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Perché smettere di fumare per alcuni è più difficile

Smettere di fumare non è semplice, e per qualcuno lo è ancora di più. Gli scienziati scoprono quale possa essere il motivo per cui non tutti riescono a smettere o non ci provano neanche. Fumare o non fumare? Meglio di no. Questa dovrebbe essere la risposta al dilemma. Ma, come si sa, non tutti riescono a dire addio alle bionde nel momento in cui decidono di farlo. Non solo: se per qualcuno è decisamente più difficile smettere, qualcun altro non ci pensa proprio o, comunque non è abbastanza motivato. Perché tutto ciò? Ecco un’altra domanda cui hanno cercato di dare risposta gli scienziati e, forse, ci sono anche riusciti.smettere di fumare

La risposta al quesito pare si trovi nel cervello. O, meglio, in una sua determinata attività che può differire da individuo a individuo. Quest’attività sarebbe predittrice se una persona ha delle chances per smettere o no.
Per meglio comprendere qual è il ruolo del cervello e di determinate attività nelle intenzioni, i ricercatori della Pennsylvania State University (o Penn State) hanno utilizzato una risonanza magnetica funzionale (fMRI) per osservare cosa accade nel cervello dei fumatori.
Osservando dunque cosa accadeva nelle aree del cervello deputate alla ricompensa di un gruppo di 44 fumatori in astinenza da nicotina, i ricercatori hanno scoperto che in alcuni queste aree erano meno attive. In particolare, quando sollecitate da una prospettiva di ricompensa – anche in termini di denaro – hanno dato una risposta più debole.

«Crediamo che i nostri risultati possano aiutare a spiegare perché alcuni fumatori trovano così difficile smettere di fumare – spiega Stephen J. Wilson, assistente professore di psicologia alla Penn State – Vale a dire che le potenziali fonti di rinforzo per smettere di fumare, per esempio la prospettiva di risparmiare denaro o migliorare la salute, possono detenere meno valore per alcuni individui e, di conseguenza, hanno meno impatto sul loro comportamento».

I ricercatori hanno esaminato la risposta striatale alla ricompensa monetaria in coloro in attesa di poter fumare e in coloro che non erano in attesa, e la conseguente volontà dei fumatori a rinunciare a una sigaretta nel tentativo di guadagnare più denaro.
«Lo striato è parte del cosiddetto sistema della ricompensa nel cervello – specifica Wilson – E’ l’area del cervello più importante per la motivazione e il comportamento “goal-directed” [orientato a uno scopo]: tutte funzioni altamente pertinenti alla dipendenza».

Wilson e colleghi hanno pubblicato i risultati dello studio sulla rivista Cognitive, Affective and Behavioral Neuroscience, e riportano che i fumatori che non hanno potuto resistere alla tentazione di fumare hanno anche mostrato, nella fMRI, risposte più deboli nel corpo striato ventrale quando è stata loro offerta una ricompensa in denaro.
Non riuscire a smettere di fumare sarebbe dunque soltanto una questione di risposta del cervello.Quello che tuttavia ancora non si sa è perché alcune persone hanno una risposta più debole in quest’area deputata alla ricompensa. Una volta forse compreso questo, allora si potrebbe agire in modo da poter rimediare e aiutare coloro che, in fondo, vorrebbero smettere di fumare ma proprio non ce la fanno.

 

Fonte: La Stampa on line

Redazione: Polo cittadino della Salute

  • martedì, 17 Giugno 2014