti, aumentano nelle comunità, soprattutto di giovani, com ad esempio nelle scuole, nei college, nelle caserem e nelle persone entrate in contatto con casi di malattia meningococcica. Nei Paesi ad alto reddito il carriage è più frequente negli adolescenti e nei giovani (prevalentemente tra gli 11 e i 20 anni) ed è favorito da infezioni respiratorie concomitanti, dal fumo di sigarette, da condizioni di sovraffollamento, dal bacio.

 

I contagi. Tra le indicazioni anche quella delle misure da prendere per evitare eventuali contagi. “L’isolamento, infatti, non dovrebbe esser limitato a persone malate. Andranno fatte campagne epidemiologiche, attraverso tamponi della gola, per capire quanto il batterio sta circolando nella popolazione e quanto, aumentando le vaccinazione, circoli di meno”, spiega Massimo Andreoni, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive del Policlinico Tor Vergata di Roma e past president Simit. Le linee guida conterranno anche indicazioni per riconoscere i segni di malattia, in particolare nei soggetti a rischio. “Vedere bimbi e giovani con febbre alta improvvisa, cefalea e vomito improvviso non correlato al mangiare, deve destare sospetto. In questi casi – conclude Andreoni – bisogna intervenire subito, perché una diagnosi precoce salva la vita”.

 

Il piano nazionale. I vaccini per il meningococco attualmente disponibili in Italia sono tre: un vaccino monovalente coniugato contro il siero gruppo C, un vaccino tetravalente coniugato anti-A,C,Y,W e un vaccino subcapsulare contro il sierogruppo B. Il piano nazionale di immunizzazione appena approvato e che dovrebbe essere esecutivo fra una quindicina di giorni prevede la vaccinazione per il meningococco B nei bambini entro il primo anno di vita, il vaccino per il meningococco C nei bambini tra i 13 e i 15 mesi, il vaccino tetravalente ACYW negli adolescenti (dagli 11 ai 18 anni) e per chi viaggia all’estero in aree endemiche.

La vaccinazione è inoltre raccomandata per tutte le persone considerate a rischio di malattia meningococcica (i portatori di immunodeficienze congenite ed acquisite e di particolari condizioni elencate nel piano). L’efficacia del vaccino monovalente anti meningoccocco C è risultata maggiore del 95% e la durata della protezione è stimata in circa 5-10 anni.

Dal 2015 in Toscana c’è stato un incremento di casi invasivi dovuti a un ceppo appartenente al siero gruppo C e al complesso clonale 11. Si tratta di un ceppo molto invasivo. “E’ un focolaio dato da un unico ceppo – spiega Paola Stefanelli dell’Istituto superiore di sanità – . Di questo stesso ceppo fuori della Toscana ci sono solo 7 casi. Non bisogna creare allarmismi ma la risposta per affrontare queste situazione è vaccinarsi”. Per questo – continua Giovanni Rezza, direttore Malattie infettive, parassitarie ed immunomediate dell’Iss –
è importante una maggiore collaborazione fra società scientifiche e istituzioni per favorire la prevenzione. Le linee guida sono uno strumento per gli infettivologi che potranno seguire nel mondo migliore le famiglie”.

 

Fonte: La Repubblica

Redazione: Polo cittadino della salute

  • mercoledì, 8 Febbraio 2017