La Salute a Torino

Fumo passivo, un bambino su cinque ne è vittima e soffre di problemi respiratori

Fumo passivo e problemi respiratori nei più piccoli sono strettamente collegati. A stabilire un nesso di causa-effetto è l’ospedale Bambino Gesù di Roma sulla base dei dati raccolti dal Reparto di Broncopneumologia. Un bambino su cinque, infatti, tra quanti accedono agli ambulatori per problemi respiratori (tosse o broncospasmo) presenta problemi legati al fumo di sigaretta passivo. Un fenomeno, quello del tabagismo, che comporta seri rischi per la salute ad ogni età.

I dati sugli effetti nocivi del fumo passivo sono stati presentati proprio in occasione della Giornata mondiale senza tabacco, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) a partire dal 1988.

 

Sono numerosi gli studi che hanno dimostrato la correlazione tra il fumo di sigaretta e varie malattie respiratorie, cardiovascolari, digestive e del sistema riproduttivo. Tra queste: asma, bronchite cronica ostruttiva, infarto e angina del cuore, ictus oltre al tumore del polmone.

 

Gli studi dell’Oms. Oltre al fumo attivo, anche quello passivo comporta dei rischi. Secondo l’Oms, sono presenti circa 1,2 miliardi di fumatori adulti che producono fumo ambientale o di “seconda mano”, come viene anche definito in Inghilterra, al quale circa la metà dei bambini è esposta. Studi eseguiti in Italia, hanno dimostrato che il 52% dei bambini nel secondo anno di vita è abitualmente esposto al fumo passivo. Il 38% degli esposti ha almeno un genitore che fuma in casa. Riguardo l’esposizione al fumo nelle famiglie italiane, invece, gli ultimi dati Istat disponibili riportano che il 49% dei neonati e dei bambini fino a 5 anni è figlio di almeno un genitore fumatore e il 12% ha entrambi i genitori fumatori. Circa un neonato su 5 ha una madre fumatrice.

Per quel che riguarda il fumo attivo, secondo l’Istat, l’inizio precoce (prima dei 14 anni) è più frequente tra gli uomini: il 6% di loro ha cominciato prima del quattordicesimo anno d’età, contro il 3,7% delle donne. Il fumo di sigaretta risulta essere dannoso per la salute del bambino in tutte le sue forme: attivo, passivo e di “terza mano”.

 

Il danni del fumo di “terza mano”. “Accanto al fumo attivo e passivo, di ‘prima’ e ‘seconda mano’ – spiega Renato Cutrera, responsabile dell’Unità di Bronco-Pneumologia del Bambino Gesù – esiste anche quello di ‘terza mano’: vale a dire quello di cui si impregnano gli abiti del fumatore. E’ il caso di una madre che si accende una sigaretta sul balcone di casa, così da non viziare l’ambiente domestico. Lì per lì evita l’inquinamento ‘passivo’, ma poi rientra nell’appartamento con i vestiti impregnati, prende in braccio il suo bambino e gli fa comunque respirare sostanze tossiche. Non è così semplice cercare di sensibilizzare le famiglie anche nei confronti di quest’ultimo aspetto”. Massima allerta anche per il fumo in gravidanza: “E’ dimostrato che in caso di madri fumatrici, il peso del bambino alla nascita è inferiore rispetto a quello dei figli di madri non fumatrici”.

 

Fumo e morte in culla. Tra i neonati, il fumo passivo si rivela anche un importante fattore di rischio della “SIDS” (Sudden Infant Death Syndrome) meglio conosciuta come la “morte in culla”, ovvero il decesso improvviso ed inaspettato di un lattante inferiore all’anno di vita senza cause accertate. La SIDS si presenta maggiormente nei mesi invernali, quando le malattie virali sono più diffuse. Se si riduce l’esposizione pre e post natale al fumo, a sua volta si abbassa in maniera sostanziale il rischio di SIDS. È stato calcolato che l’eliminazione completa del fumo passivo porterebbe ad una riduzione di circa un terzo delle morti in culla.

 

Sport come antidoto al ‘vizio’. Il tabagismo costituisce un importante fattore di rischio anche per la malattia ischemica cardiaca. “La cardiopatia ischemica – afferma Attilio Turchetta, responsabile di Medicina dello Sport del Bambino Gesù – rappresenta la principale causa di morte per malattia cardiovascolare provocata dal tabagismo: 64% negli uomini, 60% nelle donne. Certamente tra i ragazzi l’attività sportiva allontana dal vizio. Può accadere che chi pratica sport a 14 anni, una volta adulto possa essere ugualmente esposto a cardiopatia ischemica se nel tempo è diventato un fumatore abituale”. In una ricerca del 2011 pubblicata sulla rivista ufficiale della Società italiana di Tabaccologia (Sitab) è stata studiata l’abitudine al fumo su un campione di mille alunni in Lombardia: a 12 anni il 15% di loro ha sperimentato il fumo di sigaretta e quasi un sesto supera la quota convenzionalmente stabilita (5 pacchetti l’anno) per indicare l’uso abituale. In quinta elementare circa il 5% dei bambini ha provato a fumare (di questi il 60% è maschio)”.

 

Sigarette elettroniche? Sì ma con cautela. Nella lotta al tabagismo le sigarette elettroniche possono rappresentare “un aiuto alla disassuefazione”, a patto che il loro utilizzo avvenga sotto controllo medico e che il prodotto sia a norma di legge. “Niente ‘fai da te’ – osserva il responsabile di Bronco-Pneumologia, Renato Cutrera – il materiale delle cartucce deve essere di provenienza certa e queste non vanno mai lasciate alla portata dei più piccoli. In America, dove il fenomeno si è manifestato prima rispetto all’Italia, sono in aumento i casi di intossicazione da ingestione di queste sostanze”.

Secondo Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri le e-cig “sono un male minore ma danno dipendenza”. Negri riflette sul ‘flop’ delle vendite di sigarette elettroniche: “Dai dati – prosegue durante un congegno organizzato al ministero della Salute- emerge che l’impiego è basso e dai sondaggi sembra ci sia un abbandono. Probabilmente l’e-cig non offre al fumatore la soddisfazione che ha normalmente con la classica sigaretta”.

 

La campagna antifumo permanente dell’Opbg. Presso le sedi dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il fumo di sigaretta è bandito già dal 2012 anche da tutte le aree all’aperto ed è stata avviata una campagna permanente di sensibilizzazione rivolta ai genitori. Cartelli come questo che vi mostriamo nella foto sottostante sono affissi dappertutto.

 

Fonte: La Repubblica on line
Redazione: Polo cittadino della Salute

  • martedì, 10 Giugno 2014