La Salute a Torino

Giovani e alcolismo, ecco i segnali inconfondibili del problema

Risponde alle domande del Corriere.it Emanuele Scafato, responsabile Osservatorio Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità, gastroenterologo. «Il primo segnale è la variazione del comportamento e dell’umore. L’alcol è la cartina di tornasole di quello che siamo. Accentua la depressione o l’irascibilità dell’individuo in quanto disinibisce. Infatti parliamo di sbornia triste o eccitata. Se, dunque, specie nel fine settimana, osserviamo nel ragazzo un modo di fare anomalo, dobbiamo sospettare la consuetudine con un certo tipo di sostanze a cominciare dall’alcol che è quella più facilmente disponibile e legalizzata».

 

Quali sono altri segnali inconfondibili?
«L’alcol è una sostanza volatile che evapora. Se bevuto lascia traccia nell’alito anche a distanza di tempo. Per mascherare questo effetto non servono mentine né buccia di patata, un presunto rimedio tanto in voga tra i giovani quanto inutile. Volete scoprire se vostro figlio beve? Entrate in camera sua mentre dorme e odorate l’aria».

 

Bisogna insospettirsi se dopo l’uscita del sabato sera nostro figlio si sveglia troppo tardi e di cattivo umore?
«Anche queste sono conseguenze di una intossicazione alcolica più o meno importante. Noi la chiamiamo hang over: mal di testa, umore depresso, mancanza di reattività, difficoltà ad alzarsi dal letto. Per smaltire un bicchiere di alcol, vino, birra o wisky che sia, ci vogliono 3 ore. Le donne impiegano il doppio del tempo perché l’organismo femminile possiede minori capacità di metabolizzare la sostanza».

 

I giovani vittime del binge drinking, come viene definita la grande abbuffata di alcol in un breve intervallo di tempo, a tavola si tradiscono?
«No perché non si tratta di dipendenza all’alcol. A tavola in genere il ragazzo non beve. Il binge drinking nasce dall’esigenza di sperimentare se l’alcol abbassa la percezione del rischio, aumenta le capacità relazionali e rende più sicuri. Se questi effetti vengono ottenuti la volta successiva per arrivare allo sballo la quantità di alcol da ingerire dovrà raddoppiare perché subentra la cosiddetta tolleranza alcolemica. In altre parole l’organismo si abitua e chiede di più».

 

Se il giovane nega di ubriacarsi come inchiodarlo e metterlo di fronte all’evidenza?
«Sono in vendita etilometri da casa di basso costo e palloncini monouso da un euro. Se il ragazzo vuole dimostrarvi che i vostri sospetti sono infondati non avrà problemi ad accettare il test. Bisogna ricordare ai giovani che fino a 21 anni per mettersi alla guida il tasso alcolemico, cioè la quantità di alcol nel sangue, deve essere pari a zero. Fino a 18 anni l’enzima che serve ad eliminare l’alcol, a metabolizzarlo, non esiste. La maturazione completa del sistema enzimatico avviene a 21 anni».

 

Cosa fare una volta identificata precocemente l’abitudine allo sballo?
L’intervento deve essere precoce. E’ necessario che il giovane abbia un colloquio motivazionale con l’alcologo, un gastroenterologo, un medico di famiglia o un pediatra e prenda innanzitutto consapevolezza dei rischi cui va incontro. Deve sapere che l’alcol è la prima causa di incidenti automobilistici. Se non basta significa che dietro si nasconde un problema consolidato di tipo familiare, scolastico e di relazione. In questi casi c’è bisogno di uno psicologo.

 

Si può fare prevenzione?
Certo. Bisogna parlare ai propri figli fin da bambini parlando dell’alcol come di una sostanza tossica, dannosa e pericolosa. In Italia i programmi di prevenzione cominciano alla scuola elementare. Studi scienmtifici hanno dimostrato che l’alcol consumato tra 12 e 25 anni interferisce con lo sviluppo cerebrale e incide negativamente sulle capacità di memoria e orientamento spaziale.

 

Fonte: Corriere della Sera online

Redazione: Polo cittadino della salute

  • venerdì, 26 Settembre 2014