La Salute a Torino

Celiachia, l’esercito dei malati inconsapevoli

L’intolleranza alimentare più diffusa dopo quella al lattosio, oggi si diagnostica con maggiore facilità. In Italia il primato dei casi va alle regioni settentrionali. La truppa è già folta: oltre 164mila i pazienti “arruolati”, quasi 16mila in più rispetto all’anno precedente. Ma i celiaci italiani, riprendendo una metafora cara alla comunità scientifica, potrebbero rappresentare «soltanto la punta di un iceberg». Le stime mondiali, infatti, dicono che l’intolleranza al glutine colpisce l’un per cento delle popolazioni occidentali. Di conseguenza i malati lungo la Penisola dovrebbero essere all’incirca seicentomila. Ecco perché si parla di una quota sommersa superiore a quella che emerge.

I dati sull’intolleranza aggiornati al 2013 derivano dalla relazione annuale sulla celiachia presentata dal ministero della Salute Beatrice Lorenzin al Parlamento italiano. Il documento, giunto alla settima edizione, contiene le informazioni scientifiche, i dati epidemiologici e la mappa della rete dei centri di riferimento che effettuano prevenzione, sorveglianza e diagnosi di celiachia. Il trend della malattia è in crescita, come già riscontrato negli ultimi anni: sta aumentando la sua diffusione o oggi l’intolleranza alimentare più diffusa a livello mondiale si diagnostica con maggiore facilità? pasta per celiaciPiù facile credere alla seconda ipotesi, visti i progressi effettuati negli ultimi trent’anni, a partire dalla scoperta degli anticorpi in grado si segnalare la comparsa della celiachia. Tornando alla mappa italiana, emerge subito il “primato” delle regioni settentrionali. Il 46% dei celiaci vivono al nord, il 22% al centro, il 19% al sud e il 13% nelle isole. La Regione con il maggior numero di celiaci risulta la Lombardia, seguita da Lazio e Campania.

Per tutti questi pazienti, oggi la vita è molto più facile che in passato. L’unica terapia efficace rimane la dieta senza glutine, possibile ricorrendo ad alimenti naturalmente privi del composto tossico o ai sostituti di pane, pasta e biscotti prodotti dalle aziende per soddisfare le esigenze dei celiaci. Per loro, invece, nessun problema a consumare cereali quali il mais, il riso, il sorgo e il miglio, la quinoa: oltre a carne, pesce, uova, tuberi, frutta, verdura, ortaggi e legumi. Anche nella ristorazione collettiva sono stati fatti enormi passi in avanti. Dal 2005 le mense delle scuole, degli ospedali e delle strutture pubbliche devono «somministrare, previa richiesta degli interessati, anche pasti senza glutine». Pure nei bar e nei ristoranti, grazie anche all’impegno sul territorio dell’Associazione italiana Celiachia (Aic), è sempre più frequente trovare menù creati per i celiaci.

Nel tempo, però, quella che è riconosciuta come una terapia – non esistono farmaci per curare la celiachia – è divenuta anche una moda. Molti vip, dal tennista Novak Djokovic agli attori Russell Crowe e Gwyneth Paltrow, hanno adottato la dieta gluten-free veicolando il messaggio che possa far dimagrire. «È una falsa convinzione che banalizza un trattamento dietetico necessario e salva-vita per le persone affette da celiachia», spiega Marco Silano, direttore del reparto nutrizione, alimentazione e salute dell’Istituto Superiore di Sanità, tra gli estensori dell’ultimo documento. «I prodotti gluten free assunti da soggetti sani non fanno dimagrire e possono mascherare un potenziale sviluppo della malattia», conferma Umberto Volta, docente di medicina interna all’università di Bologna. «L’eventuale riduzione del peso corporeo è da ricondurre a una quasi totale estromissione dei cereali dalla dieta. Ma i prodotti resi privi di glutine non sono ipocalorici: tutt’altro. Spesso, per renderli più appetitosi, sono addizionati con oli vegetali polinsaturi: di palma, di cocco, di colza. I celiaci dovrebbero leggere con attenzione le etichette ed evitare gli alimenti con un contenuto di grassi superiore al 20-30%».

Nemmeno il momento di introduzione di cibi solidi (e quindi del glutine) durante lo svezzamento sembra giocare un ruolo chiave nello sviluppo della malattia, come dimostrato da uno studio italiano pubblicato nei mesi scorsi sul New England Journal of Medicine. La celiachia è prima di tutto una questione di geni.

 

Fonte: La Stampa on line

Redazione: Polo cittadino della Salute

  • martedì, 24 Febbraio 2015