La Salute a Torino

Cani e gatti, i migliori amici dell’uomo. Ma allora perché li maltrattiamo?

Una ricerca della Lav mostra la contraddizione delle persone a cui piacciono gli animali, ma che non negano di averli trattati male. E’ recente un questionario Lav (Lega antivivisezione) sul rapporto fra preadolescenti e animali: al 99% gli animali piacciono – non c’è da stupirsi – ma il 14,4% ne ha maltrattato uno e il 43,3% li ha visti trattare male, di solito da familiari adulti. Chissà se è intervenuto. I maltrattamenti non nascono dalla paura, dice la Lav. La cultura che li genera è un modello di vita basato su prevaricazione, aggressività sistematica e disprezzo per le ragioni altrui: humus ideale per i bacilli dell’intolleranza e dell’illegalità.

 

Gli animali sono un po’ come la gente: amici-nemici. Il 15% ne ha uno in casa (nell’ordine: cani, gatti, pesci, uccelli, conigli, tartarughe d’acqua e iguane, serpenti e scoiattoli), ma la relazione profonda è rara. cagnolino in braccio alla padronaEppure i cani insegnano l’empatia: capiscono benissimo le nostre emozioni, dice un articolo su «Current Biology», e il tono delle parole; hanno il cervello organizzato come il nostro: la parte sinistra è dedicata a suoni e fonemi, la destra a ritmo, intonazione e contenuto emotivo. Se il messaggio è incomprensibile, ma esprime emozioni, si voltano a sinistra per elaborarle con l’emisfero destro. Chissà se anche i lupi hanno questa sensibilità; di certo l’hanno persa o atrofizzata molti umani.

 

Si nota in questi giorni di melassa commerciale, in cui tutti guardano il calendario e si sforzano di sentirsi buoni per resettare la coscienza dopo 350 giorni di alienazione. La Lav chiede un’educazione continua, programmi scolastici per educare al rispetto degli animali, amici-nemici nostri. «Siamo portati a ritenere che il male sia lontano da noi», dice e invece è assai vicino. Fosse anche solo una faccia congestionata o un sorriso fasullo da spot come nel Canto brasileiro di Battisti-Mogol: «Mentre un imbecille entrando dalla porta/ grida evviva con la bocca aperta». Ma ognuno ha una coscienza segreta, canta Ivano Fossati, «con cui fa il pranzo di Natale»: speriamo chieda la cosa giusta. Nella Filastrocca di Capodanno Gianni Rodari ha le idee chiare: «Fammi gli auguri per tutto l’anno/ voglio un gennaio col sole d’aprile/ un luglio fresco, un marzo gentile; / voglio un giorno senza sera, / voglio un mare senza bufera; / voglio un pane sempre fresco (…) che siano amici il gatto e il cane, / che diano latte le fontane. / Se voglio troppo, non darmi niente, / dammi una faccia allegra solamente».

 

Fonte: La Zampa on line

Redazione: Polo cittadino della Salute

  • venerdì, 19 Dicembre 2014