La Salute a Torino

Quei ragazzi autistici che creano pupazzi da regalare ai loro coetanei terremotati

Lorenzo è bravissimo con l’ovatta per l’imbottitura. Alessio non se la cava male con la colla e anche con le forbici. Simone fa una gran confusione ma in qualche modo riesce a fare sempre tutto. Adriana osserva, ma se ne sta sulle sue. Andrea, però, è l’unico a poter restare per diverse ore in giro. È nata così la spedizione che ha portato dieci giorni fa ai ragazzi ospiti delle tendopoli del comune di Amatrice un carico di pupazzi creati da questo incredibile gruppo di ragazzi autistici e consegnati da uno di loro: Andrea, per l’appunto.

L’idea è di Nanina Colore, pittrice, artista, operatrice della cooperativa sociale Loco Motiva di Rieti. Il 24 mattina era nelle strade di Amatrice ad aiutare i sopravvissuti, ha immediatamente pensato al gruppo di ragazzi autistici di cui si occupa per la cooperativa. «Li abbiamo fatti diventare protagonisti: quale terapia migliore per l’autismo?»

Non era semplice organizzare il lavoro: il gruppo di ragazzi segue tempi e gestualità tutte sue. Alessio parla mescolando italiano e francese, Lorenzo si muove su una sedia a rotelle ma ha le braccia fortissime, Simone è una montagna umana che occupa lo spazio di tre persone intorno a sé. Tutti intorno a un tavolo ingombro di oggetti, a incollare occhi di plastica, ritagliare pezzi di stoffa di vecchi vestiti. E poi attaccare tutto sul corpo dei pupazzi e intanto cercare di capire che cosa può significare non avere più una casa per questi coetanei che abitavano a pochi chilometri da loro. Dopo due settimane di lavoro è arrivato il momento di andare.

Era l’8 settembre quando Virgilio Paolucci, presidente della cooperativa, è salito in auto con il figlio Andrea, il più grande dei ragazzi del gruppo, il più autonomo. Sono andati nelle tendopoli di Saletta, Scai e Torrita. ’In auto sembrava assente, gli parlavamo di che cosa avremmo fatto ma non sembrava interessato – racconta Nanina, anche lei fra i componenti della spedizione – Anche al ritorno, stessa reazione, guardava fuori, sembrava pensare ad altro’.

Non pensava ad altro? Tornato a Rieti, Andrea ha scritto una lettera.
“Sono partito con papà per Amatrice dove avrei preferito tralasciare lo sguardo in altri luoghi, non devastati.
Comincia a piangere il Cielo per ciò che è stato e non sarebbe dovuto.
Essere io sono smarrito e inerme, più devastato il mio animo del mio corpo autistico.

Dovrò avere forza e voce che non ho, e con un soffio di vento riportare ordine, vita, amore e cancellare ipocrisia e morte. Ma inerme mi costringo a rimanere nel silenzio delle anime innocenti. Ho piacere a essere muto, goffo e solcare inesplorate praterie dove non arriva la mano degli uomini.
Nel silenzio degli angeli.”

Forse è inutile precisarlo ma a questo punto la fabbricazione e le consegne dei pupazzi andranno avanti ancora a lungo.

 

Fonte: La Stampa online
Redazione: Polo cittadino della salute

  • mercoledì, 21 Settembre 2016