La Salute a Torino

Solidarietà 2.0: due secoli dopo il mutuo soccorso sposa la sanità

I cittadini patiscono la crisi economica e le strutture mediche private pure. Così, per risolvere entrambi i problemi, alcuni di questi centri del Nord-Ovest hanno deciso di rispolverare una formula vecchia di quasi due secoli: il mutuo soccorso, una forma di società che in Italia è stata creata per la prima volta a Pinerolo nel 1848.

In questo caso, però, si parla di Torino, Cuneo, Genova e Milano. La sigla è “Ssms” e sta appunto per Società sanitaria di mutuo soccorso. Chiunque può iscriversi: pagherà 70 euro l’anno e in cambio riceverà un numero illimitato di prestazioni (dalla Tac alla risonanza magnetica, fino alla radiologia dentale) a un costo “agevolato”, in base a un tariffario stilato dagli otto centri convenzionati. Si tratta dei torinesi Cidimu, Riba, Laboratorio Raffaello e Imt-Medil Istituto medico di Torino, del cuneese Teseo e di altre tre strutture, due liguri e una lombarda.

Il costo degli esami dovrebbe così essere inferiore a quello del ticket che va pagato negli ospedali pubblici, con il vantaggio ulteriore che i tempi d’attesa nelle strutture private sono molto più brevi. Spiega il presidente di Ssms Ezechiele Saccone, trent’anni di carriera come manager Fiat, che «le società di mutuo soccorso offrono la via più efficace e meno costosa per assicurare l’accesso alle prestazioni sanitarie. Inoltre rappresentano un vantaggio sia per i singoli cittadini che per le organizzazioni pubbliche, poiché vengono incontro a una domanda quotidiana e al tempo stesso finanziano la prevenzione».

Finora hanno aderito in mille, ma l’obiettivo della Società sanitaria di mutuo soccorso è di rag- giungere i 7-8 mila iscritti per poter far quadrare i conti. Anche perché chi finora è entrato a far parte della mutua ha immediatamente utilizzato i servizi offerti, quindi è naturale che in questa prima fase il bilancio tra le entrate e le uscite sia negativo. Tuttavia, «il rischio imprenditoriale se lo accollano le strutture convenziona-te, evitando così di rivolgersi a un’assicurazione e di aumentare i costi », sottolinea Ugo Riba, fondatore e vicepresidente di Ssms. Cosa guadagnano i centri privati che hanno creato questo meccanismo? «Oggi la situazione della sanità è estremamente critica — spiega Riba — e noi operatori privati vogliamo continuare a fare il nostro lavoro. Però intendiamo anche garantire ai cittadini un servizio di qualità, che sia appunto a beneficio di tutti». La neonata mutua privata, dunque, copre il 70 per cento delle prestazioni sanitarie esistenti tra visite specialistiche ed esami strumentali, ma propone anche sconti sui servizi offerti da dentisti e infermieri e sull’acquisto degli occhiali.

Fonte: La Repubblica on line

Redazione: Polo cittadino della Salute

  • venerdì, 28 Febbraio 2014