La Salute a Torino

Influenza, atteso il picco fra Natale e Capodanno. A letto 5 milioni di italiani

Oltre a vaccinarsi, gli esperti della Società Italiana di Igiene forniscono i consigli da mettere in atto ogni giorno per prevenire l’influenza: dall’igiene delle mani ai cibi-scudo che possono aiutarci a rinforzare il sistema immunitario

 

A pochi giorni dal Natale, i casi di influenza sono in aumento. Secondo i dati di InfluNet, il bollettino di sorveglianza epidemiologica delle sindromi influenzali coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss), fino ad oggi sono stati già 500mila e si stima che alla fine di febbraio l’epidemia Medico che fa vaccinoavrà colpito 5 milioni di persone. In media, tiene a letto per 6 giorni ogni ammalato e, a causa di complicazioni come polmoniti e broncopolmoniti, ogni anno potrebbe provocare la morte di ottomila persone, soprattutto anziani. Ma – secondo gli esperti – c’è ancora tempo per vaccinarsi e soprattutto per imparare le regole della prevenzione da mettere in atto ogni giorno.

Ai virus piace cambiare. I virus influenzali hanno un elevato grado di instabilità genetica. Ecco perché compaiono continuamente delle varianti con potenziale epidemico e, più raramente, pandemico. I tipi virali responsabili dell’influenza sono due: A e B. “Il virus di tipo A” spiega Paolo Bonanni, Coordinatore del Gruppo Vaccini della Società Italiana di Igiene (SItI) “circola attualmente nell’uomo con due sottotipi: H1N1 e H3N2. Il virus di tipo B non possiede sottotipi, ma comprende due lineaggi con corredo antigenico distinto: Yamagata e Victoria”.

Il vaccino “pigliatutto”. In generale, il virus A circola in Europa maggiormente rispetto al virus B e determina spesso i casi con maggiori complicanze. “Tuttavia i dati delle stagioni influenzali dal 2003-2004 al 2012-2013”, continua Bonanni “riportano che il virus B è stato dominante nella stagione 2005-2006 e che in altre tre stagioni c’è stata un’importante co-circolazione di virus di tipo A e B. Per questo è cruciale che ogni candidato alla vaccinazione riceva il migliore vaccino disponibile: quadrivalente (con due ceppi A e due ceppi B) per i più giovani, e invece il vaccino adiuvato o intradermico per i soggetti più anziani”. Non solo anziani e categorie professionali. Il vaccino antinfluenzale, come indica anche la Circolare del Ministero della Salute, è raccomandato, tra gli altri, per bambini di età superiore ai 6 mesi, ragazzi e adulti fino a 65 anni affetti da patologie che aumentano il rischio di complicanze da influenza, e per le donne che all’inizio della stagione epidemica si trovano nel secondo e nel terzo trimestre di gravidanza.

Il picco natalizio. Secondo gli esperti, anche a causa dell’abbassamento delle temperature, i casi di influenza tenderanno ad aumentare proprio in concomitanza delle feste natalizie: “Anche se non è possibile stabilire con certezza l’andamento dell’influenza” dichiara il presidente dell’Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo HappyAgeing, Michele Conversano “si prevede che il picco possa manifestarsi nel  periodo natalizio.

Anziani poco vaccinati. A preoccupare sono soprattutto gli anziani che si vaccinano meno di quanto dovrebbero anche se dal 12simo Rapporto Sanità a cura di Crea Sanità (università Tor Vergata di Roma) è emerso un piccolo miglioramento. Infatti, le vaccinazioni contro l’influenza stagionale negli anziani over 65 registrano nel 2015-2016 un aumento dell’1,3% (arrivando al 49,9%) rispetto alla stagione precedente, quella in cui era esploso l’allarme dopo il blocco cautelativo di alcuni lotti di un vaccino anti-influenza. Nessuna Regione raggiunge comunque la soglia di copertura minima perseguibile del 75%. “C’è tempo fino alla fine di dicembre per effettuare un’adeguata prevenzione della sindrome influenzale e delle eventuali complicanze ad essa correlate – ricorda Conversano – .Oggi ci sono diverse migliaia di morti l’anno per complicanze da influenza, quasi tutte tra gli anziani e per complicanze broncopolmonari; se si combinasse la vaccinazione antinfluenzale al vaccino antipneumococcico, si potrebbe arrivare a ridurre il numero di decessi fino anche del 60%”.

L’igiene delle mani. Sia chi si vaccina sia chi non lo fa, deve comunque mettere in atto alcune regole di prevenzione. A partire da quella considerata più banale ma anche quella meno seguita: curare l’igiene delle mani sempre. Essendo un veicolo di diffusione, gli igienisti sottolineano l’importanza di lavarle con acqua e sapone o detergenti a base alcolica più volte nell’arco della giornata. “E’ importante anche mettere le mani davanti alla bocca e al naso, o se possibile un fazzoletto pulito, quando si tossisce o si starnutisce per evitare la propagazione dell’agente patogeno” suggerisce Bonanni. Se si è malati, meglio rimanere a casa a riposo, evitare di viaggiare, di andare al lavoro o a scuola. In questo modo si limitano non solo le possibilità di contagio con altre persone, ma si riduce anche il rischio di complicazioni e infezioni concomitanti da parte di altri batteri o virus.

I rimedi della nonna. Secondo gli igienisti, i rimedi della nonna vanno bene, ma non sono un farmaco. Tra questi ci sono le bevande calde come brodo, thè o latte con il miele, che aiutano anche a reidratare l’organismo dai liquidi persi con la febbre, e le spremute di arance che garantiscono apporto di vitamina C.

‘Alimenti-scudo’. Anche l’alimentazione riveste un ruolo importante per stimolare e potenziare le nostre difese immunitarie. Frutta, agrumi in particolare, costituiscono ad esempio una carica fondamentale di vitamine – del gruppo B (B1, B2, B6) e C – utilissime per rafforzare il sistema immunitario. Il pesce e, nelle giuste quantità, anche la carne sono altrettanto importanti fonti di proteine e zinco, un micronutriente che gioca un ruolo chiave nel proteggere l’organismo intervenendo nel processo di stimolazione, maturazione e proliferazione dei linfociti T, cellule essenziali per il sistema immunitario.

 

Fonte: La Repubblica on line

Redazione: Polo cittadino della salute

  • giovedì, 22 Dicembre 2016