La Salute a Torino

Le sbronze (sottovalutate) dei nostri adolescenti

Emergenza tra i giovanissimi: si beve di più e in meno tempo. Il vino è sostituito da prodotti ad altissima gradazione. Viaggio tra locali, ospedali e social network. C’è chi, a una certa ora della serata, non ne può fare a meno. E non esita ad alzare le mani e picchiare quando – com’è successo a Firenze – il negoziante rifiuta di dargli dell’alcol per non violare l’ordinanza comunale che vieta la vendita di bottiglie da asporto tra le 22 e le 6 del mattino. tabella dati giovani e alcolUn caso tra mille. Sono tanti i giovani, alcuni anche giovanissimi, che in Italia con l’alcol hanno più di un problema. Tanto da finire anche in coma etilico: intossicati da etanolo, svenuti per terra, con la respirazione che si blocca e il cuore che rischia di fermarsi se non c’è nessuno a soccorrere. Secondo il ministero della Salute gli under 30 «rappresentano il 9,1% dell’utenza a carico presso i servizi per l’alcoldipendenza». Quasi uno su dieci.

La prima sbronza, poi, arriva sempre più presto: già tra gli 11 e i 12 anni, dicono i medici. E per l’Istat più di due ragazzi su cento (nella fascia 11-24 anni) si sono ubriacati almeno una volta. Mentre oltre un under 20 su tre – scrive Espad, progetto europeo di ricerca sul consumo di alcol e droghe tra gli studenti – è stato protagonista del «binge drinking», le abbuffate etiliche in un breve intervallo di tempo, nell’ultimo mese prima della rilevazione. Soprattutto al Nord, calcola il Dipartimento politiche antidroga: a superare più spesso i limiti sono i maschi, anche se le femmine sono in aumento. Vodka e whiskey, rum e gin mischiati con bevande energetiche, soda e succhi di frutta. «Shot», i bicchierini da liquore, riempiti fino all’estremità che si tirano giù in un sorso il fine settimana. Quindi le serate «speciali» con prezzi scontati. Il mercoledì, per esempio. O il giovedì. Cocktail a tre, quattro euro. Shot a uno.

Per non parlare degli «appuntamenti» sui social network. Come la «Nek nomination». Va di «moda» su Facebook. Bevi il più possibile. Intanto qualcuno ti filma con il telefonino. Così puoi pubblicare il video sul tuo profilo. Un’emergenza sociale, insomma. Anche se i giovani italiani restano sotto la media europea. L’Est e la Scandinavia sono lontani. Però, spiega il ministero della Salute, da noi «si consolidano i nuovi comportamenti di consumo più vicini alle culture prevalenti nel Nord Europa». Che vuol dire sempre meno vino – «tipico della nostra tradizione» – e sempre più bevande ad altissima gradazione, sempre più fuori dai pasti e sempre più concentrati nel tempo.

 

Fonte: Corriere della Sera on line

Redazione: Polo cittadino della Salute

  • giovedì, 25 Settembre 2014