La Salute a Torino

Fare una spesa sostenibile

Un prodotto non vale l’altro, si sa. A caratterizzarlo però non sono solo il prezzo, la qualità o i fattori nutrizionali ma anche il suo impatto ambientale. spesa sostenibileOgni volta che facciamo la spesa infatti dovremmo considerare che ciascuno dei nostri acquisti ha seguito un processo che ha richiesto consumo di risorse ed energia ed ha generato l’emissione di gas inquinanti. Le possibilità per essere più sostenibili anche in quest’ambito sono molte. “È evidente che il trasporto delle merci incide – spiega Eva Alessi, responsabile sostenibilità di WWF Italia – Quindi bisognerebbe sempre verificare da dove viene il prodotto che stiamo per mettere nel carrello, scartando quelli che hanno attraversato mezza Europa, o addirittura il pianeta, per arrivare fino a noi.” Un invito ad un embargo alimentare? No, semplicemente uno stimolo ad essere più consapevoli dell’impronta che lasciamo.

Come nella scelta di frutta e verdura che dovrebbero essere acquistate in base alla stagione, perché il mantenimento della temperatura nelle serre richiede energia e come per carne e derivati del latte, che andrebbero limitati dal momento che l’allevamento degli animali incide notevolmente sulle emissioni di gas serra. “Sarebbero da evitare i surgelati e i cibi preconfezionati, come ad esempio le verdure in busta – aggiunge Eva Alessi – a causa del processo necessario a realizzarli e conservarli. Inoltre bisognerebbe favorire i prodotti sfusi e alla spina, per ridurre al massimo non solo il packaging delle singole merci ma anche gli imballaggi usati per trasportarli.” E per abbattere le emissioni legate al nostro consumo di acqua? È sufficiente indossare delle comode ciabatte e raggiungere il rubinetto di casa più vicino.

Del resto, il ragionamento per comprendere quante emissioni sono contenute nel nostro carrello della spesa non è sempre semplice. Anzi per effettuare la stima in modo esatto servono calcoli complessi che tengano in considerazione tutto il ciclo di vita di un bene: dalla fase di produzione o estrazione dei materiali che lo compongono, all’elaborazione, alla distruzione del prodotto finito, all’impiego che ne viene fatto fino allo smaltimento. Non potendo avere quindi un’idea così precisa quando ci troviamo di fronte agli scaffali del supermercato, possiamo comunque cercare di individuare le informazioni principali. A questo proposito possono tornare molto comodi ad esempio link come questi, http://www.improntawwf.it/carrello/ e http://www.e-coop.it/spesa-all-impronta, rispettivamente di WWF e di COOP, che danno l’opportunità di fare delle simulazioni. È possibile così capire la differenza, in termini di emissioni, tra una birra italiana ed una che viene dall’estero, oppure l’incidenza che hanno la carne o le uova. Il mercato in quest’ambito è comunque in evoluzione. Ci sono già in circolazione infatti etichette che rivelano per alcuni prodotti i gas climalteranti emessi.

 

Fonte: La Stampa on line

Redazione: Polo cittadino della Salute

  • venerdì, 29 Novembre 2013