La Salute a Torino

Profitto, creatività e impegno civile. Ecco il mondo dell’agricoltura sociale

La Consulta per le persone in difficoltà ha dedicato il suo tradizionale evento al mondo dell’agricoltura sociale piemontese, che secondo i dati di Coldiretti impiega almeno mille persone (l’1% di tutto il settore) tra disabili e soggetti fragili.C’è l’Albergo etico di Asti, che è riuscito a incrementare la vendita delle uova confezionandole dentro un giornale appositamente prodotto da un gruppo di ragazzi down. Ci sono i vivai Gariglio, dove rifugiati politici e ragazzi con problemi psichici coltivano ortaggi e prodotti da giardino. E c’è la Cascina di Francia, a Moncrivello (Vercelli) che, impiegando rifugiati e ragazzi con disagi di vario genere, è addirittura riuscita ad allargare il fatturato, passando da uno a centocinquanta clienti. Nonostante se ne parli ancora poco, il mondo dell’agricoltura sociale in Piemonte sembra godere di ottima salute: stando ai dati di Coldiretti, sarebbero più di mille i soggetti ‘fragili’ inseriti nelle aziende agricole locali, ovvero l’un per cento (a livello regionale) di uno dei pochi settori che in Italia vanno avanti senza timore di crisi.

Per questo, la Consulta per le persone in difficoltà (che in questi giorni festeggia il suo 25esimo compleanno) ha voluto dedicargli il tradizionale evento organizzato ogni anno in occasione della  Giornata internazionale delle persone con disabilità, in un convegno dal titolo  “Costruttori di futuro. Disabilità, agricoltura sociale, impresa: coproduzione di cibo civile”. “Oggi – spiega Gianni Ferrero, direttore Cpd – si tira in ballo molto spesso il concetto di ‘responsabilità sociale’; ma credo che mai come nel caso dell’agricoltura questa idea sia appropriata. Quando si parla di agricoltura, si parla di produrre il cibo che mettiamo nel nostro corpo: esiste forse una responsabilità maggiore di questa? Per questo motivo, crediamo che queste aziende siano naturalmente predisposte a lavorare con i disabili e con i soggetti più deboli”.

E, a guardare i fatti, si direbbe soprattutto che siano capaci di farlo con profitto e con una certa dose di creatività. Alla Cascina di Francia, ad esempio, hanno messo a punto l’Ortoterapia, una variante della Pet therapy che mette piante e ortaggi al posto degli animali. “L’idea – spiega Carola Ghivarello, responsabile dell’azienda – è esattamente la stessa: si tratta comunque di prendersi cura di qualcosa di vivo, che ha bisogno di attenzioni costanti. In questo modo si crea un rapporto di dipendenza estremamente positivo: l’amore che queste persona sviluppano verso l’orto e le piante, con il tempo viene rivolto verso loro stesse. I ragazzi, poi, mangiano, dormono e lavorano con noi, sperimentando così un nuovo modo di vivere. L’anno scorso abbiamo ospitato una ragazza con dei seri problemi alimentari, che ha compiuto un percorso molto positivo. In questo momento abbiamo un rifugiato africano e stiamo cercando di inserire un ragazzo italiano che per una serie di problemi non è mai riuscito a trovare lavoro”.

Quelli dell’albergo etico di Asti – un network di imprese alimentari e turistiche che si occupa di formare e impiegare ragazzi affetti dalla sindrome di down – hanno voluto cimentarsi, invece, in un esperimento: “abbiamo fatto un piccolo test nella vendita delle uova della Cascina Durando,una delle aziende che lavorano con noi” spiega divertito Andrea Cerrato, presidente dell’organizzazione e assessore al Turismo del Comune di Asti”. “A fianco alle uova confezionate nei moderni cartoni, abbiamo iniziato a incartarne altre con i fogli di giornale, come si faceva una volta. Per farlo, abbiamo iniziato anche a stampare un bimestrale, L’uovo quotidiano, che è diventato un po’ il nostro organo informativo: oltre a editoriali e articoli, vi sono segnalate le nostre varie iniziative. Quasi subito, le uova confezionate in questo modo hanno iniziato ad andare a ruba, tanto che alle fine abbiamo aumentato parecchio le vendite”.

Un mondo che sembra crescere bene, quindi, in barba all’esclusione dalla Legge 68/99, che concede sgravi fiscali alle aziende che impiegano personale con disabilità; legge che, negli ultimi tempi, è stata spesso accusata di fomentare una logica assistenzialista che sembra del tutto aliena al microcosmo virtuoso dell’agricoltura sociale. Almeno a sentire Cerrato, che tra gli obiettivi della sua organizzazione elenca con convinzione quello di “creare profitto, oltre a posti di lavoro”. “In molti – precisa – sbarrano gli occhi di fronte a simili affermazioni; ma per inserire stabilmente un ragazzo disabile nel mondo del lavoro, bisogna fare in modo che diventi una ricchezza per l’azienda che lo impiegherà. E che tra le altre cose, dunque, contribuisca a creare profitto”.

A corroborare la tesi è Michele Mellano, direttore provinciale di Coldiretti. Che spiega come, in parte, è anche merito dell’agricoltura sociale se  “il nostro settore, pur partendo da numeri bassi, è forse l’unico che, oltre a registrare un aumento di occupati, presenta una domanda  sempre maggiore di manodopera”. “In Piemonte – conclude – l’agricoltura sociale sta raggiungendo uno stato di eccellenza proprio perché  riesce ad armonizzarsi con il resto del settore. I soggetti che lavorano al suo interno, infatti, vengono opportunamente formati e possono andare a soddisfare quel fabbisogno. In questo modo, oltre ad alleviare un disagio, si produce reddito e si creano nuovi posti di lavoro”.

 

Fonte: Redattore Sociale on line

Redazione: Polo cittadino della Salute

  • lunedì, 9 Dicembre 2013