La Salute a Torino

Quelle malattie reumatiche che ci cambiano la vita

Si stima che ogni famiglia abbia in qualche modo a che fare con una malattia reumatica. Queste patologie sono oltre duecento, sono croniche, invalidanti e riguardano anche i più giovani. Nel complesso, sommando quelle a carattere degenerativo, come l’osteoporosi, e quelle a carattere infiammatorio, come i vari tipi di artriti e le malattie sistemiche del connettivo, a soffrirne è il 10% della popolazione italiana, secondi i dati ISTAT, che stimano in un 2% l’incidenza delle artriti infiammatorie (poliartriti), malattie croniche e infiammatorie come l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica e le spondiliti, che senza trattamento adeguato evolvono fino a causare deficit funzionali delle articolazioni interessate, con conseguente invalidità. In Europa, secondo l’EULAR European League against Rheumatism, sono oltre 120 milioni le persone colpite, circa un quarto dei cittadini europei.

Per celebrare la Giornata Mondiale del Malato Reumatico 2015 sono in corso in tutta Italia eventi e seminari dedicati ad aumentare la consapevolezza su questa malattia.

 

OBESITÀ E FUMO TRA I FATTORI CHE INCENTIVANO I RISCHI
Nei paesi occidentali, dove vengono trattati con sempre maggior efficacia, i malati reumatici sono in aumento. «La prevalenza è in costante crescita anche a causa della diffusione e rilevanza di alcuni dei fattori predisponenti: l’obesità, i fattori genetici, i lavori usuranti per le articolazioni e l’aumento della età media» spiega Angela Tincani, vice presidente nazionale della Sir Società italiana di reumatologia, ordinario di reumatologia all’Università di Brescia e responsabile dell’unità operativa di Reumatologia e immunologia clinica degli Spedali Civili.

Non da ultimo «il fumo. Tutti sanno che causa tumori e malattie cardiovascolari, ma pochi sanno che causa malattie reumatiche. Per esempio, là dove esista già una familiarità per patologie reumatiche, il fumo può essere il trigger scatenante e quindi andrebbe assolutamente evitato».
Per questo, uno stile di vita sano, il controllo del peso corporeo, la lotta alla sedentarietà sono fondamentali nella gestione della malattia e non solo per la sua prevenzione.

 

DALLA DIAGNOSI PRECOCE AL TRATTAMENTO PERSONALIZZATO
La gestione del malato reumatico richiede un’equipe interdisciplinare, che comprenda il reumatologo, il fisioterapista, l’ortopedico ed altri specialisti per gli eventuali problemi legati all’assunzione di farmaci immunosoppressivi. Il medico di base è comunque fondamentale, anche al momento della diagnosi. «Il problema del ritardo nella diagnosi esiste: nel mondo mediamente passano 6-7 anni dai primi sintomi alla diagnosi di spondiloartite» spiega la reumatologa.

«D’altra parte ci si sforza di fare diagnosi precoce. Per un paziente con artrite reumatoide, ad esempio, intervenire nel periodo in cui la malattia è sensibile al trattamento, cioè nella “finestra di opportunità” dei primi 6-12 mesi, significa poterla curare. Oltre alla diagnosi precoce, un’altra strategia è quella di stratificare il paziente a seconda del rischio e attuare pertanto un approccio terapeutico personalizzato».

 

MOLTE LE POSSIBILITÁ TERAPEUTICHE: ECCO I FARMACI
Negli ultimi vent’anni, si è assistito ad un notevole avanzamento nei trattamenti per le malattie reumatiche: dai primi farmaci biologici di vent’anni fa, anticorpi monoclonali in grado di bloccare le citochine infiammatorie, somministrati per via endovenosa o sottocutanea, molto efficaci e che hanno radicalmente cambiato la vita dei pazienti affetti da talune patologie, fino a nuovi anticorpi monoclonali e ad altri farmaci biologici prodotti da assumere per via orale, e taluni sono arrivati o sono in arrivo anche in Italia, che bloccando vie enzimatiche intracellulari riducono la produzione di citochine, invece di interferire con la loro azione.

«Nell’ultimo anno è anche arrivato il primo “biosimilare”, cioè il generico dell’infliximab, il primo farmaco biologico inibitore del TNF-alfa prodotto. Anche questo è un dato importante in quanto tende a far diminuire i costi di questi trattamenti, che così saranno disponibili per un numero maggiore di pazienti» spiega la professoressa Tincani, che aggiunge: «Infine ci sono farmaci in studio costruiti con tecnologie ancora più innovative che ci auguriamo saranno efficaci per i pazienti particolarmente resistenti al trattamento. Non bisogna poi dimenticare che la malattia reumatica più comune, l’osteoartrosi è ancora orfana di trattamenti di fondo».

 

IL RUOLO ATTIVO DEL PAZIENTE E DELLE ASSOCIAZIONI
Con lo slogan “Il destino è nelle nostre mani. Usiamole per aiutarci”, la giornata del malato reumatico 2015 è dedicata in particolare all’auto-aiuto, concetto fondamentale nel trattamento di una malattia cronica. Le mani, simbolo della sofferenza e della limitazione funzionale delle persone affette da patologie reumatiche, sono anche un gesto di aiuto.

«Il malato reumatico deve essere protagonista della sua malattia e la creazione di un feeling con il medico è fondamentale, come accade in ogni buona squadra. Bisogna portare il paziente a co-gestire la sua malattia sia in termini di trattamento, un paziente convinto sarà aderente alla terapia, sia in termini di stili di vita, vista l’importanza del movimento, dell’alimentazione corretta e anche della vita sociale» spiega la professoressa Tincani.
In tutto questo le associazioni dei Pazienti reumatici sono molto attive e svolgono un ruolo fondamentale per la qualitàdella vita di questi malati.

 

Fonte: La Stampa on line

Redazione: Polo cittadino della salute

  • lunedì, 19 Ottobre 2015