La Salute a Torino

“Tumori, meno ospedali ma interventi più sicuri”

Quattro quadranti territoriali (Torino, Piemonte Nord-Est, Sud-Est e Sud-Ovest), in ciascuno dei quali sono stati individuati i Centri di riferimento per ogni patologia tumorale. E questo, fatta salva la libertà dei pazienti di continuare a farsi curare dove credono.

Salto di qualità

La riforma della Sanità piemontese si estende alla Rete oncologica Piemonte-Valle d’Aosta, già oggi prima in Italia, riorganizzandola all’insegna di maggiore efficienza e sicurezza: due facce della stessa medaglia. La premessa sono i parametri fissati dal Patto della Salute, ovvero il numero di interventi operatori che garantiscono la soglia di sicurezza, già utilizzati dalla Regione per varare il riordino della rete ospedaliera. Qualche esempio: 150 interventi l’anno per il tumore alla mammella, 50 per i tumori del colon-retto, 30 per i tumori dell stomaco, 20 per quelli del pancreas e delle vie biliari.

Centri di riferimentointervento chirurgico

Stesso discorso per la Rete oncologica, che verrà ridisegnata sui Centri di riferimento per il trattamento di vari tipi di tumore: quelli in cui il malato – indirizzato dai Centri di Accoglienza e Servizi, dalle Asl, dai direttori di Distretto e dai medici di medicina generale – non solo riceverà le risposte più appropriate, sul fronte terapeutico e assistenziale (compresa la pratica per accedere all’esenzione dal ticket), ma verrà preso in carico per tutto il percorso di cura.

I requisiti

Non a caso, tra i requisiti per classificare i Centri di riferimento o «Hub», pubblici e privati accreditati (come il Cottolengo), ci sono il modello organizzativo, il volume di attività appropriata, l’esperienza degli operatori e le dotazioni tecnologiche. Gli altri centri della Rete oncologica diventeranno «Spoke», possiamo chiamarli di secondo livello, e avranno un ruolo terapeutico diverso: comunque a valle degli interventi chirurgici (ad esempio i trattamenti basati su chemioterapia e radioterapia).

Un salto di qualità, quello presentato dall’assessore Antonio Saitta con il direttore della sanità, Fulvio Moirano, e il direttore della Rete, Oscar Bertetto, che in prospettiva prefigura anche spostamenti di personale medico.

In base alla nuova organizzazione, per il tumore alla mammella i Centri di riferimento in Piemonte scenderanno da 40 a 16. Nel caso di tumore del colon-retto, invece, saranno il san Giovanni Bosco, Cottolengo, Gradenigo e ospedale di Ivrea a Torino Nord, Mauriziano, San Luigi di Orbassano, Candiolo, Martini, Pinerolo-Rivoli a Torino Ovest, Città della Salute e Moncalieri a Torino Sud-Est.

La nuova Rete

Impossibile riassumere l’elenco dei Centri «Hub» (riportato sul sito www.regione.piemonte.,it/sanita), divisi per patologia: 16 per il tumore alla mammella (7 a Torino), 22 per i tumori del colon retto (11 a Torino), 20 per i tumori allo stomaco (10), 3 per i più rari tumori dell’esofago (1), 9 per i tumori del pancreas-vie biliari (3), 9 per il tumore del fegato (3), 8 per i tumori ginecologici (5), 15 per i tumori cutanei (7), 6 per i tumori toraco-polmonari (3), 15 per i tumori della testa e del collo (7), 18 per i tumori della tiroide e delle ghiandole endocrine (7), 23 per i tumori urologici (12), 6 per i tumori del sistema nervoso (3), 20 per i tumori ematologici (8). Per i sarcomi muscolo-scheletrici si individua un unico centro presso la Città della Salute: il Cto, che ne fa parte, è individuato come riferimento per gli interventi più complessi sulle metastasi ossee. Come ha spiegato Saitta non si tratta di un elenco immutabile: i Centri «Hub» che non manterranno i requisiti perderanno la qualifica.

 

Fonte: La Stampa on line

Redazione: Polo cittadino della Salute

  • venerdì, 27 Novembre 2015