La Salute a Torino

Sanità: il decreto taglia-esami lascia il posto al dialogo medico-paziente

Accordo sui nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea). La ministra della Salute Beatrice Lorenzin: c’è il consenso informale del Mef. IL CONTESTATO decreto ‘taglia-esami’ lascia il posto al senso di responsabilità del medico e a un maggior dialogo col paziente. Si conclude così la vicenda che, nei mesi scorsi, ha attirato polemiche e critiche, tanto da parte dei cittadini che dei medici. La novità, frutto di un lavoro condiviso tra ministero della Salute e professionisti, è prevista nei nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea), su cui, specifica il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, “abbiamo avuto il consenso informale del Mef e aspettiamo a ore la nota ufficiale”.

Nuove prestazioni. Oltre a una gamma di nuove prestazioni a cui i cittadini potranno accedere, i nuovi Lea introducono novità sul ‘Decreto Appropriatezza’, approvato a dicembre scorso con l’obiettivo di limitare le prescrizioni inutili. “Nato con l’obiettivo di creare una cultura diversa che permettesse di responsabilizzare i professionisti nel prescrivere in modo appropriato, – ha spiegato Lorenzin – non ha dato i risultati sperati”. Con i nuovi Lea, “abbiamo superato Ministra della Salutequel provvedimento”.

Libertà di prescrivere secondo necessità e coscienza. Non solo non ci saranno sanzioni, come già previsto da una delle modifiche introdotte in questi mesi, ma viene ribadita la libertà di prescrivere secondo necessità e coscienza. “Il medico potrà continuare a prescrivere tutto quello che riterrà necessario alla tua salute”: ribadisce un manifesto ad hoc che verrà diffuso negli studi medici per informare i cittadini del cambiamento. Se non è un dietro front poco ci manca. Ma, di fatto, il tema dell’appropriatezza resta. Si introduce infatti, “un regime prescrittivo concordato con medici e società scientifiche basato sul senso di responsabilità”, ha spiegato Lorenzin. Non ci sarà però l’obbligo di note in ricetta da parte del medico, bensì solo l’indicazione del quesito diagnostico.

Valutazione complessiva. Non ci sarà un monitoraggio della singola prescrizione ma dell’operato complessivo dei prescrittori. Inoltre nel mirino non ci sarà più un ampio paniere di 200 prestazioni ‘a rischio inappropriatezza’, ma un gruppo ristretto, per lo più relativo a test genetici.

L’accordo. L’accordo, sottolinea Lorenzin “inaugura un nuovo metodo di lavoro insieme alle categorie coinvolte” e garantisce “libertà di prescrizione ma con un occhio alla sostenibilità del sistema”. Si ritorna, sottolinea Roberta Chersevani presidente della Federazione ordini dei medici (Fnomceo), “a un’autonomia che deve avere vincoli e dimostrare la responsabilità di una categoria. Il medico potrà continuare a prescrivere perché preoccupato della salute del proprio assistito ma è importante tenere conto di evidenze scientifiche e regole”. Fondamentale, poi, aggiunge, “è la comunicazione e la relazione col paziente. L’informazione è centrale nel nostro lavoro perché il paziente che viene messo a conoscenza delle motivazioni può più facilmente accettare un sì o un no da parte del medico”.

Fine ‘dell’appropriatezza prescrittiva’. “Prendiamo anche favorevolmente atto –  spiega Giacomo Milillo, segretario della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg) – della decisione di abbandonare la chimera della ‘appropriatezza prescrittiva’ che proponeva in realtà un modello di medicina amministrata antitetica ai progressi della ricerca, sempre più orientata alla personalizzazione delle cure”.

 

Fonte: La Repubblica online

Redazione: Polo cittadino della Salute

  • giovedì, 28 Luglio 2016