La Salute a Torino

Gli anziani mangiano male? Sono soli e il senso del gusto è cambiato

Esperti a convegno per studiare l’alimentazione nella popolazione degli over 65. L’invecchiamento inarrestabile della popolazione costringe sempre di più medici, scienziati ed istituzioni ad occuparsi del rapporto tra anziani, cibo e nutrizione. Nel 2060, la popolazione mondiale raggiungerà quota 10 miliardi, con 465 milioni di over 80 e 1miliardo e 748 milioni di over 65. E se negli anni Cinquanta ogni dieci nuovi nati un individuo superava la soglia della vecchiaia, le proiezioni indicano che nel 2050 questo rapporto sarà di tre a due. Tale cambiamento della composizione della popolazione si accompagna ad una variazione dei suoi bisogni nutrizionali. E se da un lato una corretta alimentazione nell’anziano è fondamentale perché può ridurre l’incidenza di patologie come diabete, l’ipertensione, o disturbi come la glicemia e colesterolo alto, dall’altro sempre più studi confermano che con l’età cambiano i gusti e le abitudini alimentari. E non sempre in meglio.

Delle necessità di una popolazione sempre più anziana si è parlato nel corso del convegno internazionale “Dietary needs of healthy and frail older people”, organizzato dal professor Giorgio Annoni della scuola di specializzazione in geriatria dell’Università di Milano-Bicocca e promosso dal Comitato scientifico “Le Università per Expo 2015” e dallo Steering Committee of EU Scientific Programme for EXPO 2015.

600 milioni di persone con i capelli grigi

L’invecchiamento della popolazione è il risultato di anziano al baruna molteplicità di fenomeni: l’allungamento dell’aspettativa di vita, il calo delle nascite, il sopraggiungere della vecchiaia per le generazioni dei baby boomers ma anche le migrazioni di individui giovani e adulti che si installano definitivamente in un nuovo paese dove passeranno la vecchiaia. «L’invecchiamento demografico non ha confini e sempre meno li avrà in futuro» ha spiegato il professor Gian Carlo Blangiardo del Dipartimento di Statistica e Metodi Quantitativi della Bicocca. «A livello mondiale la popolazione anziana, convenzionalmente i soggetti in età 65 e più, è oggi stimata in circa 600 milioni di persone (su un totale di 7,3 miliardi) e si accrescerà di oltre un miliardo nei prossimi 40 anni». Una crescita esponenziale che riguarda anche il nostro paese. Secondo i più recenti dati Istat, infatti un italiano su 5 è ultra sessantenne e che nel 2050 circa il 34 per cento della popolazione italiana avrà più di 65 anni, contro il 19,5 del 2005.

La minaccia della malnutrizione

L’obesità è la più diffusa forma di malnutrizione nei paesi ricchi e si sta diffondendo anche nel resto del mondo. Nel 2010, era sovrappeso il 42% degli over 65 erano sovrappeso, era obeso 15%. Ma la malnutrizione può riguardare anche i normopeso che non assumano tutti i nutrienti necessari. E gli anziani sono tra le fasce di popolazione più a rischio, anche a causa dei cambiamenti delle abitudini alimentari dovute a molte cause, dagli acciacchi dovuti all’età o patologie più gravi, dalla solitudine che costringe a prepararsi da soli il proprio pasto, alle precarie condizioni economiche, fino alle fisiologiche modificazioni della percezione dei gusti e degli odori.

Una diversa sensibilità gustativa

L’alterazione della percezione dei sapori e degli odori del cibo che spesso sopraggiunge con l’età è in grado di condizionare le preferenze alimentari e quindi lo stato nutrizionale generale del soggetto. Questo cambiamento fisiologico può essere aggravato da molteplici fattori, tra cui una disfunzione dei recettori del gusto e del flusso salivare, una ridotta capacità olfattiva, una disregolazione dell’assunzione di cibo. «Pur non essendoci consenso generale sul fatto che una compromissione della capacità di percezione chemosensoriale sia di per sé un effetto dell’età, è comunemente accettato che essa venga fortemente aggravata da eventi associati all’invecchiamento, come la comparsa di malattie, il ricorso ad un maggior uso di farmaci, l’avere delle protesi dentarie che possono ostacolare la masticazione, e dai cambiamenti nello stile di vita legati all’età» ha spiegato il professor Giuseppe Sergi della Clinica Geriatrica dell’Università degli Studi di Padova. Se le soglie gustative si alzano un po’ per tutti i sapori (e così, ad esempio, un cibo dolce deve essere un po’ più dolce di un tempo per esser percepito tale), tuttavia, i dati comportamentali invece indicano che a subire un incremento è solo il consumo di alcuni cibi (i dolci e i salati, invece gli amari e gli acidi diminuiscono). Ciò indica che ad intervenire sono anche altri fattori, come quelli sociali, il contesto ambientale, le preferenze individuali, la convenienza.

Gli anziani da soli più a rischio di quelli che vivono in famiglia

«Molte ricerche hanno evidenziato come il mangiare e la preparazione dei pasti siano tra le attività che più differenziano la condizione quotidiana degli anziani soli rispetto a quella di chi vive in famiglia» ha spiegato Carla Facchini, Direttrice del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Secondo l’Indagine Multiscopo Istat del 2010 (un campione di circa 60.000 intervistati, di cui quasi 13.000 con almeno 60 anni), anche a parità di età e di sesso, gli anziani che vivono soli mangiano meno frequentemente patate, verdura, frutta, uova, pasta, riso, carne (di tutti i tipi), pesce, snack e dolci. «La meno frequente presenza di alimenti importanti fa ipotizzare diete più monotone e, presumibilmente, anche più povere».

In genere, gli studi fin qui svolti su anziani in casa o in strutture residenziali o ospedaliere hanno osservato una riduzione del consumo di frutta, verdura, fibre, e un netto aumento di cibi poco salutari, come quelli dolci ipercalorici e salati, con un conseguente aumentato rischio cardiovascolare e di malattie metaboliche. Attenzione anche alle strategie per esaltare il gusto e rendere certi cibi più attraenti per gli anziani: andrebbero usate spezie piuttosto del sale, le macedonie più dolci della frutta e le verdure cotte meno dure e amare della verdura cruda.

 

Fonte: La Stampa on line

Redazione: Polo cittadino della Salute

  • mercoledì, 5 Agosto 2015