La Salute a Torino

Diabete: “Uccide 5 milioni di persone l’anno. Più di Aids, malaria e tbc messi insieme”

Report sulla malattia in occasione della Giornata mondiale. Enzo Bonora, presidente della Società italiana di Diabetologia: “Viviamo in un ambiente ‘diabetogenico’ “

Una malattia forse sottovalutata. Il diabete causa nel mondo 5 milioni di morti all’anno, più della somma delle vittime di Aids, malaria e tubercolosi (3,6 mln). Questi i numeri dell’International diabetes Federation (Idf) nella settima edizione di Idf Diabetes Atlas, l’Atlante reso pubblico in occasione della Giornata mondiale che si tiene il 14 novembre. Nel mondo un adulto su 11 ha il diabete, per un totale di 415 milioni di malati. Di questi si ritiene che quasi la metà (46,5%) non abbia ancora ricevuto una diagnosi. Se non curato, il diabete può causare complicazioni cardiache, cecità, insufficienza renale e amputazioni. I tre quarti delle persone con diabete vivono in Paesi in via di sviluppo e il 12% della spesa sanitaria mondiale (673 miliardi di dollari, cioè 626 mld di euro) è assorbito dalla cura di questa malattia. E anche le prospettive per i prossimi 25 anni sono preoccupanti: l’Idf prevede infatti che entro il 2040 il diabete colpirà un adulto su dieci, causando 642 milioni di casi in tutto il mondo.

 

I casi in aumento. In Italia i pazienti sono circa 4 milioni; a questi va aggiunto un altro milione di persone, che ancora non sanno di avere la malattia. Sono numeri in aumento costante, raddoppiati rispetto a 30 anni fa. “I casi aumentano soprattutto perché viviamo in un ambiente ‘diabetogenico’. La vita moderna fa sì che la sedentarietà imperi e che ci sia un accesso illimitato al cibo. Lo stress della vita moderna inoltre induce a ricercare delle ‘ricompense’. E quella di più facile accesso è il cibo ad elevato contenuto di calorie. Questo eccesso porta, se non all’obesità, almeno al sovrappeso, condizione che aumenta il rischio di diabete – spiega Enzo Bonora, presidente della Società italiana di Diabetologia (Sid) – . Inoltre l’allungamento della vita media e l’aumento della popolazione anziana presenta un progressivo deterioramento di tutte le funzioni fisiologiche, comprese quelle relative al controllo glicemico. Va anche detto che in Italia le persone con diabete possono contare su un’assistenza in assoluto tra le migliori del mondo, questo consente loro di vivere a lungo. Infine l’attenzione è aumentata rispetto a 30 anni fa: quello che a quell’epoca veniva liquidato con “è solo un po’ di glicemia alta”, oggi viene considerato giustamente diabete”.

 

L’alimentazione. Per prevenire questa patologia è importante alimentarsi in modo corretto, fin dai primi mesi di vita. “Oggi che quasi tutti introducono giornalmente un numero di calorie più alto di quello che dovrebbero in considerazione della attività fisica che svolgono; il bilancio energetico positivo fa aumentare di peso e questo predispone al diabete. Il primo consiglio per prevenire è quindi ridurre le calorie, mangiando ogni giorno un po’ meno – spiega Bonora – . Molti studi hanno dimostrato che alcuni alimenti proteggono dal diabete: la verdura e il pesce, mentre altri lo favoriscono (zuccheri semplici, grassi). In realtà si può mangiare tutto, basta non esagerare con le quantità”.

 

‘No’ alle bibite zuccherate. “La dieta nord-europea o americana, ricca di calorie, di zuccheri semplici e di grassi non fa bene – aggiunge Bonora – . La bevanda migliore è l’acqua, alla quale noi adulti possiamo affiancare un buon bicchiere di vino. Da evitare invece le bibite con zuccheri aggiunti perché sono calorie che entrano ma che non vengono percepite come tali. Dovremmo tornare a mangiare tre volte al giorno e non fare continuamente spuntini perché in questo modo la quantità di calorie introdotte sfugge dal nostro controllo”.

 

Il test. L’analisi di nuovi parametri di lettura, sul test economico e comunemente impiegato, noto come curva glicemica, renderà possibile prevedere il diabete entro i prossimi 5 anni anche in chi non è a rischio. Ma oggi quali sono gli strumenti a disposizione dei pazienti? “Il modo più semplice è misurare il livello di zucchero, la glicemia, nel sangue, in genere al mattino a digiuno. Tuttavia, alcune persone che hanno una normale glicemia a digiuno, presentano valori alti durante un test che si chiama carico orale di glucosio (‘la curva’). In genere si misura la glicemia 2 ore dopo aver ingerito lo zucchero ma un recente studio italiano ha mostrato che anche chi ha valori alti dopo un’ora presenta un aumentato rischio di diabete”.

 

La ricerca. La cura dei diabetici impegna molte risorse nel nostro paese e in tutto il mondo. Per liberare risorse è importante investire nella ricerca. Diverse le terapie in fase di sperimentazione. “Il trapianto di cellule staminali è ancora acerbo ma promettente – spiega ancora Bonora – . Non è possibile dire con certezza tra quanto tempo arriverà alla pratica clinica corrente. Diverso il discorso del pancreas artificiale, che è in fase molto avanzata di sviluppo e l’Italia è all’avanguardia con un centro che opera a Padova. In tempi recenti il pancreas artificiale è uscito dal guscio protettivo dell’ospedale e alcuni pazienti lo hanno sperimentato a casa propria con buoni risultati sul controllo della glicemia. Non è ancora perfetto ma non è lontano il momento in cui questa strategia terapeutica sarà disponibile. Credo che potrà essere di più largo accesso e utilizzo rispetto al trapianto di isole o di cellule staminali”.

 

Fonte: La Repubblica on line

Redazione: Polo cittadino della salute

  • martedì, 17 Novembre 2015