La Salute a Torino

La lotta al fumo comincia in ospedale “Cari dottori, date il buon esempio”

Un manuale per medici, infermieri e operatori sanitari: “Chi lavora nella Sanità e fuma dà un messaggio contraddittorio, perché rappresenta un modello di comportamenti e stile di vita”.

Aiutare chi intende smettere di fumare e proteggere coloro che involontariamente sono esposti al fumo passivo: le buone pratiche di prevenzione della salute cominciano prima di tutto all’interno degli ospedali piemontesi, che un anno fa hanno deciso di unire le forze per contrastare un fenomeno che ogni anno è responsabile del 10 per cento dei decessi di adulti in tutto il mondo. Dalla collaborazione tra la Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta, il Centro Prevenzione Oncologica (CPO Piemonte) e la Rete Health Promoting Hospital (HPH) con le 14 aziende sanitarie presenti sul territorio è nato un manuale destinato a chi qui ci lavora tutti i giorni, medici, infermieri, operatori sanitari e amministrativi. divieto di fumo su vetroIl testo, presentato in occasione del World No Tobacco Day che si terrà il 31 maggio, propone una rielaborazione dei regolamenti aziendali, raccoglie le raccomandazioni per il monitoraggio dell’abitudine al fumo, estendendo il divieto anche alle aree esterne, dai balconi alle zone di passaggio e offrendo anche corsi di formazione specifica sul tema e programmi per combattere la dipendenza.

 

«Gli ospedali e gli ambienti sanitari non sono solo luoghi di diagnosi e cura, ma prima di tutto di promozione della salute – spiega Cristiano Piccinelli, del Cpo Piemonte, che con Alessandro Coppo si è occupato della stesura del manuale –. Un operatore sanitario che fuma invia un messaggio contraddittorio, dal momento che rappresenta un modello in termini di comportamenti e stili di vita, per i pazienti e la popolazione in generale. È e deve essere il candidato ideale per motivare i fumatori a smettere e supportarli nel percorso di disassuefazione». Senza contare che l’eliminazione del tabagismo in azienda contribuisce a ridurre gli incidenti occupazionali, così come il rischio di incendi, spese di pulizia e manutenzione e produttività dei dipendenti.

«La de-normalizzazione dell’uso del tabacco è un processo che deve coinvolgere tutti i livelli della nostra società – continua Piccinelli –, bisogna ribaltare il prima possibile questo approccio che considera “normale” il fumo». Ma non è solo una questione di divieti: «Per risolvere davvero il problema dobbiamo promuovere una politica dell’ascolto – conclude il dottor Fabio Beatrice, primario di Otorinolaringoiatria dell’ospedale San Giovanni Bosco – capire le esigenze dei nostri dipendenti vista dalla parte di chi fuma e creare in loro un bisogno di smettere».

 

Fonte: La Stampa on line

Redazione: Polo cittadino della Salute

  • mercoledì, 28 Maggio 2014