La Salute a Torino

Alcol e rischi, campagna di prevenzione e sostegno per chi non riesce a smettere

I drammatici dati diffusi dal Ministero della Salute hanno spinto le cinque società scientifiche più rilevanti del settore a unire le forze per un’iniziativa di sensibilizzazione che partirà a fine febbraio. Un sito internet metterà a disposizione due rubriche attraverso cui chiunque potrà porre domande in anonimato agli esperti.

Si insinua gradualmente nella vita delle persone, come un veleno che stilla goccia a goccia nel corpo e nel cervello: non esiste un’età, un sesso, una condizione sociale che renda immuni all’alcoldipendenza e spesso non esiste antidoto o lieto fine per chi finisce per dipendere dalla bottiglia. Invece “Un finale migliore” può esserci ed è con questo slogan che parte la campagna di sensibilizzazione promossa dalle cinque società scientifiche più rilevanti del settore della lotta all’alcolismo, per la prima volta unite per far passare un messaggio fondamentale: uscire dalla dipendenza è possibile. Un finale migliore è possibile.

Preoccupate dai recentissimi dati del ministero della Salute – secondo cui in Italia ci sarebbero circa un milione di persone alcoldipendenti e oltre 8 milioni di persone a rischio – , la Società Italiana di Alcologia (SIA), la Società italiana di Psichiatria (SIP), la Società italiana di Psichiatria delle dipendenze (SIP. Dip), la Federazione italiana degli operatori dei Dipartimenti e servizi delle dipendenze (FeDerSerD) e la Società italiana delle tossicodipendenze (SITd) hanno dato il via a una campagna di comunicazione, creando un sito che nel mese di marzo metterà a disposizione la consulenza gratuita di medici specialisti della dipendenza da alcol, consentendo a chi normalmente non ha il coraggio di affrontare il problema di porre domande e raccontare la propria storia in maniera del tutto anonima.

Il consumo di alcol costituisce il terzo fattore di rischio nel mondo per carico di malattia e mortalità prematura. Nell’Unione europea è più del doppio della media mondiale ed è la seconda causa di malattia e morte prematura. In tutto il mondo, il consumo ‘dannoso’ si traduce in 2,5 milioni di morti ogni anno, in gran parte giovani. Un recente rapporto ha indicato che in Europa un decesso su 7 negli uomini e uno ogni 13 nelle donne tra i 15 e i 64 anni è dovuto al consumo di alcol. In Italia, nonostante sia una malattia così diffusa e per la quale esistono percorsi di cura, solo 6 alcoldipendenti su 100 accedono ai servizi che il Servizio sanitario nazionale mette loro a disposizione, con conseguenze profondamente negative a livello sociale poiché l’abuso di alcol danneggia anche il benessere e la salute delle persone che circondano il bevitore (violenze, incidenti stradali, divorzio, problemi familiari e sul posto di lavoro).

“L’alcoldipendenza è una condizione che richiede la massima attenzione sociale e sanitaria. Gli enormi costi generati dall’alcol e oggi pagati dalla società, lo stigma sociale che etichetta l’alcoldipendente come ‘vizioso’ e non come malato, impongono un impegno che, oltre che scientifico, è etico e rivolto a rendere centrale la persona e la sua necessità di aiuto – spiega il professor Emanuele Scafato, presidente della Società italiana di Alcologia – . Chi soffre in conseguenza di una personale ed errata interpretazione del bere, spesso favorita dalle pressioni sociali e mediatiche e da logiche di promozione e commerciali, ha diritto alla riabilitazione. La sfida è sollecitare la creazione di una rete efficiente di competenze, di migliori opportunità di prevenzione e di cura, da porgere al maggior numero possibile di alcoldipendenti, oggi non intercettati dal sistema”.

“L’assunzione smodata e cronica di alcol induce una vera e propria modificazione del cervello – spiega il professor Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di Psichiatria – e la dipendenza psicologica deriva dal fatto che l’alcol altera le aree cerebrali che mediano la gratificazione e i neuroni che elaborano gli stimoli piacevoli. A lungo andare, oltre a presentarsi sintomi cognitivi, come disturbi della memoria e dell’attenzione, l’alcol assunto a dosi elevate compromette altre funzioni dell’organismo. E’ responsabile di circa 60 differenti malattie e condizioni tra cui lesioni, disturbi mentali e comportamentali, disturbi gastrointestinali, tumori, malattie cardiovascolari, malattie polmonari, scheletriche e muscolari, disordini riproduttivi e danni prenatali, tra cui un aumento del rischio di nascite premature e basso peso alla nascita. Educare alla moderazione e alla prevenzione è un impegno sociale e culturale. Intervenire è possibile: oggi esistono percorsi integrati di cura che associano al percorso psicoterapeutico, trattamenti farmacologici innovativi”.

Dai disturbi dell’umore, come quello bipolare, alla depressione cronica, alla distima, sono tantissimi i problemi di salute derivanti dal consumo di alcol. “Il 98% delle persone che assumono alcol a dosi elevate manifestano sintomi di ordine depressivo o ansiogeno – aggiunge il professor Massimo Clerici, presidente della Società scientifica di Psichiatria delle dipendenze – . Effettuare una diagnosi non è semplice anche perché lo stesso alcoldipendente ammette con difficoltà di avere un problema e rimanda o non considera il consulto con lo specialista”.

Eppure l’alcoldipendenza è una malattia curabile. “Esiste una forte correlazione tra l’assunzione di alcol e quella di altre sostanze stupefacenti. Il meccanismo psicologico con cui si instaura la dipendenza, ovvero quello della gratificazione, è il medesimo per tutte le sostanze”, spiega il professor Icro Maremmani, presidente della Società italiana tossicodipendenze'”. “Chi soffre di dipendenza da alcol – conclude il dottor Fausto D’Egidio, presidente della Federazione italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle Dipendenze – perde progressivamente la capacità di relazionarsi, lavorare ed agire, con evidenti gravi conseguenze personali, familiari e sociali. Bisogna far capire alle persone che è importante rivolgersi a uno specialista, giocare d’anticipo è fondamentale per evitare complicazioni legate ad altre patologie direttamente o indirettamente correlate all’abuso di alcol”.

Fonte: La Repubblica on line

Redazione: Polo cittadino della Salute

  • martedì, 25 Febbraio 2014