La Salute a Torino

Nasce la app "Nextdoorhelp" per donare il cibo rimasto in frigo

QUANTE volte prima di partire per la vacanze avete dato fondo a tutte le scorte del frigorifero facendo ben attenzione a non lasciare nulla lì a invecchiare? E quante altre avete chiamato gli amici alla cena degli avanzi per spartire gli ultimi rimasugli, spesso intonsi, ad esempio dopo le abbuffate delle feste di Natale?

È successo anche a Daniele, ingegnere trentenne pugliese trapiantato a Torino ai tempi degli studi universitari e abituato a rientrare a casa durante le vacanze. Ad agosto prima di tornare in famiglia per l’estate, ha guardato il frigo e ha deciso di chiamare in soccorso il suo amico Fabio per regalare a lui, piuttosto che alla pattumiera, le sue scorte di pomodori e mozzarelle. Da lì è nata l’idea: “Chissà quante persone si trovano nella stessa condizione e chissà quanto cibo, ancora mangiabile, finisce sprecato e nei cassonetti”. La risposta è: tanto.
Esauriti amici, parenti, dirimpettai a cui consegnare le scorte, Fabio, Daniele, Paolo e Emiliano, da buoni ingegneri, hanno deciso di fare dello scambio informale di scorte alimentare una scienza esatta.

Hanno impegnato le loro notti, i weekend, il tempo libero lavorando nel salotto di casa ed è nata Nextdoorhelp, una piattaforma, la prima in Italia, di “food sharing”, che sarà presentata sta era alle 21 a San Salvario, nella sede di Opportunanda, l’associazione di via Sant’Anselmo 28 che ogni mattina offre la colazione a chi ha difficoltà economiche e non può permettersi di farla a casa.

La piattaforma è un luogo di scambio virtuale, accessibile da pc, smartphone e dai social network come Facebook, tra chi ha il frigo pieno, e non sa che farsene, e chi invece ha un “disperato” bisogno di un limone o di un formaggio spalmabile per cena, ha dimenticato di comprarlo al supermercato. Basta registrarsi sulla piattaforma online, scrivere quale alimento si desidera condividere, magari perché è in scadenza e si sa già che non si potrà consumarlo. E aspettare che qualcuno risponda. Chi invece è alla ricerca di zucchero, e ha già suonato ai vicini senza trovarlo, o, sempre più spesso, ha difficoltà a fare la spesa, può inserire la sua necessità sulla piattaforma, inserire il raggio d’azione (da 500 metri a 4 chilometri) e controllare cosa è disponibile in zona. Poi privatamente, per ragioni di privacy, avviene il contatto. A quel punto “helper” e “finder” si danno un appuntamento per lo scambio, questa volta di persona e, se vogliono, possono recensire il contatto con una serie di feedback: commentarne la puntualità, l’affidabilità. E  –  perché no?  –  si può anche diventare amici “perché per una volta la tecnologia non serve a isolare, ma per creare relazioni tra le persone” raccontano i ragazzi.

“È un’idea anti spreco che nasce per il cibo, ma che è già predisposta per altre categorie di prodotti sui quali l’idea dello scambio è già più comune e diffusa  –  spiega Paolo Pagliazzo, che alla formazione ingegneristica ha aggiunto una vocazione ambientale  –  Solo in Germania esiste da qualche mese un servizio simile al nostro, perché il food sharing è spesso trascurato. Speriamo invece che prenda per contrastare lo spreco domestico”. Nextdoorhelp ha ottenuto il plauso di Slow Food, l’associazione fondata da Carlo Petrini, che da anni è impegnata in una campagna contro lo spreco di cibo. “È anche grazie a questa collaborazione  –  prosegue Paolo  –  che contiamo di passare dai cinquanta iscritti attuali, soprattutto amici nostri, coinvolti con il passaparola, a un migliaio di utenti entro sei mesi”.

 

Fonte: La Repubblica on line

Redazione: Polo cittadino della Salute

  • martedì, 24 Dicembre 2013