La Salute a Torino

La palestra che insegna ad allenare la mente

Torino, giochi di gruppo per contrastare le demenze. Può un gioco «salvare» la mente? A sperimentarlo sono stati 30 anziani piemontesi con l’Alzheimer con sfide di memoria e logica, dimostrando come l’allenamento mentale possa prevenire e circoscrivere la demenza senile. Sono oltre un milione gli italiani con disturbi neurodegenerativi e con l’invecchiamento della popolazione il dato è destinato a salire: si stima che nel 2050 i numeri quadruplicheranno. Ma esistono modi per contrastare l’avanzare dell’età e il gioco è uno di questi. Si può allenare la mente quotidianamente, prima dello sviluppo di patologie. E il momento giusto per iniziare è a 30 anni, quando ha inizio il declino cognitivo.

Stimolazione cognitiva

Lo studio sperimentale, realizzato nel polo universitario ospedalieroanziani con Alzainher San Luigi di Orbassano dal geriatra Fausto Fantò e dalla psicologa Chiara Niger, è stato presentato ieri. «Dopo la stimolazione cognitiva c’è un miglioramento, con un incremento medio statisticamente valido nei test di valutazione dell’efficienza intellettiva, ma anche nella qualità della vita. Il training apporta da subito benefici nel rallentare la malattia, soprattutto se proseguito nel tempo», afferma Fantò, primario di Geriatria al San Luigi. A testimoniarlo «sono i famigliari, che assistono i malati. Il più grande traguardo è migliorare la qualità di vita degli anziani, anche solo permettendo loro di ricordare autonomamente di prendere le medicine».

Palestra per la mente

Gli esercizi consistono in giochi di memoria e logica, che si possono svolgere anche in autonomia, ma in caso di demenza conclamata si avranno risultati migliori se svolti in gruppo, perché «nell’Alzheimer la socializzazione ha un ruolo terapeutico» – spiega Fantò -. In un esercizio di memoria visiva si fa vedere al paziente un’immagine complessa. Dopo un certo tempo viene scambiata con un foglio in cui sono presenti molti oggetti, alcuni presenti nell’immagine e altri no, e la persona deve rintracciare quelli visti». L’attività di gruppo, per chi ha i sintomi della malattia, è più narrativa: «Si rievocano situazioni del passato da riflettere in azioni quotidiane. Uno sforzo non banale per chi ha l’Alzheimer», afferma la dottoressa Niger, ma che può essere utile anche a chi non ha ancora problemi. Qualche consiglio? «Leggere a voce alta e fare giochi enigmistici. Il più valido è il Sudoku, un altro è il Bersaglio, quello dell’associazione di parole».

Nuove strategie

La degenerazione cerebrale parte già a 30 anni e si presenta con piccole lesioni che colpiscono il cervello, più delle donne. E spesso si scopre di avere l’Alzheimer anni dopo l’esordio. «La definizione di demenza presenta notevoli complessità che vanno dal declino cognitivo lieve all’Alzheimer, con la riduzione delle funzioni cognitive – memoria, attenzione, linguaggio e ragionamento – fino alla perdita dell’autonomia. Il declino lieve affligge dal 3 al 19% della popolazione e insieme a depressione, apatia e irritabilità viene considerato il maggior fattore di rischio per la progressione a demenza conclamata», sintetizza Fantò. Ma oggi non esistono terapie farmacologiche in grado di influenzare il decorso della demenza. Ecco la necessità di sperimentare strategie per arginare il problema. Anche con il gioco.

 

Fonte: La Stampa online

Redazione: Polo cittadino della Salute

  • mercoledì, 26 Ottobre 2016