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Tre motivi per cui la relazione col cibo è… davvero complicata

Contesto, umore e influenza di quel che mangiamo sono i tre fattori da tenere in considerazione. Ecco gli studi che hanno indagato il rapporto con gli alimenti. Da arrabbiati, tendiamo a mangiare di più, da soli invece consumiamo minori quantità di cibo, ma in compagnia tutto si stravolge nuovamente. E ancora, piatto e packaging sono importanti per il nostro gusto, così come la presenza di un tovagliolo di carta invece che di stoffa, o il nome del vino che ci viene servito… Le ricerche psicologiche negli anni hanno indagato ogni singolo aspetto del rapporto con il cibo, tracciando i confini di una relazione… davvero complicata. Almeno in tre ordini di fattori: il contesto in cui il cibo è inserito,Hanburgher e patatine il nostro umore quando siamo a tavola e terzo, gli atteggiamenti e pensieri correlati al pasto. Il Time ha provato a riassumere le ricerche salienti e tracciare un quadro del rapporto col cibo molto variegato.

Primo, quanto conta quel che ci circonda?
I commensali sono uno dei fattori più importanti legati al tipo e alla quantità di cibo che si mangia in un pasto. Diverse ricerche internazionali pubblicate dal magazine scientifico Eating Behaviours hanno indagato su tutte le combinazioni possibili: per esempio chi mangia da solo tende a consumare meno cibo, mentre si aumenta il consumo del 35 per cento se si è in due, del 75 per cento se si è in 4, e se la tavola supera i 7 si rischia quasi di raddoppiare i quantitativi. Il discorso non vale per le donne a cena con un uomo per un primo appuntamento: qui invece lo stomaco si stringe ed è quasi impossibile buttare giù un boccone. Anche la taglia del commensale influenza: se è sovrappeso, si mangerà di più, così come se la cameriera ha problemi di chili superflui. È importante inoltre quel che viene servito: se a tavola ci sono molte cose diverse, si finirà per assaggiare tutto ed esagerare con le calorie ingerite, mentre la posizione nel menu degli alimenti condiziona la scelta. Se le cose più caloriche sono in fondo, è più facile che non vengano scelte. Anche l’occhio poi vuole la sua parte: un vino presentato come proveniente da una zona famosa sembrerà più buono di uno presentato come di una regione meno prestigiosa, a parità di liquido ingerito. E lo stesso dolce risulterà molto più buono se verrà servito su un piatto raffinato invece che su un tovagliolo di carta.

Secondo, il cibo è tutto nella testa
Perché il cibo della nonna sembra più buono della ricetta rifatta al ristorante? È tutta questione di psiche: il richiamo all’infanzia e il legame al gusto amato da piccoli rende i piatti diversi meno gustosi, anche dopo anni dall’infanzia. La mente gioca anche alcuni strani scherzi se siamo a dieta: una ricerca ha dimostrato come dopo un periodo di regime alimentare controllato, tendiamo a vedere i piatti e il loro contenuto molto più grandi di quanto in effetti sono. La psiche poi ci fa scegliere anche alcuni escamotage che “mettono a posto la coscienza”: il più classico? Ordinare hamburger e patatine accompagnate da una bibita senza zucchero “dietetica”, oppure pensare che il panino servito con accanto una porzione di insalata sia più sano e meno calorico dello stesso servito con le patatine fritte (anche in questo caso, uno studio psicologico ha dimostrato come la mente arrivi a pensare questo).

Terzo, la fame… fa brutti scherzi
Accade proprio come recita il famoso detto: l’eccessivo appetito gioca strani tiri alla mente. E gli studi lo dimostrano: chi ha bisogno di mangiare è più acido nel giudicare e nell’emettere sentenze. Succede anche ai bambini, che si calmano dopo aver ricevuto uno snack, mentre una ricerca ha dimostrato che i piccoli che saltano la colazione si comportano male a scuola maggiormente rispetto a chi si nutre correttamente appena alzato. Anche gli interessi sessuali cambierebbero: un uomo affamato si sente maggiormente attratto da una donna in carne, mentre se il cibo che gli viene servito è particolarmente disgustoso, si sentirà disgustato anche da quello che lo circonda, maggiormente rispetto al normale, a dimostrare come il cibo, oltre a nutrire, sia un elemento fondamentale legato alla percezione del mondo.

 

Fonte: Corriere della Sera on line

Redazione: Polo cittadino della Salute

  • giovedì, 28 Agosto 2014