La Salute a Torino

Dieci regole per stare al solein tutta sicurezza

Dalla crema protettiva ai farmaci, ai rimedi fai-da-te per proteggere la pelle: i consigli del dermatologo per avere una bella abbronzatura senza rischi per la salute. A dispetto del sole che ha latitato a lungo (almeno in buona parte d’Italia), in agosto scatta per quasi tutti la voglia di abbronzarsi. Il problema, però, è come. Perché se da una parte la pelle colorata rincuora lo spirito, dall’altra i raggi ultravioletti potrebbero far rima con scottature, tumori della pelle, melanomi. Per evitare brutte sorprese, la via da seguire è una sola. E si chiama prevenzione. La percorriamo insieme al professor Antonino Di Pietro, direttore dell’Istituto Dermoclinico Vita Cutis, che ci dà dieci regole d’oro.sole

Stop a trucco e profumi
Baciate dal sole, con la cute perfettamente pulita. Via, quindi, il trucco dal viso. E no a stendere qualsiasi crema profumata sul corpo, volto compreso. O, peggio ancora, spruzzarsi addosso del profumo. Il motivo è semplice. «Questi prodotti, interagendo con i raggi solari, rischiano di essere irritanti per le cellule epiteliali, da qui infiammazioni o antiestetiche macchie, difficili da eliminare» avverte il professor Di Pietro.

No alle creme già usate
«La crema solare utilizzata l’estate precedente, è bene scartarla. A maggior ragione se è stata usata in spiaggia, dove la polvere potrebbe averla inquinata – spiega il dermatologo -. In generale, ogni volta che si apre una nuova confezione di crema, non solo solare, bisogna leggere il PAO, “period after opening”, cioè il periodo dopo l’apertura. Per simbolo, ha un vasetto con il coperchio sollevato e la scritta 4M, 6M, 12M e così via. Sono i mesi che garantiscono la bontà del prodotto, a patto che sia stato conservato tra i 20 e i 25 gradi. E sia stato tenuto ben chiuso».

Attenzione ai farmaci
«Chi è sotto antibiotici, fa uso di tranquillanti o di antinfiammatori dovrebbe stare sotto l’ombrellone. Questi farmaci, infatti, una volta entrati in circolo, vengono trasportati dal sangue fino alla pelle che, interagendo con il sole, li rende tossici. Il rischio è di vedersela poi con eventuali allergie, macchie, vescicole o bolle. Ecco perché, prima di deliziarsi sotto il solleone, conviene chiedere il parere del proprio medico curante» raccomanda l’esperto.

Distesi sul prato? Meglio di no
Sdraiarsi a dorso nudo o in costume da bagno su un prato a prendere il sole è molto romantico, ma altrettanto insidioso. Nulla di grave, sia chiaro. Se non fosse per quelle spiacevoli macchie allungate, simili a veri e propri colpi di frusta che, il giorno dopo, possono apparire sulla pelle. «La colpa è delle fotocumarine, sostanze presenti nell’erba e in alcuni fiori di campo, che liberate dallo schiacciamento del corpo sul terreno, finiscono sulla cute. Lì, stimolate dai raggi solari, danno sfogo a tutta la loro fotosensibilità, provocando la cosiddetta dermatite dei prati. O foto-fito dermatite, per dirla in termini medici» rivela il professor Di Pietro. Per ovviare all’inconveniente, basta stendersi su un telo da spiaggia o un plaid.

Bando al bergamotto
Tra succo di limone, olio di Monoi e creme al bergamotto, c’è ancora chi punta a un’abbronzatura dura e pura. Salvo poi stupirsi se la pelle si macchia, compaiono fastidiose dermatiti o ci si ustiona. «Accade perché queste sostanze, seppur naturali, una volta a contatto con la pelle, possono dare origine ad allergie o, ancora una volta, a sgradevoli macchie cutanee» avverte il dermatologo.

Alla larga dai gommoni
«Se nelle vicinanze c’è un’imbarcazione, dopo un bagno in mare, ci vuole la doccia. Pochi istanti sotto l’acqua dolce, per eliminare quel velo di gasolio rilasciato da gommoni, barche o fuoribordo e stratificato sulla pelle. Una regola valida per tutti, in particolare per chi, avendo la cute molto sensibile, rischia di incappare, complici le radiazioni solari, in pruriti, foruncoletti o dermatiti dall’aspetto strano» mette in guardia l’esperto.

Sì alla gradualità
«All’inizio della vacanza, il desiderio di perdere il grigiore invernale è così forte da dimenticare il principio della gradualità. Eppure è l’unico modo per abbronzarsi senza scottarsi – ricorda il professor Di Pietro -. Il primo giorno, dieci minuti possono bastare. In quelli successivi, si può aumentare il tempo di esposizione alla luce solare. A patto di affidarsi sempre a un’ottima protezione, adatta al proprio tipo di pelle, evitando le ore che vanno dalle 11 alle 16».

Anche con le nuvole
Il cielo coperto non mette al riparo da eventuali scottature. «Perché i raggi ultravioletti passano lo stesso attraverso le nuvole. Ancora una volta il consiglio è di proteggersi come si deve, avendo cura di spalmare la crema ogni due ore e tutte le volte che ci si tuffa o si fa una doccia».

Non solo ultravioletti
Il compito delle creme solari è quello di difendere dai raggi ultravioletti, ovvero gli Uva e gli Uvb che, come spilli, penetrano nella cute. «Il problema è che quando si sta al sole, si viene colpiti anche dai meno noti infrarossi – spiega l’esperto -. Una forma di energia che, in maniera subdola, attraversa il corpo, producendo calore. E qui iniziano i guai. Perché se eccessivo o protratto nel tempo, il calore può alterare il buon funzionamento delle cellule della pelle e rappresentare un fattore di rischio nell’insorgenza dei tumori cutanei. Senza contare che la pelle invecchia prima. Da qui l’importanza sia di bere, sia di spruzzarsi addosso dell’acqua fresca».

In moto la t-shirt non basta
I motociclisti meno accorti commettono un errore che può costare caro: guidare con una semplice t-shirt. «Questo non si fa, a maggior ragione se si viaggia in autostrada – ammonisce il professor Di Pietro -. La ragione c’è. Quando si va in moto sotto il sole, il corpo produce parecchio sudore che, a contatto con l’aria evapora rapidamente, costringendo l’organismo a sudare sempre di più. Un circolo vizioso che può portare alla disidratazione e da qui a debolezza, sonnolenza, addirittura svenimento. Ecco perché in moto ci vuole l’abbigliamento ad hoc. Non solo, bisogna fermarsi spesso e bere molto».

Fonte: Corriere della Sera online

Redazione: Polo cittadino della Salute

  • venerdì, 8 Agosto 2014