La Salute a Torino

Tumore pancreas, rimborsabile nuova terapia in nanoparticelle

Via libera delle autorità sanitarie per il trattamento con il paclitaxel legato all’albumina, giù utilizzato per le metastasi al seno. Una sorta di “chemioterapia intelligente” che grazie alle nanotecnologie assicura una maggiore precisione nel ‘colpire’ la parte malata e prolunga la sopravvivenza media.

 

Aggressivo, ma asintomatico e per questo difficile da diagnosticare in fase iniziale, è considerato il più letale tra tutti i tipi di tumore. È il carcinoma del pancreas che in Italia colpisce ogni anno 5.500 uomini e 5.900 donne. Ora per combattere questo tumore che fa molta paura arriva dalla nanotecnologia una nuova chance terapeutica disponibile anche in Italia.

 

La “chemioterapia intelligente” – Dopo l’approvazione del farmaco da parte dell’FDA e della Commissione Europea già nel 2013, anche in Italia si è concluso positivamente l’iter di approvazione per la rimborsabilità a carico del Servizio Sanitario Nazionale del paclitaxel legato all’albumina formulato in nanoparticelle per il trattamento in prima linea di pazienti con adenocarcinoma del pancreas metastatico, in combinazione con la gemcitabina. Si tratta di un farmaco già rimborsato in Italia dal 2011 per il trattamento del tumore della mammella metastatico. L’approvazione di questa nuova indicazione per il tumore metastatico del pancreas è particolarmente significativa perché, in Europa, negli ultimi otto anni non ci sono stati nuovi farmaci approvati per il trattamento di questa patologia.

 

La precisione della nanotecnologia – Ma qual è il valore aggiunto di questa nuova terapia? Gli esperti, intervenuti oggi a Milano nella conferenza stampa di lancio del nuovo farmaco, spiegano che ha un’azione chemioterapica più selettiva che aiuta a migliorare i risultati nei pazienti affetti da tumori incurabili e difficili da trattare. La tecnologia “nab” brevettata dall’azienda Celgene sfrutta in pratica la nanotecnologia per migliorare la somministrazione mirata delle terapie antitumorali. Questa tecnologia consiste nell’impiego dell’albumina, una proteina umana naturalmente presente nell’organismo di dimensioni quasi nanometriche, in cui vengono racchiusi farmaci chemioterapici che vengono così trasportati direttamente nella sede del tumore. Per avere un’idea, un nanometro corrisponde in scala 1/100 a una cellula ematica umana.

 

Gli studi di efficacia – Nell’iter di valutazione che ha portato poi all’approvazione dell’indicazione per il tumore metastatico del pancreas, sono stati presi in considerazione i risultati dello studio MPACT (Metastatic Pancreatic Adenocarcinoma Clinical Trial), studio internazionale di fase III, pubblicato sul New England Journal of Medicine. Lo studio MPACT ha arruolato 861 pazienti con adenocarcinoma del pancreas metastatico, mai sottoposti a precedente chemioterapia e seguiti presso 151 centri in 11 Paesi in America del Nord, Europa Occidentale e Orientale e Australia. Nel corso dello studio, nab-paclitaxel in combinazione con la gemcitabina ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza globale mediana rispetto alla monoterapia con gemcitabina (8,5 mesi contro gli attuali 6,7 mesi) e una riduzione complessiva del rischio di morte del 28%. Il farmaco Nab-paclitaxel è attualmente in varie fasi di studio anche per il trattamento di altri tipi di tumore: carcinoma polmonare non a piccole cellule, melanoma, carcinoma della vescica, carcinoma ovarico e carcinoma mammario (per estensione dell’indicazione attuale nella malattia metastatica).

