La Salute a Torino

Ospedali, i promossi e i bocciati

“Basta passaparola. È nato il sito per scoprire qual è il luogo migliore dove curarsi”.
Una volta ci si affidava al passaparola per trovare la struttura migliore (se possibile) dove curare una fastidiosa bronchite dottoreoppure il dolorosissimo mal di testa che non si interrompe da mesi. Oggi, invece, è Internet che dà i voti alle prestazioni mediche degli ospedali italiani. Per individuare i promossi e i bocciati, suddivisi per problema di salute, regione e provincia, ora è sufficiente una serie di clic sul sito «Dove e come mi curo» (www.doveecomemicuro.it ). Il risultato è «disco verde» se l’ospedale è allineato agli standard nazionali, «giallo» se i parametri della struttura sono simili a quelli di tutte le altre oppure «semaforo rosso» se non sono vengono raggiunti i livelli delle performances medie nazionali. Un linguaggio semplice per un progetto molto serio, realizzato da un pool di esperti coordinato da Walter Ricciardi, direttore del dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma.

Che cosa ne viene fuori? Per la cura degli ictus, per esempio, l’ospedale migliore al quale rivolgersi è l’Istituto delle scienze neurologiche di Bologna, che spicca per l’alta qualità e la sicurezza delle cure prestate, considerato il basso numero di decessi a 30 giorni dal ricovero e le poche riammissioni ospedaliere dopo le dimissioni. Se la patologia, invece, è il tumore al fegato, ai vertici della classifica ci sono il Policlinico Gemelli di Roma, l’Istituto Tumori Irccs di Milano e gli Ospedali riuniti di Bergamo. Ancora: il parto. Prendendo in esame i volumi delle nascite e il numero dei tagli cesarei, le strutture italiane migliori sono l’ospedale Sant’Anna di Torino, gli Ospedali riuniti di Bergamo e il Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna.

Ma si tratta soltanto di alcuni esempi. Le patologie prese in considerazione sono, al momento, una trentina, tra cui anche numerosi tipi di tumori: non soltanto il fegato, ma anche polmone, mammella, apparato riproduttivo, sistema nervoso e altri ancora. Il sito mappa un totale di 1233 strutture, disseminate da Nord a Sud. Ci sono ospedali, case di cura accreditate e presidi ospedalieri, la cui performance è valutata attraverso 50 indicatori-chiave. Ecco come si presenta il progetto. Che vuole essere un esempio di «public reporting», sulla scia di quanto già accade in tanti Paesi stranieri. «L’obiettivo non è stilare una classifica e, soprattutto, non vogliamo che il sito passi come una “guida Michelin” della Sanità. Anche perché in quel caso i criteri considerati sono soggettivi, mentre in questo caso ci affidiamo a parametri universalmente condivisi», premette Ricciardi. Che aggiunge: «Il senso della nostra iniziativa, piuttosto, è aiutare gli italiani a individuare il luogo migliore dove curarsi in base alla propria problematica. Un’operazione trasparenza che è stata richiesta dall’Unione Europea ai Paesi membri già due anni fa».

Il riferimento è alla direttiva comunitaria 24 del 2011 sull’«applicazione dei diritti dei pazienti relativi all’assistenza sanitaria transfrontaliera». Che stabilisce che ogni cittadino dell’Unione può decidere di ricevere assistenza in ciascuno dei 28 Paesi dell’Ue. «Alla luce di ciò – prosegue Ricciardi – è importante che i pazienti abbiano tutti gli strumenti per poter scegliere consapevolmente a quale ospedale o casa di riposo affidarsi. Da qui, due anni fa, è nata l’idea di realizzare un database in italiano e completamente gratuito di “public reporting”, un sistema nato già una ventina di anni fa negli Stati Uniti, che poi si è diffuso anche in Europa, ma che nel nostro Paese ancora non esisteva».

I valori degli indicatori delle strutture sanitarie esaminate sono stati confrontati con il dato italiano di riferimento (il «benchmark nazionale») e con i valori di riferimento riconosciuti e validati dalla comunità scientifica internazionale (il cosiddetto «standard internazionale»). Ogni indicatore è stato valutato in base a efficacia, sicurezza, competenza e appropriatezza, tutti criteri misurati attraverso l’elaborazione dei migliori dati ufficiali a disposizione. A oggi – spiegano gli ideatori – è stato possibile includere soltanto alcune «problematiche», per le quali erano disponibili dati e informazioni pubbliche, ma ora la speranza è di riuscire ad ampliare il progetto. Che sembra già aver conquistato gli internauti: soltanto nei primi due giorni gli accessi al sito sono stati quasi 80 mila.

 

Fonte: La Stampa on line

Redazione: Polo cittadino della Salute

  • mercoledì, 27 Novembre 2013