La Salute a Torino

Distratti dal cellulare in auto, ecco la prima causa degli incidenti

La sindrome che ci attanaglia ha un nome. Si chiama «Fomo», fear of missing out: paura di essere tagliati fuori. Ed è per questo che stiamo – non tutti, certo – sempre attaccati al telefono. Controlliamo il cellulare in media 150 volte al giorno, una volta ogni sei minuti. Roba da strizzacervelli. Lo facciamo anche in auto, alla guida, in bici, in moto, quindi il problema non è più solo psicologico. La distrazione è, infatti, la prima causa degli incidenti stradali in Italia (16,8% secondo i dati Aci/Istat). Uno studio minuzioso sul fenomeno ha confermato i sospetti.

La confessione
Il 12,4% dei guidatori è stato sorpreso mentre guidava con il telefonino in mano, mentre un giovane su 4 ammette di scattarsi selfie, chattare e navigare al volante e persino al manubrio. Un’emergenza sociale ed economica: 181 mila incidenti nel 2014, la prima causa di morte sotto i 40 anni, la prima causa di invalidità permanente per i giovani, pesano per il 2% cento sul Pil. Ma finalmente, ecco la notizia, qualcosa si muove. O, per dirla con lo slogan coniato da Tim e Ducati, finalmente «c’è qualcuno che guarda avanti». Ieri hanno lanciato un progetto comune rivolto ai ragazzi in età da patente. L’idea è spiegare una semplice verità: usare il cellulare alla guida può essere letale. È stata questa la materia portata al centro di formazione professionale Gabriele Capello di Torino, prima scuola in Italia su ventitré.

A lezione
In aula magna, gli studenti hanno ricevuto il nuovo materiale didattico. Sulla cartellina c’erano due frasi in rima molto semplici. «Se ti ama ti richiama». «Prima viaggia, poi messaggia». «Per voi cos’è il rischio?», ha domandato l’istruttore. Andrea ha risposto: «Fumare qui dentro anche se è vietato». Laura: «Andare ai 170 sulla moto del mio ragazzo. Abbiamo provato, ma era tutto diritto, non siamo mica scemi. E quando ho avuto paura, gli ho detto di smettere…». uomo al cellulare in autoAltre risposte. «Il rischio è divertente». «Il rischio è mettere alla prova i miei limiti». «Il rischio è fidarsi. Io non mi fido di nessuno». Il rischio è non guardare avanti, questo è il messaggio. Farsi distrarre. Aver paura di essere tagliati fuori. Tenere il telefono a portata di mano durante la guida.

La lezione dura un’ora. Una parte teorica, l’altra pratica. Per esempio: ci si ritrova al cospetto di una specie di televisore che quantifica la concentrazione. Ai ragazzi, a turno, viene chiesto di fissare per 100 secondi un riquadro che rappresenta la strada, mentre gli altri si occupano di distrarre con chiacchiere, battute, scherzi. Risultati di Ste, Linda e Alessandra: «21. Pirata della strada». «39. Molto distratto innamorato». «51. Pericolosamente emotivo». Pare che non sia un campione troppo lontano dalla realtà.

I dati
I dati, a corredo del progetto, sono stati raccolti osservando il comportamento di 32.650 guidatori. E guidando, questo è emerso, si fa altro. Se la media nazionale di utilizzo del telefono nell’ora di punta è 12,4% , Torino e Palermo svettano con il 14%. Roma è intorno al 13,6%, ma fa registrare molti scooteristi con il telefono pizzicato nel casco, pronti a maneggiarlo anche Iin viaggio. Il fenomeno della distrazione da smartphone sta diventando dilagante. Questo è il primo tentativo di cercare di contrastarlo partendo dalle scuole. A differenza di tutte le altre campagne sulla sicurezza stradale, quella di Tim e Ducati non mostra morti e feriti, non usa la paura. Ha già aderito tutto il mondo del Motomondiale. L’obiettivo è responsabilizzare. Funzionerà? La lezione finisce con un selfie: i ragazzi scrivono su un post-it lo slogan «#guardaavanti», si fotografano e girano il messaggio agli amici.

 

Fonte: La Stampa on line

Redazione: Polo cittadino della Salute

  • giovedì, 26 Febbraio 2015