La Salute a Torino

Mal di testa dei bambini: diagnosi in ritardo, basterebbe un diario sui segnali d’allarme

I neurologi parlano del 5% dei bambini che soffre di emicrania, i pediatri, riuniti a Capri per i corsi delle Scuole di Paidoss, Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza, accreditano fino al 9% degli under 12. E la diagnosi corretta arriva sempre con ritardi biblici: due anni in media, anche tre dai primi sintomi, dice Bruno Colombo, responsabile del centro per la cura e la diagnosi delle cefalee dell’età pediatrica ed adulta dell’università Vita-salute, ospedale San Raffaele di Milano.

L’attenzione dei genitori, un “diario del mal di testa” e un semplice questionario (5 domande) dei pediatri potrebbero ridurre di molto questo calvario dei piccoli pazienti. I dati forniti da Colombo fanno riferimento ad un lavoro pubblicato tempo fa su Headache: 20 mesi di attesa, con punte di 36. “È per questo – spiega – che servono programmi per rendere più partecipi i pediatri. Serve una cultura della patologia anche minima per riuscire a cogliere il ‘sommerso’, tutti quei casi che arrivano troppo tardi, dopo essere passati magari da specialisti non idonei, come l’odontoiatra, o attraverso test diagnostici costosi e non conclusivi”.
E’ tra i 7 e gli 11 anni che c’è l’esordio dei sintomi; almeno tre-quattro episodi al mese. Nei più piccoli sono i maschi ad essere più colpiti, con la pubertà, invece, le femmine diventano ampiamente maggioranza.

 

IL RUOLO DEI GENITORI – “Il genitore dovrebbe iniziare a preoccuparsi innanzitutto se anche lui soffre di emicrania – sottolinea l’esperto – ; la familiarità, infatti, aumenta del 40% il rischio, e del 70% se a soffrirne sono entrambi i genitori. Poi si deve osservare il comportamento del bambino, che spesso non è in grado di comunicare bene il dolore. Un bimbo che soffre di emicrania si ritira dalle attività sociali, evita gli sforzi, ha tutta una serie di comportamenti che devono essere presi sul serio, mentre qualche volta si è portati a pensare che sono un modo per attirare l’attenzione. Ha sintomi come nausea e vomito, fotofobia. Il pediatra, poi, con poche domande mirate può confermare il sospetto”. Il “diario del mal di testa” dove segnare gli eventi, la concomitanza di assunzione di alcuni cibi o altre sostanze, le “relazioni pericolose”, le ricorrenze legate a particolari fatti. “Abbiamo visto recentemente che un incremento si è avuto solo perché si salta di fatto la colazione mattutina; si manifestano fenomeni di emicrania durante le ore scolastiche per una semplice ipoglicemia”, segnala l’esperto.

Una volta ottenuta una diagnosi certa ci sono delle alternative terapeutiche. “La prima cosa che chiediamo ai genitori – spiega Colombo – è appunto tenere un diario delle crisi. Se si supera il limite di 4 attacchi al mese, interveniamo. Dal punto di vista della terapia stiamo ottenendo buoni risultati con la Ginkgolide B insieme a coenzima Q10, vitamina B12 e magnesio, anche il Partenio che ha caratteristiche ipotensive, tutte sostanze naturali, mentre in casi più gravi si possono usare gli antidolorifici a minore impatto. Servono comunque studi più larghi su questi nutraceutici. Ci sono poi dei cambiamenti di stili di vita, a cominciare dall’eliminazione di alcuni cibi, che possono aiutare. L’importante è non affidarsi al ‘fai da te’, come fanno ad esempio certe mamme che danno al figlio i loro stessi farmaci”.

Secondo un altro studio, sempre firmato dal team di Colombo, su Neurological Science nel 2014, l’80% dei piccoli pazienti ha usato medicine alternative o complementari. Si ritardano così, spesso, le corrette diagnosi e le cure, con in più forti problemi legati alle interazioni con i farmaci.

 

PEDIATRI IN PRIMA LINEA -Il ruolo dei pediatri è di raccordo, considerando i Centri per le cefalee il secondo livello per i casi più gravi: la familiarità deve far scattare un campanello d’allarme e cinque domande possono indirizzare al tipo di emicrania (la più diffusa è l’emicrania senza aura). Dove senti il dolore? Com’è il dolore, se batte o schiaccia (cefalea tensiva)? Quanto dura? (emicrania da 1 a 72 ore; cefalea tensiva anche una settimana). Quanto è forte? Peggiora con lo sforzo? (segno di emicrania).

Il fatto è che le basi neurofisiologiche dell’emicrania non si conoscono ancora, sebbene siano i neurotrasmettitori (serotonina) e le proteine della membrana neuronale ad essere coinvolti; si sa che siamo di fronte ad alterazioni transitorie del funzionamento delle cellule nervose. Nelle diagnosi si distinguono le cefalee primarie (emicrania, cefalea muscolo-tensiva, cefalea a grappolo, quest’ultima un tempo ) e le cefalee secondarie (secondarie a patologie cerebrali, craniali o psichiatriche, oltre a quelle derivanti da abuso di farmaci, ad es. analgesici), infine le nevralgie craniali, tra cui la nevralgia del trigemino.

 

Fonte: La Repubblica on line

Redazione: Polo cittadino della salute

  • venerdì, 17 Aprile 2015