La Salute a Torino

Politiche antifumo: 8 milioni di vite salvate in 50 anni

Gli esperti Usa fanno i conti: chi ha smesso ha guadagnato in media 20 anni di vita. In Italia 227 morti al giorno

Otto milioni di persone sono state salvate negli ultimi 50 anni da una morte prematura e hanno guadagnato in media circa 20 anni di vita perché hanno smesso di fumare. È lo strabiliante bilancio pubblicato sul numero di Gennaio del Journal of the American Medical Association(Jama) dagli scienziati americani per celebrare il cinquantenario del Surgeon General’s report, lo studio che delineò per la prima volta nel 1964 gli effetti del tabacco sulla salute. «Quella relazione e gli interventi di salute pubblica messi in atto successivamente contro il fumo rappresentano la campagna più sensazionale e di successo della storia moderna in termini di benefici per l’intera popolazione» sottolinea David T. Levy, autore dell’indagine presentata da Jama e ricercatore al Georgetown Lombardi Comprehensive Cancer Center di Washington.

 

18 MILIONI DI MORTI DOVUTI AL FUMO IN 50 ANNI – Con il Surgeon General’s report iniziarono negli Stati Uniti gli sforzi per ridurre il consumo di sigarette e per rendere note le conseguenze negative del tabacco sulla salute. «Nel 1964 fumava più del 40 per cento degli americani adulti – continua Levy – e ora siamo scesi al 20 per cento. Gli esiti della nostra analisi mostrano chiaramente che è merito dell’impegno profuso su più fronti dopo la pubblicazione di quello studio, sia dal governo che dai privati». Dall’educazione sui danni da fumo alle restrizioni nella vendita e nella pubblicità, dal divieto di fumo in molti luoghi pubblici ai programmi per aiutare a smettere, fino all’aumento dei prezzi: tutto ebbe inizio in quegli anni. Ciononostante, sottolineano i ricercatori,molto resta da fare visto che in questi 50 anni circa 17,7 milioni di morti possono essere attribuite alle conseguenze del tabacco e ben 6,6 milioni di questi decessi sono stati registrati in persone con meno di 65 anni. Per elaborare queste stime gli studiosi, guidati da Theodore R. Holford, della School of Public Health di Yale, hanno utilizzato un sistema di calcolo statistico (Cancer Intervention and Surveillance Modeling Network o CISNET) che hanno applicato ai dati raccolti sul consumo di tabacco negli Stati Uniti dal 1964 in poi, i tassi e le cause di mortalità e hanno fatto simulazioni su cosa sarebbe accaduto se non fossero intervenute politiche di disassuefazione dal fumo. Sono così giunti alla conclusione che sono state salvate circa 157 milioni di anni di vita recuperati, in pratica 19 anni e sei mesi in media per ciascun fumatore che ha smesso.

 

ITALIA: 227 DECESSI AL GIORNO LEGATI AL TABACCO – «Il fumo di sigaretta ha ucciso circa cento milioni di persone nel mondo nel ventesimo secolo ma si prevede ne ucciderà un miliardo nel ventunesimo – commenta Sergio Harari, direttore della Pneumologia all’ospedale San Giuseppe di Milano -. Nei prossimi decenni i 5 milioni di morti annuali raddoppieranno: solo in Italia ogni anno si contano 83mila morti per tabagismo, 227 al giorno. Mentre il fumo si diffonde sempre di più tra i giovani. Al recentissimo calo dei consumi nel nostro Paese, fa da contraltare il crescente consumo tra i ragazzi». Nel 2011 in Italia si contavano 11,8 milioni di fumatori concentrati soprattutto nella fascia di età fra 25 e 44 anni, ma molti sono i fumatori anche tra i giovanissimi (tra i 15 e i 24 anni fumavano infatti il 15,9 per cento dei maschi e il 21,8 delle donne). Smettere, per guadagnare anni in salute, è fondamentale. «Oggi – spiega Harari -, statistiche alla mano, sappiamo se si smette a 30 anni si guadagnano 10 anni di vita rispetto a chi continua a fumare, 9 anni se si smette a 40, ma anche smettendo a 50 anni gli anni di vita guadagnati sono ancora tanti, ben 6. E, come sottolineano gli studiosi su Jama, è altrettanto importante continuare con politiche che portino a ridurre il consumo di tabacco. Ad esempio, secondo dati dell’International Agency for Research on Cancer, raddoppiare il costo dei pacchetti di sigarette si tradurrebbe in una riduzione di un terzo dei consumi, con un incremento dei proventi legati agli aumenti delle accise malgrado i minori consumi, una significativa diminuzione della spesa sanitaria e un miglioramento dello stato di salute del Paese».

 

TUTTI I DANNI DEL TABACCO – Numerosi studi hanno ormai dimostrato che il fumo favorisce l’insorgere di moltissime malattie, principalmente a carico dell’apparato respiratorio e di quello cardio-vascolare, tanto che nei paesi sviluppati viene considerato causa prima nella mortalità evitabile. Il fumo attivo e passivo sono classificati come cancerogeni certi per l’uomo dall’Organizzazione mondiale della sanità e cancerogeni certi sono pure alcuni dei suoi componenti, primi tra tutti benzene e benzopirene. Il tabacco è da solo responsabile di oltre l’80 per cento dei casi di tumore ai polmoni, ma è anche causa certa di molte altre forme di cancro (come quello che colpisce laringe, faringe e corde vocali, seno, reni, stomaco, fegato, vescica). Il fumo può causare anche broncopneumopatia cronica ostruttiva, bronchiolite respiratoria, polmonite interstiziale, tubercolosi. E ancora, accresce la possibilità di malattie cardiache, ictus, arteriosclerosi, malattie vascolari periferiche, infarto. Ci sono poi i danni alla pelle (quali l’invecchiamento precoce oil peggioramento della psoriasi) e quelli agli apparati sessuali (effetti nocivi sul feto per le donne in gravidanza, disfunzione erettile e impotenza negli uomini), a cui vanno aggiunti i molti sospetti che gravano su varie altre patologie per cui ancora si cerca la prova certa di un legame con il consumo di tabacco.

 

Fonte: Il Corriere on line

Redazione: Polo cittadino della Salute

  • mercoledì, 15 Gennaio 2014