 

Il tumore del pancreas – È una tra le patologie tumorali più gravi e letali, che si colloca tra le prime 5 per incidenza. La maggior parte dei pazienti che ne sono affetti non sopravvive trascorsi i primi mesi dalla diagnosi: dopo 5 anni la mortalità è ancora del 95%. In Italia, il tumore del pancreas rappresenta il 3% di tutti i tumori e il tasso di mortalità, pari al 7% l’anno, risulta essere la quarta causa di morte tra le patologie oncologiche dopo i 50 anni e si prevede che possa diventare la seconda causa di morte per tumore entro il 2020. Il tumore del pancreas è caratterizzato da uno sviluppo spesso rapido, aggressivo e da una diagnosi tardiva; inoltre è particolarmente resistente ai farmaci. Quasi asintomatico al suo esordio, si manifesta solo quando le metastasi agli organi contigui (vie biliari e fegato) ne palesano la presenza. Di conseguenza il paziente e i suoi familiari si trovano ad affrontare la malattia quando già è in stadio avanzato, senza prospettive di cura efficaci e con gravissime conseguenze immediate, sia fisiche che psicologiche. Infatti, per questi pazienti la sopravvivenza stimata a 5 anni è solo del 2%. Il 99% dei pazienti ai quali è stato diagnosticato un carcinoma pancreatico muore a causa della malattia, la maggior parte di essi entro un anno dalla diagnosi. L’aspettativa media di vita dopo la diagnosi di malattia metastatica è di soli 3-6 mesi. Oltre l’80% dei casi di carcinoma pancreatico vengono diagnosticati tra i 60 e gli 80 anni di età. L’adenocarcinoma, il sottotipo di carcinoma pancreatico con prevalenza e mortalità più elevate, rappresenta il 90% dei tumori pancreatici.

 

Fattori di rischio – Il rischio di ammalarsi di carcinoma del pancreas è circa doppio nei fumatori rispetto ai non fumatori. Tra gli altri fattori di rischio ci sono una storia familiare di carcinoma pancreatico; una storia personale di pancreatite, diabete o obesità; alcune sindromi genetiche, tra cui la sindrome di Lynch, una mutazione genetica ereditaria che predispone al carcinoma pancreatico e associata più frequentemente ad un rischio elevato di tumore al colon.

 

Le cure disponibili – Attualmente, le opzioni terapeutiche per il carcinoma pancreatico sono limitate, in parte a causa della diagnosi generalmente tardiva. Le attuali opzioni terapeutiche includono chirurgia, chemioterapia e radioterapia. Sono poche le terapie oncologiche approvate in Europa e negli Stati Uniti per il trattamento del carcinoma pancreatico in stadio avanzato. Tra i farmaci più utilizzati ci sono la Gemcitabina, che interferisce con i processi metabolici delle cellule, arrestandone la crescita e causandone la morte, e la 5-fluorouracile (5-FU) che interferisce con i processi metabolici delle cellule tumorali. Altre terapie sono l’Oxaliplatino che danneggia il genoma delle cellule tumorali arrestandone la crescita e la Capecitabina che arresta la crescita delle cellule tumorali.

Molti studi clinici stanno valutando nuove combinazioni chemioterapiche per il trattamento del carcinoma pancreatico e si stanno sperimentando le migliori combinazioni della chemioterapia con la radioterapia o con le cosiddette “terapie mirate” che interferiscono con la capacità delle cellule tumorali di svilupparsi, crescere e diffondersi. Il problema è che lo stroma che circonda le cellule tumorali pancreatiche è impenetrabile dai farmaci chemioterapici per la sua caratteristica di essere una massa densa scarsamente vascolarizzata. Per questo motivo, i ricercatori stanno cercando di individuare sistemi di somministrazione più mirati ed efficaci, in grado di oltrepassare la barriera stromale e “guidare” i farmaci antitumorali direttamente al “cuore” del tumore, aumentandone l’efficacia e rendendone i profili di tossicità più tollerabili.

 

Fonte: La Repubblica online

Redazione: Polo cittadino della salute

  • giovedì, 26 Febbraio 2015